Perché tutti dovrebbero conoscere la storia di Liliana Segre, prima di parlare di lei

Questa è la terribile storia di Liliana Segre e del suo viaggio di andata e ritorno dall’inferno

Aveva solo 13, Liliana Segre, quando fu strappata dalla sua vita e portata ad Auschwitz: il 30 Gennaio del 1944, salendo a bordo di un vagone al binario 21 della Stazione Centrale di Milano, iniziò il suo viaggio per l’inferno.

Liliana Segre oggi ha 89 anni ed è senatrice a vita della Repubblica Italiana. È una delle poche sopravvissute alla persecuzione nazifacista, insieme a lei più di 700 bambini furono portati nei campi di concentramento e ne tornarono solo 24.

Di Liliana, troppe cose sono state dette ultimamente da chi, evidentemente, non ha usato le orecchie per ascoltare la storia di dolore che la donna ha impresso nella mente e sul suo corpo.

Ecco perché chiunque, prima di parlare, dovrebbe leggere la storia di una donna a cui è stata portata via l’infanzia per un viaggio verso l’inferno che non dava alcuna speranza di ritorno.

L’11 Settembre del 1943 avvenne per la Segre la prima separazione dalla sua famiglia in fuga dalle leggi razziali appena emanato. Nascondigli e rifugi segreti in giro per l’Italia non la salvarono dall’ordine di deportazione che arrivò poi poco dopo.

Il resto della sua storia poi continua ad Auschwitz, tra il freddo e la desolazione di quei campi che svuotavano giorno dopo giorno il suo corpo e la sua anima. Ad Auschwitz, Liliana vide per l’ultima volta suo padre.

Un anno e mezzo trascorso nel campo di concentramento che ha cambiato per sempre la sua vita, per la Segre quei giorni sono lividi del cuore che non scompariranno mai. Il viaggio per l’inferno era iniziato e nulla lasciava presagire che qualcosa sarebbe cambiato finché nel 1945, con l’avanzata dei russi, i nazisti evacuarono il campo.

Insieme agli altri prigionieri sopravvissuti, la Segre raggiunge il campo di Malchow in Germania in attesa di risalire su un altro treno.

Era il mese di Agosto del 1945 e Liliana Segre salì su un altro treno, quello della liberazione che la riportava finalmente in Italia, libera e viva ma condannata a un dolore che resterà per sempre vivo nella sua memoria.

Impariamo ad ascoltare, con le orecchie e anche con l’anima. Le polemiche lasciamole ai poveri di spirito. E di cuore.

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