Al mercato avanzano frutta e verdura: ogni settimana diventano 240 piatti per chi non ce la fa

La frutta e la verdura che rimangono invendute prendono la strada della solidarietà: i numeri in crescita del frigorifero solidale riempito dal mercato di Porta Palazzo a Torino

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Martina Dessì

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Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

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Zucchine un po’ storte, pomodori troppo maturi per la vetrina e tante mele segnate, magari, solo da un graffio. A fine mercato, quando a Porta Palazzo i teloni si arrotolano e i carrelli tornano verso i furgoni, sulle bancarelle restano le cassette che nessuno ha comprato. Da qui parte una storia torinese da ricostruire tappa dopo tappa, come una pista da seguire fino in fondo.

Quelle cassette, a Torino, prendono una strada diversa dal cassonetto e diventano un gesto vero contro lo spreco alimentare. Ogni settimana il cibo avanzato nel mercato all’aperto più grande d’Europa si trasforma in 240 pasti gratuiti per chi fatica ad arrivare a fine mese. Sono sessanta per ogni giorno di apertura, da martedì a venerdì, sistemati nel Frigorifero Solidale del Sermig.

Frigorifero Solidale a Torino: come funziona la rete contro lo spreco alimentare

Il percorso ha tre protagonisti. Il primo è RePoPP, il progetto dell’associazione Eco dalle Città che dal 2016 raccoglie l’invenduto di Porta Palazzo e coinvolge anche giovani arrivati da altri Paesi. Frutta e verdura vengono scelte, pulite e cucinate secondo il protocollo Haccp, le regole che tengono sotto controllo i rischi per ciò che finisce nel piatto. All’inizio, a cucinare e a portare i piatti fino al Sermig era Omar Sillah.

Poi entra in scena il Sermig, la realtà fondata da Ernesto Olivero nel 1964, che accoglie il frigorifero nel suo Emporio Speranza e si occupa della consegna. Le indicazioni per usarlo si leggono in cinque lingue, cinese e arabo inclusi, un dettaglio che rispecchia perfettamente il modo di vivere di ogni angolo di questa città.

Ultimo anello, Cuki Save the Food, il programma con cui l’azienda fornisce attrezzature e know-how. Dal 2011 lavora in tandem con il Banco Alimentare e da allora ha permesso di salvare e ridistribuire più di 24 milioni di porzioni.

Legge Gadda e lotta allo spreco alimentare: il modello di Torino arriva alla Camera

Lo scorso 14 ottobre il progetto è arrivato a Montecitorio, durante un appuntamento condotto da Anna Prandoni, direttrice di Gastronomika. Una data scelta bene, perché la legge 166 del 2016, la norma antispreco firmata per prima da Maria Chiara Gadda, compiva dieci anni e mancavano due giorni alla Giornata mondiale dell’alimentazione. Gadda, vicepresidente della Commissione Agricoltura, ha indicato i prossimi obiettivi: dal rafforzare le competenze al moltiplicare le esperienze di recupero del cibo, soprattutto per prodotti freschi e piatti cucinati, dove ogni passaggio richiede attenzione.

Alessandro Pessana, che coordina Cuki Save the Food, ha spiegato che la formula è già collaudata e adesso cerca alleati in altre città. Le procedure sono finite nero su bianco in un disciplinare, ora in attesa di certificazione, che altri mercati e associazioni potranno adattare alla propria realtà.

Giuliana Malaguti, che si occupa della comunicazione della Fondazione Banco Alimentare, ha ricordato quanto conti il modo in cui si riceve aiuto, perché un piatto curato restituisce dignità. Fra le cose più cercate da chi si rivolge alle associazioni, appena dietro l’olio, troviamo il caffè: una tazzina da offrire a qualcuno, seduti allo stesso tavolo, come in una giornata qualunque.

Il Frigorifero Solidale ha circa un anno di vita e guarda già lontano. Per crescere avrà bisogno di cucine attive, persone formate e spazi facili da raggiungere. A Torino questi ingredienti ci sono già, e una cassetta rimasta sulla bancarella fa tanta strada: dal mercato ai fornelli, poi al frigorifero, fino a una tavola dove stasera qualcuno mangerà qualcosa di buono.