Valentina Pitzalis, forte come Wonder Woman: un esempio di vita

La donna sopravvisuta a un tentato femminicidio ha mostrato orgogliosa la protesi alla mano: "Questa è una giornata storica per me"

La parola resilienza è ormai abusata per descrivere ogni occasione in cui una persona abbia saputo fronteggiare un momento difficile. Eppure non c’è termine migliore per descrivere l’esempio che Valentina Pitzalis ha dato e continua a dare a tutti noi, a tutte noi.

Valentina Pitzalis, vittima e costretta a difendersi

Lei che dieci anni fa ha vissuto l’inferno: il marito Manuel Piredda che cercò di ucciderla dandole fuoco. Lui morì nell’incendio appiccato in casa, Valentina riuscì a fuggire, ma pagando un prezzo altissimo: perse una mano, l’altra fu irrimediabilmente compromessa, il volto sfigurato per sempre. Come se non bastasse, ha dovuto sopportare l’accanimento di una famiglia, quella di Piredda, che ha cercato di far ricadere su di lei la colpa del figlio.

Le accuse gravissime erano di omicidio volontario, istigazione al suicidio e incendio doloso. Tutto archiviato, per fortuna. Ma nessuno le restituirà più quegli anni di lotte e il dolore di dover rivivere quell’esperienza nelle aule di tribunale come se fosse lei la carnefice.

La rinascita grazie alla nuova protesi

“Sono una donna a cui è stata data una seconda possibilità, non succede a tutte: e io, che posso, voglio raccontarlo. La mia seconda vita inizia oggi e sono una super Wonder Woman“, dice oggi, a 38 anni, sorridendo sotto la mascherina e mostrando orgogliosa la mano bionica che medici e ingegneri dell’Officina ortopedica Maria Adelaide di Torino le hanno consegnato.

Si tratta di una speciale protesi in titanio e carbonio, è la prima donna in Italia ad averla e per questo è grata e a testa alta continua a porsi come esempio di forza, di coraggio e di voglia di ricominciare. La seconda possibilità che le è stata offerta è quella di chi è scampato alla morte e sa che molte – troppe – altre donne come lei non hanno avuto la stessa sorte. In questo senso si sente fortunata e non vuole perdere un briciolo della nuova vita che le è stata concessa, anche se questa non è priva di sofferenza.

“Non potrò mai essere di nuovo autosufficiente. La protesi è fantastica, mi garantisce 14 movimenti, ma non è impermeabile. Quindi per lavarmi, per esempio, avrò sempre bisogno dell’aiuto di un’altra persona. Però, per una che ha perso la mano sinistra e può usare la destra solo al 60 per cento, poter di nuovo fare da sola cose semplici come tagliare una fettina di carne, è bellissimo. Non do più niente per scontato“, ha detto mostrando alcuni dei movimenti che la protesi le consente di fare. Piccole conquiste, enormi per chi se le è viste privare da un giorno all’altro.

Valentina Pitzalis, gli interventi e l’esempio

Per cercare di recuperare al massimo la funzionalità della mano destra e ricostruire parte del volto e del corpo Valentina Pitzalis si è sottoposta finora a 32 interventi chirurgici. Un numero su cui bisogna soffermarsi a riflettere: 32 volte in cui ha avuto paura, ha dovuto affidarsi ai medici temendo che qualcosa andasse storto; 32 volte in cui ha varcato la soglia di un ospedale sapendo che non sarebbe stata l’ultima: 32 volte in cui ha pensato (anzi, ripensato) a quel giorno in cui l’uomo che avrebbe dovuto amarla e proteggerla le ha portato via tutto, 32 volte in cui ha sperato, lottato e vinto.

“Questa è una giornata storica per me”, ha detto mostrando la sua nuova mano. Una giornata storica per tutti.

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