Il femminismo di Emma Watson, nato quando si sentiva un oggetto sessuale

Spogliarsi del personaggio di Hermione, e non solo in senso simbolico, ha imposto delle scelte criticabili alla nostra Emma Watson. Accantonare la notorietà personale abbinata a un successo planetario come quello di Harry Potter ha significato e significa tutt’oggi emanciparsi da stereotipi con cui, la giovane Emma, ha dovuto misurarsi.

"Ho deciso che ero una femminista quando a 14 anni alcuni organi di stampa hanno iniziato a dipingermi come un oggetto sessuale. Quando a 15 anni alcune mie amiche hanno abbandonato gli sport che praticavano perché non volevano apparire “muscolose”. Quando a 18 anni ai miei amici maschi non era permesso mostrare i propri sentimenti", ha detto Emma al Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite.

Perché oggi, dell’eroina del maghetto rimane la fermezza, la determinazione. E la consapevolezza che ritroviamo nel discorso pronunciato dall’attrice in qualità di Goodwill Ambassador per Un Women, l’agenzia delle Nazioni Unite che lotta contro la disparità di genere.

Figuratevelo, la dolce Hermione che pronuncia frasi di una potenza tale da rendere quella figura un pretesto per parlare delle conseguenze della notorietà sul proprio corpo, sull’immagine di sé, sulla privacy violata.

Emma è uno dei volti della campagna #HeforShe. Un ruolo che le aderisce perfettamente: "Non si parla abbastanza di quanto gli uomini siano intrappolati negli stereotipi. Ma quando riescono a liberarsene poi le cose cambiano anche per le donne, come naturale conseguenza". Si sente responsabilizzata e colpita, considerando la mole di vicende personali investite. Non è una dichiarazioni di principio la sua: anche Emma aveva salvato sul suo cloud materiale personale finendo sotto attacco.

"Io voglio  uomini che accettino questa sfida. Così le loro figlie, sorelle e madri potranno essere libere da pregiudizi, ma anche i loro stessi figli avranno il permesso di sentirsi vulnerabili e recuperare quelle parti di sé che hanno abbandonato ritornando così ad essere completi", ha affermato in un passaggio.

Nell’era più progressista dello showbiz, l’attrice britannica rivendica così una parità incondizionata, che in un contesto vario come quello americano, non tarderà a suscitare polemiche: "Se gli uomini non devono essere aggressivi per poter essere accettati, le donne non si sentano in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono controllare, le donne non dovranno essere controllate".

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