La plastica abita il nostro mondo contemporaneo in modo silenzioso e pervasivo. È un materiale che diamo spesso per scontato, presente in oggetti quotidiani e anonimi: una gruccia dimenticata nell’armadio, una paperella di gomma nella vasca da bagno, posate usa e getta utilizzate di fretta. Invisibile nella sua onnipresenza, la plastica accompagna la vita di tutti i giorni senza chiedere attenzione.

Eppure, quando questo materiale così comune incontra lo sguardo di un designer, qualcosa cambia. La plastica smette di essere solo funzionale e rivela una dimensione inattesa, capace di unire estetica, sperimentazione e riflessione sulla materia. È qui che nasce la sua anima più poetica.
La plastica tra innovazione e design moderno
Dal punto di vista tecnico, la plastica è un termine-ombrello che racchiude polimeri sintetici molto diversi tra loro, accomunati da caratteristiche decisive: leggerezza, resistenza, isolamento, facilità di lavorazione e grande possibilità di colorazione. Non è un caso che la sua produzione sia cresciuta in modo esponenziale, quasi raddoppiando nei primi anni del XXI secolo rispetto all’intero Novecento.

Queste qualità hanno reso la plastica il materiale simbolo del design moderno, capace di adattarsi a forme nuove e a un’idea di progetto più democratica e accessibile.
Il boom della plastica nel secondo dopoguerra
È nel secondo dopoguerra che la plastica conosce la sua vera esplosione. Le scoperte di Giulio Natta sul polipropilene isotattico (Moplen) nel 1953, e di Karl Ziegler sul polietilene, segnano una svolta epocale e valgono ai due scienziati il Premio Nobel. Il Moplen diventa rapidamente diffusissimo per la sua resistenza e il basso costo di lavorazione, entrando nelle case sotto forma di stoviglie, giocattoli e arredi in plastica.

La plastica sostituisce materiali tradizionali come legno, metallo e marmo, incarnando un’idea di modernità accessibile a tutti. Non a caso, Roland Barthes, nei suoi Miti d’oggi, la descrive come una sostanza capace di abolire la gerarchia dei materiali, rendendo “democratici” oggetti un tempo elitari.
Dall’oggetto anonimo all’icona di design
Gli oggetti di plastica più comuni incarnano perfettamente questa visione: sono interamente assorbiti dall’uso, talmente familiari da diventare invisibili. Posate usa e getta, grucce o piccoli giochi riflettono la funzionalità immediata e il basso costo del materiale, senza sfruttarne appieno la plasticità creativa.
Ed è proprio questa versatilità – la capacità di essere stampata, colata o estrusa in qualsiasi forma – ad aver attirato l’attenzione di artisti e designer. La plastica diventa così materiale d’arte e di design, capace di ricevere una forma e, allo stesso tempo, di esprimerla.
La Victoria Ghost di Kartell: classico e trasparente
Un esempio emblematico di questa trasformazione è la Victoria Ghost di Kartell, disegnata da Philippe Starck nel 2005. Kartell, fondata nel 1949 da Giulio Castelli, ha costruito la propria identità proprio sulla sperimentazione con la plastica, contribuendo a diffondere il design Made in Italy nel mondo.

La Victoria Ghost riprende linee classiche – lo schienale arrotondato, la seduta geometrica – ma le reinterpreta in policarbonato trasparente o colorato, realizzato con un unico stampo a iniezione. La trasparenza rende la sedia quasi immateriale, mentre la forma le conferisce una presenza scultorea. Qui la plastica non imita altri materiali: li supera, esaltando la forma.
Le Eames Plastic Chairs: funzionalità e adattabilità
Altro grande caposaldo del design in plastica sono le Eames Plastic Side Chairs di Vitra. Disegnate da Charles e Ray Eames nel 1950, nascono come sedute economiche e accessibili, pensate per una produzione industriale su larga scala. Oggi sono realizzate in polipropilene, un materiale che ne migliora comfort e sostenibilità.

Le Eames Plastic Chairs rappresentano al meglio l’idea di una plastica in continua trasformazione: un materiale che si adatta, evolve e accompagna il cambiamento del design e dell’abitare contemporaneo.