Il 18 giugno non è mai una data come le altre. È il giorno in cui ancora celebriamo Raffaella Carrà, non solo la star indiscussa del piccolo schermo, ma un’artista che, a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, continua a rivelare tratti inediti della sua straordinaria umanità. Proprio in occasione di quello che sarebbe stato il suo compleanno e della presentazione ufficiale della Fondazione Raffaella Carrà, l’attenzione viene ancora rivolta su uno degli aspetti più intimi della vita della diva: la scelta di adottare il suo storico assistente, Gianluca Pelloni Bulzoni.
Parla per la prima volta il figlio di Raffaella Carrà
Per la prima volta, è proprio lui a parlare, ripercorrendo i momenti di una decisione maturata purtroppo in un contesto drammatico, ma necessaria per Raffaella Carrà, che voleva che la sua memoria rimanesse intatta. Il racconto di Bulzoni ci riporta alla primavera del 2020. Il Paese era in pieno lockdown, e per Raffaella e il suo collaboratore di una vita, quel tempo così incerto stava scorrendo velocemente dell’Argentario. Ma la serenità non durò molto, perché fu bruscamente interrotta dalla diagnosi di una malattia definita dai medici come una delle più aggressive: “Aveva scoperto di avere una malattia inguaribile”.
“Siamo tornati subito a Roma”, ricorda oggi Gianluca, ripercorrendo il momento esatto in cui la realtà ha travolto ogni progetto. Fu in quei giorni, tra i corridoi dell’ufficio dov’era solita tenere in ordine le sue cose, che la Carrà iniziò a fare i conti con il futuro. La scena descritta da Bulzoni è quasi cinematografica: la vede intenta a scrivere, il testamento in preparazione, la volontà ferrea di non lasciare nulla al caso.
Il racconto sull’adozione
È lì che Raffaella compie il passo decisivo. Chiamato a presentarsi di fronte a lei, insieme a Sergio Iapino, il suo storico compagno di vita e di lavoro, l’artista espone la sua volontà: “Per portare avanti tutto quello che ho fatto in questi anni, conoscendoti e sapendo che tu sai tutto del mio lavoro, ho deciso di adottarti“. Poche parole che hanno colto di sorpresa il diretto interessato. Bulzoni ammette di essersi sentito smarrito e quindi di aver manifestato la necessità di prendersi un momento per riflettere, di fronte alla quale la Carrà ha risposto in quel modo che la rendeva unica: “Va bene, ti lascio tutto il tempo che vuoi, basta che me lo dici subito”.
Così si spiega la sua scelta, compiuta nel momento più difficile ma così solida da non avere bisogno di troppe spiegazioni. La riservatezza, da sempre scudo di Raffaella, ha protetto questa adozione anche quando le cronache legali – in particolare la causa sui diritti d’immagine contro un musical spagnolo – hanno fatto emergere il nome di Bulzoni come erede. Oggi, quel rapporto nato negli uffici e cresciuto nel segno della fiducia cieca, trova il suo compimento definitivo. Raffaella ha consegnato la sua eredità artistica nelle mani di chi, meglio di chiunque altro, ne conosceva il valore, la cura e la dedizione. Un legame di stima professionale che si è trasformato, nel momento più buio, in un vincolo familiare indissolubile. E che oggi ne conserva la memoria.