Nuova ondata di caldo, cosa sono i rifugi climatici, dove trovarli e perché sono importanti

Sono luoghi freschi, sicuri, accessibili a tutti, dove trovare riparo contro le temperature in aumento. Dopo Barcellona, anche l'Italia segue l'esempio

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Dopo qualche giorno di tregua è già tempo di tornare a fare i conti con le alte temperature, che nel prossimo fine settimane causeranno una nuova ondata di calore. In Portogallo e Spagna, i primi due Paesi europei che saranno interessati dal caldo record, si prevede che si potranno raggiungere i 43 gradi, mentre in Italia la colonnina di mercurio farà segnare i 40 gradi. Da qui l’appello a evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, specie per i più fragili come anziani e bambini. Ma cresce anche l’esigenza di implementare le infrastrutture che, specie nelle grandi città, permettono di rinfrescarsi o almeno trovare riparo dal calore. Sono i cosiddetti “rifugi climatici”, di cui alcune Amministrazioni si sono già dotate.

Cosa sono i rifugi climatici

Di fronte ai cambiamenti climatici, che lasciano prevedere che le temperature medie tenderanno a continuare ad essere in genere superiori ai valori di riferimento degli anni passati, sta aumentando l’esigenza di fornire servizi di “ristoro” alla popolazione, specie in estate. Un esempio sono proprio i rifugi climatici, ossia spazi pubblici come parchi, aree verdi, biblioteche, centri civici, che assumono una nuova veste e diventano punti di riferimento per chi è in cerca di un luogo più fresco, specie nelle città medie e grandi. Per la prima volta anche in Italia stanno aumentando e, soprattutto, le Amministrazioni hanno in molti casi iniziato a mappare questi spazi, per poi divulgare le informazioni su come usufruirne.

Le indicazioni del ministero della Salute contro le isole di calore

Il problema, infatti, si fa sentire particolarmente nelle metropoli, dove in alcuni quartieri esistono delle vere e proprie “isole di calore”: zone dove la cementificazione e la scarsità di zone verdi fanno salire ulteriormente le temperature, con differenze anche di 4/5 gradi rispetto ad altre aree cittadine. Come specificato da Adnkronos, in riferimento alle linee guida del ministero della Salute già recepite da alcune Regioni, i rifugi climatici “devono garantire temperatura interna controllata, accesso all’acqua, sedute, servizi igienici e una permanenza senza limiti temporali durante l’attivazione dell’allerta. Biblioteche pubbliche, centri anziani climatizzati, musei, sale civiche, a volte anche centri commerciali o parchi con ombra e fontanelle, se attrezzati”. Un’altra caratteristica è che le aree verdi devono avere un’ombreggiatura che copra almeno il 70% della superficie.

Perché creare spazi di ristoro

Creare una rete di rifugi climatici a disposizione della cittadinanza è un’esigenza che nasce da motivi sanitari: le ondate di calore, infatti, possono aggravare le condizioni di salute di alcune fasce di popolazione, come gli ultrasettantacinquenni, le persone senza fissa dimora, i pazienti cardiopatici, ecc., con un alleggerimento della pressione sui pronto soccorso che invece si era già registrata in occasione dei primi giorni di caldo record estivi. La conferma dell’importanza di luoghi più “freschi” in cui rifugiarsi durante le giornate da bollino arancione o rosso arriva dai dati del sistema Heat-Health Watch: in presenza di un allarme di livello 3 i decessi giornalieri degli anziani possono arrivare a triplicare.

L’esempio di Barcellona

Una delle città capofila nel progetto dei refugis climàtics è Barcellona, dove ne sono stati attivati oltre 400. Nella città catalana, infatti, il progetto è partito nel 2019. Nell’arco di 7 anni oggi i cittadini possono trovare un luogo sicuro a distanza ravvicinata, in pressoché ogni zona della città ed entro il 2030 si conta di poter disporre di uno spazio “anti caldo” nel raggio di 5 minuti a piedi da parte di chiunque. A partire dall’esempio virtuoso di Barcellona, però, anche altre realtà si sono dotate di piani analoghi, anche in Italia, dove oggi esiste una vera e propria mappa dei rifugi climatici.

La mappa dei rifugi climatici

Tra le città che spiccano per aver creato soluzioni analoghe ci sono Milano, Bologna, Firenze e Torino, ossia tra i centri nei quali si sono anche registrate le temperature più elevate dell’inizio dell’estate 2026. Ma non sono da meno neppure Roma e Napoli. Nello specifico, a Bologna ha diffuso la mappa dei rifugi, in tutto 24 spazi pubblici gratuiti e accessibili a tutti (anche ai diversamente abili), dotati di aria condizionata, possibilità di sedersi gratuitamente, servizi igienici e disponibilità di acqua potabile. Ad ampliare l’offerta ci sono anche le piscine comunali, i portici che possano offrire riparo dal sole, oltre che informazioni sulle allerte climatiche. A Torino, dove il caldo ha causato nei giorni scorsi un blackout, è sorto il progetto Driving Urban Transitions MAINCODE “Mainstreaming nature to co-design urban climate shelters in schoolyards” (2025-2027), coordinato dal Politecnico di Torino, con Torino Urban Lab e la Città di Torino per trasformare i cortili scolastici in rifugi climatici. Alcuni centri climatizzati, intanto, sono aperti tutta l’estate, ma in certi casi è previsto un ticket d’ingresso. A Milano, nonostante manchi una lista ufficiale, il Comune gestisce “case dell’acqua”, sale climatizzate per anziani e centri di quartiere che di fatto possono essere già considerati rifugi. A Napoli, invece, è stata Cleanap a mettere a punto una mappa di 28 luoghi freschi, che comprende giardini pubblici e strade alberate. Mentre Roma si sta dotando di uno strumento analogo, a Firenze sono già 44 i rifugi climatici censiti – 37 giardini ombreggiati e 7 biblioteche – con accesso libero e geolocalizzazione. Se la frammentazione rimane una caratteristica italiana, anche all’estero esiste una certa eterogeneità. A New York, ad esempio, il Dipartimento della Salute annualmente l’elenco dei cosiddetti cooling centers, i centri climatizzati attivati in base al rischio per fasce di popolazione vulnerabili.