Perché non resto incinta?

Chiedere aiuto si può: quando e come chiedere un consiglio se la gravidanza tarda ad arrivare

La ricerca di una gravidanza può non essere un percorso lineare. Quando un figlio si fa attendere, la coppia rischia di entrare in un circolo di attese e delusioni. A questo si aggiunge l’invasione nella sfera personale e intima di elementi esterni che possono creare altre barriere.

Per affrontare questa esperienza è possibile farsi aiutare: il primo passo è aprirsi, e parlarne con chi ci è vicino, oppure rivolgendosi ad associazioni e centri d’ascolto, perché la solitudine in cui rischiano di chiudersi i partner sia soltanto un brutto ricordo. Di vitale importanza non aspettare troppo, prima la coppia chiede aiuto e maggiori sono le possibilità che riesca ad avere un figlio.

La Dottoressa Sebastiana Pappalardo, genetista e presidente dell’Associazione Fertilità Onlus, risponde ad alcune domande sull’approccio ai centri d’ascolto.

L’uomo e la donna davanti alle prime delusioni nel concepimento affrontano queste difficoltà nello stesso modo?
No. Lo vivono in modo diverso, la donna sembra più fragile, ma reagisce meglio alle difficoltà. L’uomo lo vive in secondo piano subendo lo stress di chi non può partecipare attivamente. Questo la nostra associazione lo verifica quotidianamente.

La vita di coppia corre dei rischi?
Inizialmente il problema può unire, ma se l’infertilità si prolunga nel tempo può cambiare l’equilibrio della coppia e creare un notevole disturbo.

E l’attività sessuale?
Anche l’attività sessuale risente del problema che si sta vivendo, viene a mancare la spontaneità e il rapporto sessuale è vissuto in funzione della procreazione, quasi come fosse medicalizzato. Anche in questo l’Associazione Fertilità, attraverso i suoi consulenti sessuologi ha potuto verificare, studiare e analizzare il problema per essere di massimo aiuto a tutte le problematiche che si possono verificare e cercare di risolverle.

Si parla spesso dello “stress” come causa che impedisce a coppie sane di non concepire. Quanto c’è di vero in questo?
Indubbiamente psiche e corpo viaggiano assieme. Lo stress può essere implicato fortemente nella incapacità riproduttiva tanto che esiste circa il 15% di casi di infertilità inspiegata per la quale, facendo tutte le indagini, non si riscontra una causa fisica. L’associazione sta portando avanti un progetto di ricerca proprio su questo tema, che sino ad ora non è stato particolarmente affrontato.

Se sono riscontrati problemi non fisiologici, quanto conta l’atteggiamento di entrambi i partner per l’esito positivo della gravidanza?
Conta molto. Le coppie che accettano un aiuto psicologico nell’attesa di una gravidanza, che tarda ad arrivare, se riescono a non focalizzarsi troppo sulla difficoltà di concepimento, e vivono in modo più distaccato il problema, riescono a ottenere risultati migliori.
Un’altra ricerca dell’Associazione sta cercando di valutare l’incidenza sulla riproduzione assistita dell’atteggiamento, specialmente nella donna, con cui viene vissuto il tentativo di concepire.

Quando una coppia non riesce ad avere un figlio quale è, se esiste, un modo ideale di procedere?
Per noi come Associazione è molto evidente la necessità che le persone si rivolgano a professionisti di comprovata competenza nell’infertilità: ginecologi, andrologi, biologi , psicologi che si dedicano a questo settore specifico.

Nel momento in cui la coppia si rivolge a un centro d’aiuto, come avviene il contatto e con chi si trova a parlare?
La nostra esperienza ci indica come la coppia abbia bisogno di parlare anzitutto con persone che sappiano stare vicino, comprendere, ascoltare, ma, subito dopo, il passaggio ai consulenti esperti è obbligatorio, perché la coppia ha necessità di risolvere al più presto il problema per cui si è rivolta al centro di aiuto.

E’ opportuno rivolgersi a un medico, per una diagnosi specifica mediante esami?
E’ fondamentale rivolgersi a un medico specialista dell’infertilità senza perdere tempo, spesso vediamo coppie che hanno perso i loro anni migliori girando in posti non particolarmente specializzati e facendo esami inutili, ripetitivi e costosi. Se fossero approdati prima, presso un professionista idoneo alla loro situazione, avrebbero avuto maggiori probabilità di successo e meno stress.

Stabilito che una coppia debba rinunciare alla gravidanza, esiste un supporto adeguato che eventualmente indichi alternative?
Purtroppo non ci sono supporti adeguati o sono molto pochi. Se per alternativa si intende l’adozione o l’affido, anche in questo campo è difficile trovare un sostegno, a causa di un percorso altrettanto complesso, se non addirittura più complesso di quello della riproduzione assistita.

A livello pubblico ci sono centri d’aiuto?
No, a livello pubblico non ci sono centri d’aiuto, esistono soltanto poche associazioni di settore, sorte dalla volontà privata di chi il problema lo ha già vissuto, di dare informazioni e sostegno alle persone che si trovano a vivere la stessa situazione. Di questo ci siamo accorti da molti anni e infatti la nostra associazione di pazienti infertili e consulenti esperti è nata proprio dalla constatazione di questa realtà e dalla esigenza che ne è derivata.

Fonte: DiLei

Perché non resto incinta?