Yvonne Scio: regista e produttrice, ma “Sarò sempre Non è la Rai”

Yvonne Scio: da Non è La Rai, che nessuno voleva facesse, agli Usa, che tutti le sconsigliavano, alla nuova vita da regista sulla quale nessuno scommetteva. Perché lei ha sempre dovuto lottare, ma ce l’ha sempre fatta

Yvonne Scio, da showgirl ad attrice per i registi più grandi, dai film in America ai lavori premiati come regista e produttrice. Una che ha fatto sempre di testa sua, lottando come una leonessa nonostante l’aspetto da bambola di porcellana. Ma che per l’immaginario collettivo, per tutte noi figlie degli anni ’90, resterà sempre la bellissima capofila di Non è la Rai. “Perché in Italia, è difficile scrollarsi da dosso certe etichette”. E lei lo sa bene.

Partiamo dal presente: sei al lavoro su un nuovo progetto. Ci anticipi qualcosa?
Sono molto scaramantica, e vista le situazioni particolari legate al Covid, ancor più. Posso dirti che sto lavorando su più progetti, un documentario su una donna, una serie,  un progetto in Francia. Provo a fare tante cose, a muovermi su più fronti, perché non è detto che tutto vada in porto…

Un passo indietro ai tuoi esordi: hai cominciato giovanissima, come modella e in tv. Che ricordi hai di quegli anni, la tv era molto diversa da oggi?
Non più di tanto. Anche allora, quando ho cominciato, c’erano tanti pregiudizi su noi ragazze che ballavamo, cantavamo in tv, vestite da ragazzine, ma il pregiudizio fa un po’ parte della vita. Oggi per esempio mi propongono tanti programmi, ma non mi interessano, perché i progetti che mi offrono sono contro tutto quello che ho portato avanti in questi anni

Ho letto che hai rifiutato tanti reality
Me li hanno offerti tutti, e a tutti ho detto di no! E pensare che molti mi dicono: “Ma come, rifiuti?” In realtà penso che siano programmi che uno fa o all’inizio della propria carriera o in momenti particolari, e non è il mio caso, non mi va proprio. Io mi devo e voglio proteggere, e l’idea di stare rinchiusa in una casa, per esempio, sotto l’occhio costante delle telecamere…

Nemmeno una cosa tipo Isola dei famosi, dove devi dimostrare di saper sopravvivere al meglio?
Mi hanno offerto anche quello, ma ho il problema di avere un metabolismo accelerato: mangio tanto e a tutte le ore, e se non mangio mi sento male. Da quando ho avuto mia figlia, poi, anziché ingrassare, dimagrisco appena sono stressata. Non a caso adoravo quando ero incinta e mi vedevo morbida, con le forme così rotonde: mi sentivo bellissima. Ho bisogno e amo mangiare, bermi la mia birretta o farmi l’aperitivo, non mi privo di nulla. All’Isola dei Famosi non sopravviverei due giorni!

Nell’immaginario collettivo resti legata a un programma cult degli anni ’90, Non è la Rai. Hai sempre raccontato di avere solo ricordi belli legati a quell’esperienza, sfatando anche tanti luoghi comuni e pareri negativi
In realtà ci sono stata pochissimo, ho vissuto solo tre mesi di Non è la Rai. Pensa la potenza della tv, che ancora oggi mi lega indissolubilmente a quel programma.

Perché hai lasciato quasi subito?
Ho lasciato perché in realtà non avrei dovuto farlo, le mie agenti non volevano, ma feci di testa mia, come sempre. Pensavo fosse una occasione da cogliere, ed ebbi ragione. Ma per anni ho avuto difficoltà a lavorare, perché tutti mi identificavano solo con quel programma. Il bello e brutto della tv è che resti sempre imbrigliata in ciò che ti ha resa famosa. Comunque ho ricordi bellissimi legati a  quel periodo e forse ho anche sbagliato ad andare via così presto: visto che sono rimasta identificata in quel ruolo per anni, a quel punto potevo restarci di più! Dopo 25 anni, ancora oggi, vado a fare la spesa e mi dicono: “Ah Yvonne Sciò…quella di Non è la Rai!”

Hai lavorato con i registi più grandi: Mario Monicelli, Pupi Avati, Nanni Loy, i fratelli Taviani, Carlo Verdone…Chi ti è rimasto più nel cuore?
Carlo Verdone più di tutti. Eravamo vicino di casa, ed è stato il primo a farmi recitare al cinema, giovanissima, in “Stasera a casa di Alice”. Lui è davvero come dicono tutti, ipocondriaco: se hai qualcosa ti fa subito la diagnosi e tu dice cosa devi prenderti. È un regista ama anche un medico eccezionale, insomma (ride, ndr) …Ma soprattutto è un uomo umanamente delizioso.

E Monicelli, che ha sempre amato così tanto le donne?
Ho fatto teatro con lui per un anno ne “Le relazioni pericolose” con Laura Morante. Era bravissimo, ma ci litigai, perché mi chiamava continuamente “piccoletta” e alla fine sbottai: “Guarda che sono giovane e buona ma ho anche un bel caratterino…”. E poi non gli rivolsi più la parola. Lui se ne accorse e quando ebbi delle ottime critiche mi chiese scusa e mi fece molti complimenti. Eppure vedi, nonostante il teatri, i grandi mostri sacri, io resto comunque, sempre, Non è la Rai….

Lo dici con rammarico?
Assolutamente no, sono sincera: sono felicissima e grata di averlo fatto. Ho rimpianti in tante cose nella mia vita ma non in quello.

Ad un certo punto, nonostante la grande popolarità raggiunta in Italia, hai deciso di andare negli States. Hai mai pensato che restando qui avresti potuto proseguire con successo la tua carriera di attrice?
Vero, hai completamente ragione! Mi criticarono moltissimo ai tempi per la scelta che feci. Ma sono sempre stata un’anima libera, sotto tutti gli aspetti. Amo rischiare, provare altro. Mi rimetto sempre in discussione. Quando ho deciso di fare la regista, non mi calcolava nessuno, eppure ce lho fatta. Forse se fosti stata gestita diversamente sarei rimasta in Italia, ma allora facevo tutto d’impulso e testa mia. Con l’età impari ad ascoltare di più, quando sei molto giovane pensi sempre di aver ragione, di poter cambiare il mondo, anche per questo si fanno molti errori. Sicuramente non ho mai scelto la strada più facile. Non a caso ho cresciuto mia figlia completamente da sola. Però una cosa l’ho capito: sono una lottatrice nata. Ho sempre dovuto lottare per tutto, nella mia vita.

Che ricordi hai degli anni negli States? Che differenza c’è tra il mondo dello spettacolo in Italia e quello Usa?
Negli usa il mondo dello spettacolo, del cinema, è una industria pazzesca. Gli americani hanno molti pregiudizi di partenza, va detto: per esempio per loro le italiane sono tutte latine, così come le spagnole, le messicane. Io facevo provini per lo stesso ruolo con J Lo, nonostante fossimo fisicamente all’opposto.  Però c’è una industria strutturata e pazzesca e se tu insisti e perseveri, puoi davvero, dal nulla, diventare una star. “L’America dei sogni”, dove può capitare che il tuo vicino di casa da un giorno all’altro diventi l’attore più famoso al mondo. Però l’America è anche una durissima realtà, fatta di solitudine. Le distanze sono amplificate: per vedersi, fare qualcosa lo devi programmare con tanto anticipo. Però se riesci a resistere, e perseverare, possono succedere tate cose, può capitarti la grande occasione.

Cosa hai fatto di bello in America?
Tantissime: un video musicale che ha avuto un successo incredibile, un film con le gemelle Olsen (mia figlia impazzisce per loro, sa tutte le mie battute a memoria…) ho lavorato con David Hasselhoff, il Michael di Supercar e Mitch di Baywatch. Dovevo fare una scena importante di nudo con lui, ed ero imbarazzatissima, dovetti rifarla quattro volte: loro mi volevano completamente nuda, io volevo farla vestita. Fu un incubo, ed era la scena clou del film! Anche in quel caso partirono i pregiudizi qui in Italia: “Da Non è la Rai al sesso con Baywatch…”

Ti piacerebbe tornare a recitare, a stare davanti alla telecamera? 
Ho fatto un piccolo ruolo in Promises con Jean Reno e Pierfrancesco Favino, e ho conosciuto la regista, Amanda Sthers, una scrittrice francese pazzesca. Lì ho riscoperto la voglia di recitare. Mi piacerebbe tornare a farlo ma mi redo conto che ho perso l’allenamento. Recitare è una cosa che devi fare sempre…

E chi ti piacerebbe dirigere da regista, tra le nostre nuove leve?
Matilda De Angelis mi piace tantissimo. Poi vederla lavorare all’estero, in produzioni internazionali importanti, è incredibile. Dobbiamo esserne orgogliosi.

Hai superato gli “anta” ma sei bellissima come a 20 anni. Ci sveli qualche segreto della tua beauty routine: alimentazione, sport, cura del corpo?
Ahimè, ti deluderò: mangio davvero quello che voglio, non mi privo di nulla, come dicevo sopra. E nello sport, che amo tantissimo anche per un discorso di benessere mentale oltreché fisico, non sono regolare. Oggi per esempio mi era tornata la voglia di fare pugilato, nella palestra a Roma dove mi allenavo da ragazzina. Amo molto fare yoga e meditazione, quello sì, e quando non lo faccio ne sento la mancanza.

E questi capelli meravigliosi, che da ragazzina ti invidiavo tantissimo…
Mia figlia mi prende in giro perché lei li lava tantissimo e io no. Negli Usa sono fissate, li lavavano tutti i giorni, ma è sbagliato. Devi lavarli il giusto, non deve diventare una ossessione.

Insomma nessun trucco particolare?
L’unico che uso è un impacco per unghie e mani, d’inverno, a base di olio e limone  sbattuti insieme. Poi faccio tante maschere di argilla sul viso, uso il più possibile ingredienti naturali. Una cosa però che faccio da sempre, e che mi consigliò Ornella Muti tantissimi anni fa, è bere sempre un bicchiere di acqua calda e limone la mattina, appena svegli. E se lo diceva lei…

Yvonne Scio Rome Film Fest 2021