Napoli, quanto ne sai?

Quanto ne sai di Napoli? Le curiosità e i segreti della città, dalla pizzeria più antica al miracolo laico di San Gennaro.

“Napule è mille culure”, cantava Pino Daniele ed è impossibile non dargli ragione perché per conoscere Napoli non basta una vita intera. Una città calda, che ti abbraccia, ti conquista e ti fa innamorare, con mille sfumature che accarezzano l’anima e riempiono il cuore. Ciò che ha da offrire lo scopri solo vivendola, respirando la sua aria che sa di mare, sorseggiando un caffè e passeggiando fra le sue vie intrise di storia. Dalle tradizioni più antiche, ai piccoli segreti, sino ai piatti tipici e alle leggende: quanto ne sai davvero di Napoli? Le curiosità che (forse) nessuno ti ha mai raccontato.

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Qual è la pizzeria più antica di Napoli?

Soffice e fragrante, con il cornicione ripieno e preparata con ingredienti tanto semplici quanto gustosi: Napoli è la patria della pizza. In ogni angolo della città, dal centro alla periferia, camminando per strada si avverte il profumo inconfondibile della pasta cotta nel forno a legna. Non è un caso dunque, che proprio a Napoli si possa trovare la pizzeria più antica al mondo. Si tratta dell’Antica Pizzeria Port’Alba, situata nel centro storico, vicino a Piazza Dante. Fondata nel 1738, inizialmente era un piccolo locale in cui si preparavano le pizze che venivano poi vendute da alcuni ambulanti in giro per la città. All’epoca il sistema veniva denominato “pizza a otto”, perché i venditori consentivano ai clienti un pagamento dilazionato: i soldi si potevano versare otto giorno dopo averla mangiata. In seguito la vendita ambulante di generi alimentari venne vietata sulla strada di Port’Alba perché ostruiva il passaggio di carrozze e pedoni. Così nel 1830, il locale divenne una vera e propria pizzeria, accogliendo clienti illustri come Gabriele D’Annunzio o Benedetto Croce.

Cos’è il miracolo laico di San Gennaro (che arrestò la lava del Vesuvio)?

Il 16 dicembre di ogni anno si compie il famoso “miracolo laico” di San Gennaro. Un evento che tiene tutta la popolazione di Napoli con il fiato sospeso in attesa di scoprire se il sangue del patrono della città si scioglierà oppure no. Un avvenimento prodigioso che si ripete sin dal 16 dicembre del 1631. In quella data una violenta eruzione del Vesuvio stava rischiando di radere al suolo Napoli. La lava ormai era arrivata alle porte della città, pronta a non lasciare scampo a nessuno. I napoletani dunque decisero di appellarsi a San Gennaro, portando in processione il busto del Santo Protettore e le ampolle contenenti il sangue al ponte dei Granili (oggi ponte della Maddalena). Il sangue improvvisamente si sciolse e il magma frenò la sua corsa: Napoli era salva. Da quel momento ogni anno si iniziò a celebrare il prodigio compito da San Gennaro, con una celebrazione che si tiene nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, un luogo intimo e che appartiene al popolo di Napoli.

Chi è O’ Munaciello?

O’ Munaciello è una figura leggendaria legata alla città di Napoli. Questo personaggio, secondo molti, sarebbe realmente esistito. Era il 1445 quando Caterina Frezza, la figlia di un ricco e importante mercante di stoffe, si innamorò di Stefano Mariconda, un povero garzone. Un amore impossibile, fatto di incontri notturni e segreti. Di notte infatti Stefano raggiungeva la stanza di Caterina, camminando sui tetti di Napoli. Una sera però venne spinto nel vuoto e morì. La ragazza, rimasta incinta, venne rinchiusa in un convento dove partorì un neonato deforme. La donna iniziò a vestirlo con il saio dei frati domenicani e tutti cominciarono a chiamarlo Lu Munaciello. Anni dopo morì misteriosamente e da quel momento in tanti affermarono di averlo visto comparire fra le strade della città, forse in cerca di vendetta dopo una vita così difficile e sfortunata.

Quanti teatri ci sono a Napoli?

Fra i numerosi primati di Napoli c’è quello di essere la città con più teatri in tutta Italia. Il capoluogo campano ne custodisce circa 32. Il più famoso è il San Carlo, antichissimo teatro dell’Opera che ha ospitato grandi artisti e venne costruito nel lontano 1737 su ordine dei Borbone.  Troviamo poi il Teatro Bellini, gestito dalla famiglia del noto regista Tato Russo e il luogo in cui andò in scena per la prima volta la Carmen di Bizet. Un detto napoletano recita: “‘O San Carlo p’ ‘a grandezza, ‘o Bellini p’ ‘a bbellezza”. Il viaggio continua con il Teatro Mercadante, in cui Eduardo Scarpetta recitò le sue commedie, entrando nella storia, e il Teatro San Ferdinando, luogo del cuore di Eduardo De Filippo. Da non perdere anche il Teatro Augusteo che ha ospitato attori e comici che hanno conquistato con la loro comicità, come Alessandro Siani, ma anche artisti come Pino Daniele.

Cos’è il caffè sospeso?

Il caffè che si beve a Napoli è unico al mondo, in tutti i sensi. Spesso infatti entrando in un bar è possibile sentire un cliente chiedere due caffè: “Uno subito e uno sospeso”. Si tratta di un’antica usanza che racconta il buon cuore e la generosità dei napoletani. Semplicemente il cliente pagherà due caffè: uno da bere, mentre l’altro rimarrà “in sospeso” per la prossima persona che arriverà e non potrà pagarlo. In questo modo gli verrà “offerto”. Perché a Napoli il caffè è qualcosa di sacro e non si può negare a nessuno!

Dove si trova la sedia della fertilità?

Napoli nasconde angoli e luoghi davvero magici, fra storia e leggenda. Fra questi c’è la sedia della fertilità, situata nei Quartieri Spagnoli in Vico Tre Re a Toledo 13. Si tratta di una seduta all’interno di un santuario dedicato a Santa Maria Francesca delle cinque piaghe di Gesù Cristo, considerata la prima donna canonizzata dell’Italia Meridionale. Qui si recano le donne che vogliono avere un figlio e desiderano chiedere l’intercessione della Santa. Il percorso sino alla sedia si può compiere ogni 6 del mese ed è costellato da ex voto, fiori, coccarde rosa e azzurre per ringraziare per la grazia ricevuta.

Qual è il dolce che lega Napoli con la Francia e la Polonia?

Semplice il babà! Capolavoro dell’arte culinaria napoletana, questo dolce vanta origini piuttosto particolari. Imbevuto di rum, soffice e super goloso, è una vera delizia per il palato. Pochi sanno che, prima di approdare a Napoli, una ricetta primordiale del babà venne ideata da Stanislao Leszczyński, re polacco in esilio in Francia che aggiunse dello sciroppo di rum al kugelhopf, un dolce tipico che considerava troppo asciutto. Decise di chiamare la sua creazione Ali Babà, in onore dell’indimenticabile protagonista de Le Mille e Una Notte. Il dolce sbarcò poi a Versailles, portato da sua figlia Maria, moglie del re di Francia Luigi XV. La ricetta venne modificata, togliendo zafferano e canditi. Il babà, con la sua forma a cupola rigonfia, approdò poi a Napoli grazie alla regina, diventando subito un capolavoro dello street food.

Perché Castel Dell’Ovo si chiama così?

Castel Dell’Ovo è fra i simboli di Napoli. Un luogo affascinante e ricco di storia, legato a un’antica leggenda. Secondo la tradizione il nome di questo maniero deriva da un uovo che il poeta Virgilio avrebbe nascosto nei suoi sotterranei all’interno di una gabbia. La leggenda racconta che nel mare di Napoli, tanto tempo fa, vivevano delle sirene per metà donne e per metà uccello. La sirena Partenope e le sue sorelle, dopo aver fallito nel tentativo di incantare Ulisse e il suo equipaggio, si abbandonarono alle onde. La bella Partenope rimase imprigionata fra gli scogli di Megaride e in quel luogo morì. Prima di spirare però depose un uovo. Il poeta Virgilio, conosciuto anche per essere un grande mago, lo raccolse e decise di nasconderlo nel castello. Se non si fosse rotto avrebbe protetto la città e il maniero da ogni calamità. In caso contrario su Napoli si sarebbero scatenate numerose sciagure.

In collaborazione con Pasta Garofalo e l’Associazione Sii Turista Della Tua Città

 

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