Ho detto di no e non lo farò

Si parla spesso di capricci e lo si fa per lo più in modo improprio, convinti che i bambini debbano necessariamente capire e assecondare le esigenze dei genitori e non viceversa.
I capricci, in realtà, hanno una valenza e un significato nell’universo infantile, significato e valenza che vanno tenuti in considerazione prima di affrettare etichette che potrebbero rivelarsi errate. Se da una parte, infatti, sono strumenti di comunicazione attraverso i quali i piccoli cercano di trasmettere a chi sta loro intorno un messaggio diverso, più profondo e problematico, dall’altra, sono legati alle fasi di crescita attraverso le quali i bimbi passano nel corso della loro infanzia.
È indispensabile, perciò, capire innanzitutto davanti a cosa ci si trova di fronte per cercare, poi, una soluzione che sia la più indicata per il bene del piccino, indipendentemente da quello che è il grado di fastidio e intolleranza che sul momento proviamo. Ciò vuol dire che per affrontare i capricci dei bambini non esiste una formula matematica che possa andare bene per tutti (hai fatto questo e, quindi, io farò quest’altro), ma che ogni singolo caso va considerato e analizzato a sé, poiché ogni bimbo ha i suoi tempi e le sue modalità di espressione. Comprendere cosa sta succedendo è, in ogni caso, il primo passo da compiere.

GLI ERRORI PIÙ COMUNI DI MAMMA E PAPÀ

– Pensare che i capricci siano sempre fini a se stessi intervenendo sulle conseguenze e non sulle cause.
– Mettere le proprie esigenze e aspettative davanti a quelle dei bambini.
– Lasciarsi guidare dai propri sensi di colpa e non dal bene reale dei piccoli.
– Non comprendere le diverse fasi di crescita attraverso le quali i bimbi passano cercando una formula di comportamento che vada bene sempre e indistintamente.
– Non capire che i bambini sereni difficilmente sono capricciosi e che se i capricci sono tanti e ripetitivi è segnale di qualcosa che non va.

MA I GENITORI HANNO SEMPRE TORTO?

Il compito dei genitori, lo si sa, è in assoluto il più difficile. Mamma e papà hanno il diritto di sbagliare. Ciò che conta è che, anche nell’errore, siano onesti con se stessi e con il piccolo. Se, infatti, ciò che dà fastidio del capriccio è la sua componente aggressiva è nel loro diritto rispondere all’aggressività con l’aggressività, se è questo che sentono dentro. La rabbia va lasciata esplodere (nei limiti del possibile, ovviamente) non solo per liberarsi di essa (e, quindi, per il proprio bene), ma anche per il bene del bambino che in questo modo sa perfettamente chi ha di fronte. Capire i capricci e comprendere che dietro vi si nasconde un mondo che va interpretato non significa darla sempre vinta al bimbo, ma aprire un dialogo con lui che può anche passare attraverso le urla e le sgridate.

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Ho detto di no e non lo farò