Tanti auguri Michelle Obama, la First Lady che ha rotto gli schemi

Michelle Obama è un'icona non solo per il suo stile, ma per la forza delle sue idee e il coraggio di essere se stessa sempre

Michelle Obama è una di quelle donne destinate a rimanere nella storia. Non solo per essere stata la prima First Lady afroamericana degli Stati Uniti, ma per quella che è e sarà la sua eredità, culturale e politica.

Terminati i suoi otto anni alla Casa Bianca, Michelle non è rimasta a guardare, anzi. Nel 2018 è uscito Becoming, la sua autobiografia, entrata subito tra i bestseller e tutt’oggi uno dei libri più venduti su Amazon. Da quel volume è nato l’omonimo documentario Netflix, che ha seguito l’ex First Lady durante alcune tappe promozionali del libro.

Recentemente ha dato vita a un podcast su Spotify in cui si mette a nudo, parlando del marito, ma anche di quelle che sono le sue sensazioni in questo assurdo periodo che stiamo vivendo.

Durante i suoi anni a Washington ha dato vita a un programma alimentare contro l’obesità, realizzando perfino un orto nel giardino della Casa Bianca. Ogni sua mossa, ogni sua parola viene ripresa dai giornali di tutto il mondo, tanto che secondo alcuni sondaggi sarebbe tra le donne più ammirate del mondo. E da donna intelligente quale è, ha capito che questo carisma non può andare sprecato.

Se pensate, però, che Michelle abbia in mente di tornare alla Casa Bianca, questa volta da Presidente, vi sbagliate: chiunque abbia letto il suo libro sa che non potrebbe accadere (anche se la speranza è l’ultima a morire). In fondo l’ex First Lady sa benissimo come essere influente per le cause che le stanno a cuore anche senza avere nessuna poltrona ufficiale sulla quale accomodarsi, perché una donna come lei non ha bisogno di chiedere il permesso. E questo lo ha avuto chiaro in mente fin da giovane. Questo non vuol dire che anche lei non abbia le sue fragilità o che abbia sempre avuto ben chiaro il suo destino e quanto forte potesse essere la sua personalità. Anzi. Il bello della Obama è proprio questo, ha saputo parlare apertamente del suo passato, dei suoi momenti di difficoltà, delle discriminazioni che ha subito in quanto donna e afroamericana. E questo l’ha resa un’icona, prima come First Lady, poi come “comune” cittadina.

Così abbiamo scoperto che negli anni dell’università a Princeton, Michelle si è sentita fuori posto, come se non meritasse di essere tra le menti più brillanti della sua generazione in uno degli atenei più prestigiosi, a causa di quella “sindrome dell’impostore” per la quale persino una come lei ha creduto in certe fasi della sua vita di essere un bluff, di non essere in realtà all’altezza di quanto le stesse accadendo. Una condizione che tante persone si trovano a vivere e non tutte riescono a disinnescare. Ma la forza di Michelle Obama è proprio questa: essere d’esempio per altre donne (e non solo) semplicemente essendo se stessa e raccontandosi.

Il suo carisma deriva dalla capacità – innata, ma sapientemente coltivata – di lanciare messaggi forti anche senza parlare. Nei suoi otto anni alla Casa Bianca è stata spesso criticata per i colori accesi degli abiti che portava, per le braccia (secondo alcuni) troppo muscolose, per il suo essere fin troppo vicino alla gente. Come se davvero questi potessero essere considerati difetti e non invece cose di cui vantarsi, manifesto di una autonomia e libertà di pensiero da cui prendere ispirazione.

Da quando ha lasciato la dimora più importante del mondo, Michelle – se possibile – ha avuto ancora più spazio o, perlomeno, più attenzione da un punto di vista critico, dove per critico non si intende il giudizio negativo, ma un ascolto e un’osservazione più attenta. L’ex First Lady è stata tra i più grandi oppositori di Donald Trump, si è spesa per la campagna elettorale di Joe Biden e per la verità, attaccando spesso il Presidente uscente degli Stati Uniti per il suo comportamento sui social, per come ha affrontato la pandemia e per come ha sottovalutato e minimizzato il razzismo dilagante nel paese.

Michelle, di pari passo, ha cercato di essere un faro per tutti coloro che la seguono o anche solo per quelli che cercavano una voce autorevole e dai principi democratici, quindi non solo per le donne o per gli afroamericani. Già nel suo libro, Becoming, aveva spiegato perfettamente certe dinamiche, come la discriminazione sia molto più subdola e radicata nella cultura e nella mentalità statunitense. Ora che la situazione si è radicalizzata e che gli estremisti di destra hanno iniziato a sentirsi legittimati anche da alcuni atteggiamenti di Trump, la Obama non ha potuto fare a meno di intervenire, lottando punto su punto, dando il suo supporto al movimento Black Lives Matters e addirittura scendendo in campo in prima persona per chiedere la chiusura dei profili social di Donald.

Che dire poi della sua capacità di abbattere gli stereotipi, di imporsi come donna e come madre, prima e dopo la presidenza di Barack Obama. Quando durante la campagna elettorale di suo marito si impose di limitare l’assenza da casa a due soli giorni a settimana, in modo da poter coniugare il suo ruolo di moglie e futura First Lady a quello di madre. Quando insegnò che ogni donna ha il suo stile e che lei non si sarebbe omologata ai classici tailleur o ai colori che gli altri avrebbero scelto per lei solo perché era così che si sarebbe dovuta vestire la moglie del presidente. Quando mostrò che l’accettazione del proprio corpo è il primo passo per stare bene con se stessi e con gli altri: Michelle è un’appassionata di fitness, le piace sentirsi in forma, non per un’ossessione o per inseguire una perfezione fisica che non esiste, ma per stare bene, in salute. E lo stesso vale per i capelli, come ogni donna le piace sentirsi libera di cambiare, di fare una messa in piega o di lasciarli al naturale, afro. È anche attraverso queste scelte che diventa ispirazione per altri.

Ma non solo. Grazie ai podcast su Spotify abbiamo conosciuto anche il suo lato più umano, abbiamo avuto la possibilità di conoscere com’è nata la sua storia con Barack Obama, di quali fossero le sue titubanze nei confronti di quello che poi sarebbe diventato l’uomo della sua vita. E, più recentemente, abbiamo scoperto che la quarantena, l’isolamento, l’incertezza non abbattono solo noi, ma anche lei. Ha avuto il coraggio di ammettere di essere “leggermente depressa” per via di tutto quello che sta accadendo nel mondo e in particolare nel suo paese. Una preoccupazione autentica, che non la fa dormire la notte, proprio come succede a noi.

Michelle è lontana, ma vicina. È un esempio perché in tutto quello che fa non c’è strategia (forse anche), ma c’è soprattutto il cuore.

 

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