“Ma è AI?” e la fatica a fidarci della realtà digitale

L'Intelligenza Artificiale sta mettendo a dura prova la credibilità di ciò che vediamo sui social

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Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

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Tra deepfake, filtri sempre più realistici e vite apparentemente perfette, distinguere ciò che è vero da ciò che è artificiale sta diventando una sfida quotidiana.
E il problema non è soltanto capire se un’immagine è stata creata dall’Intelligenza Artificiale, ma quanto questo stia cambiando il nostro modo di interpretare la realtà.

“Ma è AI?” Quando non sappiamo più cosa sia reale

Stai scrollando TikTok e ti capita il video di una ragazza con la pelle perfetta e un fisico che rispecchia tutti i canoni estetici standard. È tutto troppo perfetto. Perciò zoomi e improvvisamente ti ritrovi a domandarti: “Ma è AI?”.
L’Intelligenza Artificiale ha fatto passi da gigante ormai, arrivando a ricreare perfettamente la nostra realtà. Così tanto, che ora realtà e digitale sembrano eguagliarsi.

Fino a qualche anno fa era più semplice individuare i contenuti fake: lo sfondo era sfocato, le persone avevano sei dita o le situazioni rappresentate erano davvero irrealistiche. Ora la caccia all’errore è un lavoro a tempo pieno, che ci fa dubitare di ciò che abbiamo sotto gli occhi e che spesso non porta a nulla. L’AI si è sempre più raffinata e noi sempre più scettiche.
La fiducia che avevamo prima nei contenuti online è stata rimpiazzata da una verifica costante. Ora non basta più dire “L’ho visto in un video”, poiché quasi sicuramente ci verrebbe risposto “Magari era Intelligenza Artificiale”.
Filtri, deepfake, fake news. L’AI rischia di far apparire il falso come vero, riducendo la nostra fiducia e aumentando la sensazione di dover cercare indizi per smascherare la realtà digitale.

Deepfake e fake news: perché facciamo sempre più fatica a fidarci di internet

Le fake news sono sempre state facili da creare: bastava scrivere un testo convincente per diffondere una notizia falsa.
Con i video e gli audio falsi creati artificialmente, è difficile avere una prova visiva e sonora della realtà. Non essendo più prove certe, quindi, ci crolla la base di una realtà condivisa. Eravamo abituate a considerare vere la maggior parte di foto e video che circolavano online, ma ora le certezze vacillano.

I deepfake estremamente realistici mettono a dura prova le nostre capacità investigative di scovare l’errore dell’AI. Oltre a ciò, sono responsabili di cyberbullismo e violazione della privacy a volte: grazie all’Intelligenza Artificiale si combinano immagini reali con altre artificiali, dando vita a fake news, disinformazione o truffe.
Inoltre, gli strumenti di AI generativa sono sempre più accessibili: creare un contenuto artificiale non richiede necessariamente competenze tecniche particolari. Il risultato? Il dubbio entra nella nostra quotidianità digitale e ogni contenuto diventa potenzialmente qualcosa da verificare. Non significa che tutto ciò che vediamo sia falso, ma che riconoscere ciò che è autentico richiede più attenzione di prima.

I meme legati all’Intelligenza Artificiale

L’AI ci lascia scettiche, ma anche meravigliate dalle sue capacità di replicare la realtà. la nostra debolezza è non poterci fidare dei contenuti online ed essere costrette a cercare un indizio che ci faccia capire se ci troviamo di fronte alla realtà o alla creazione di un Intelligenza Artificiale. E quando il dubbio diventa collettivo, l’ironia è uno dei modi in cui impariamo a raccontarlo, creando delle frasi meme.

La For You Page di ognuna di noi ha quasi sicuramente uno slideshow in cui una ragazza mostra i gesti romantici del proprio fidanzato. Apri i commenti e trovi frasi come “Questa AI sta sfuggendo di mano” o “Voglio credere che sia AI” ironizzando su quanto tutto sia talmente perfetto da sembrare creato dall’Intelligenza Artificiale.
Lo stesso meccanismo funziona al contrario. Davanti a una scena assurda o a una clip talmente surreale da sembrare impossibile, qualcuno commenta: “Nemmeno l’AI riuscirebbe a replicare ciò”. Il meme gioca proprio sul confine tra reale e artificiale.
La sezione commenti, a volte, ci fa ridere quasi più del video stesso. Ma queste frasi raccontano anche qualcosa di interessante: il dubbio sull’autenticità è entrato nel nostro linguaggio quotidiano. E quando persino il fidanzato perfetto sembra un prodotto artificiale, viene spontaneo chiedersi se siamo diventate così abituate alla finzione da faticare a credere anche alle cose belle.

AI e deepfake
iStock
Sui social ci viene spontaneo controllare se i contenuti sono generati dall’AI o sono reali.

La crisi dell’autenticità sui social: filtri, bellezza e confronto

Facciamo un passo indietro. L’Intelligenza Artificiale, i filtri e le app per modificare le foto a volte vengono usati per rendere perfette le immagini da postare. L’impulso di proporre online le versione idealizzata della propria vita lo conosciamo bene.
Ma se guardassimo la situazione da un’altra prospettiva, chiedendoci perché sentiamo l’irrefrenabile bisogno di capire se un contenuto è fake o no, che risposta otterremmo?

Sui social vediamo corpi perfetti, carriere da far invidia ad Anna Wintour, fidanzati usciti da una fiaba e gruppi di amici che possono ispirare serie come Friends. Vero o no, perché vogliamo saperlo?
Ci viene mostrata una realtà forse inesistente, eppure sentiamo il bisogno di convincerci che quella vita perfetta, vista sullo schermo, non sia davvero così perfetta. L’AI generativa e i filtri hanno modificato gli standard di bellezza, proponendo versioni perfette che vorremmo raggiungere. L’autostima ne risente molto, così come il desiderio di trovare autenticità e uno spaccato di realtà. L’AI ha creato una realtà parallela, che a volte si confonde con la nostra
E allora vogliamo sapere a tutti i costi se qualcosa è fake per convincerci che la perfezione non può esistere, che possiamo stare tranquille perché non abbiamo nulla da invidiare. Il paradosso è che abbiamo iniziato a cercare prove dell’imperfezione per sentirci più vicine alla realtà. Ma anche l’imperfezione può essere costruita, filtrata e trasformata in un’estetica. Non sempre, quindi, basta individuare un dettaglio fuori posto per capire se stiamo guardando qualcosa di autentico.

E quindi, a cosa possiamo credere?

Forse non possiamo più affidarci soltanto ai nostri occhi, ma questo non significa dover dubitare di tutto. Possiamo imparare a verificare le fonti, cercare conferme e chiederci chi abbia creato un contenuto e con quale intenzione, senza rinunciare al piacere di guardare i social.
La vera sfida non è smascherare ogni singola immagine generata dall’AI, ma trovare un equilibrio tra curiosità e scetticismo. Perché, in un mondo in cui il confine tra realtà e finzione diventa sempre più sottile, forse la domanda più importante non è soltanto “Ma è AI?”, ma “Perché sento il bisogno di sapere se è vero?”.