La valorizzazione della semplicità, dell’imperfezione e dello scorrere del tempo. Questa è la filosofia alla base del giardino giapponese, un’estetica che ha conquistato anche il mondo dell’interior design. A differenza della tradizione occidentale, orientata alle simmetrie e alla ricchezza di fioriture, l’arte nipponica del verde non vuole dominare la natura, ma assecondarla.
Si può trasformare l’angolo outdoor di casa in un rifugio di serenità anche senza grandi metrature. Il giardino giapponese punta a rappresentare l’immensità della natura in miniatura, e questo permette di ricavare un’oasi di meditazione e silenzio anche da un piccolo terrazzo, un patio o un cortile.
Indice
Asimmetria e numeri dispari, le regole di base
Per allestire un angolo Zen domestico equilibrato ci sono alcuni principi da seguire. Il primo è l’asimmetria: negli esterni che si ispirano a questa tradizione non esistono linee rette o angoli netti, ma camminamenti, aiuole e disposizione delle pietre seguono andamenti morbidi e sinuosi, per ricreare la spontaneità dei paesaggi naturali. Non si vedranno mai cespugli o sculture allineati tra loro, perché sono le curve dei sentieri a dettare il disegno dello spazio.
Elementi come rocce e piante, poi, non vengono mai posizionati a coppie o in numero pari. Si raggruppano in numeri dispari, tre, cinque o sette, per creare un dinamismo visivo naturale ed evitare l’effetto di una simmetria artificiale.
Nel giardino giapponese lo spazio vuoto ha lo stesso valore di quello pieno, e i componenti devono respirare senza accumuli disordinati. Si ricerca la sobrietà, dove meno è meglio.
Karesansui o Roji, quale stile scegliere
Lo stile ideale per l’area outdoor cambia a seconda della conformazione dello spazio. Il Karesansui è la scelta adatta ad ambienti contenuti o balconi stretti. È il giardino Zen secco, privo d’acqua, che utilizza sabbia o ghiaia fine rastrellata a onde, come vuole il rituale meditativo, per simboleggiare il mare o i fiumi, e rocce per rappresentare montagne o isole.

In alternativa c’è la zona di passaggio, il Roji, che si concentra su un camminamento in pietre (tobi-ishi o passi giapponesi) immerso nel verde, pensato per accompagnare l’ospite in un percorso di distacco dal caos quotidiano.

Pietre, ghiaia e acqua
Per ricreare l’atmosfera degli esterni nipponici servono alcuni materiali chiave, e la componente minerale non può mancare. Le rocce costituiscono l’ossatura del giardino: scegliendo pietre dalle forme irregolari, o posizionandole parzialmente interrate, si dà l’idea che siano sempre state lì. La ghiaia chiara risulta invece utile per definire le zone vuote.

Lo scorrere dell’acqua aggiunge un valore sensoriale con il suo suono calmante. Se lo spazio lo consente si può installare una piccola fontana, un tubo di bambù basculante che si riempie e ricade sulla pietra (shishi-odoshi), oppure una vaschetta in pietra (tsukubai) per rendere l’ambiente più solenne.

Acero, bambù e muschio, la palette vegetale
Per quanto riguarda le piante si prediligono le sfumature di verdi e rossi e le strutture eleganti, invece dei fiori e dei frutti vistosi: la stessa logica che guida la scelta delle essenze nel giardino mediterraneo. Gli alberi e gli arbusti tipici sono l’acero giapponese, per i suoi colori autunnali, il bambù, da preferire in varietà non infestanti come la Fargesia, e l’azalea per le leggere note di colore.

Il classico prato inglese viene qui sostituito dal muschio, che rappresenta il senso del tempo. Le uniche decorazioni concesse dalla tradizione giapponese in questi spazi outdoor sono le lanterne in pietra (Tōrō), posizionate di solito vicino alle piante di bambù o accanto a una vasca d’acqua, per creare un punto focale suggestivo, soprattutto al tramonto.