Apparecchio ai denti: a quale età e in quali casi è consigliabile metterlo

Quando è bene iniziare a portare un bambino dall'ortodontista? E in quali casi si rende necessario un apparecchio? Ecco le risposte

Può servire a raddrizzare i denti, ma anche a chiudere nella maniera corretta la mandibola o per correggere la masticazione: è l’apparecchio per i denti.

A stabilire se è necessario o meno intervenire con un dispositivo è l’ortodontista, che valuta caso per caso. Ma in genere a che età va fatto mettere ai bambini? La terapia ortodontica è molto utile durante la fase della crescita, quindi a partire dai sei anni e fino allo sviluppo compreso. Infatti, agire quando ci sono ancora i denti da latte (ovviamente non con un apparecchio) è positivo anche per intervenire su quelli definitivi.

Intanto va ricordato che utilizzare un apparecchio per i denti non serve solo per avere una dentatura dritta, ma anche per correggere tanti altri piccoli e grandi difetti. Tra questi le malocclusioni, che consistono in chiusure errate delle arcate dentali che avvengono quando c’è un rapporto sbagliato tra l’arcata superiore e quella inferiore.

Fra le tante problematiche che possono sussistere ricordiamo poi il progenismo della mandibola, che avviene quando l’osso sporge in avanti causando – nei casi più difficili – un morso “contrario”: in questo caso potrebbe essere utile intervenire anche prima dei sei anni di età. Così come per il crossbite che, invece, si verifica quando il palato è stretto e i denti dell’arcata inferiore restano all’esterno rispetto agli altri. Generalmente si può comunque programmare una prima visita intorno ai sei anni, che è l’età in cui si può iniziare a intervenire sulle varie problematiche. Si sale ai sette – nove anni per ampliare le arcate dentarie, mentre si possono aspettare anche i 12 – 13 anni per raddrizzare i denti.

Attualmente i dentisti possono proporre tante tipologie diverse di apparecchio, adatte a ogni problematica. Per allineare e raddrizzare esistono dispositivi che possono essere ancorati ai denti oppure mobili; se si deve intervenire dal punto di vista “ortopedico” servono dispositivi che vadano a lavorare sullo scheletro. Infine, per il mantenimento vengono proposte altre tipologie ancora.

Se si pensa ad un uso esclusivamente estetico e da adulti dell’apparecchio, invece, negli ultimi anni c’è chi lo propone anche per eliminare le rughe.

La regola di base è sempre quella di seguire con cura le indicazioni dell’ortodontista: siano queste relative alla fase di trattamento o a quella del mantenimento. Spesso la terapia può durare a lungo, arrivando a comprendere la maggiore età per poter avere un lavoro finito e senza il rischio di recidiva. La durata, comunque, viene stabilita dall’ortodontista che seguirà il paziente con puntuali visite di controllo.

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