Imma Battaglia, lo sfogo dopo il guasto al motore in autostrada: “Viva per miracolo”

Imma Battaglia si è sfogata dopo la disavventura che ha vissuto in autostrada: la dichiarazione durissima nella quale annuncia che non si fermerà qui

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Martina Dessì

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Un drammatico imprevisto stradale ha trasformato il viaggio di Imma Battaglia in un incubo ad alta velocità, spingendo la nota attivista di 66 anni ad annunciare una dura battaglia legale. L’episodio si è consumato nel tardo pomeriggio del 26 giugno 2026 lungo il tratto dell’autostrada A1 Napoli-Roma, precisamente nei pressi dello snodo verso Roma Sud. Quella che doveva essere una normale trasferta si è tramutata in una trappola potenzialmente letale a causa di un guasto meccanico inspiegabile.

Mentre si trovava alla guida della sua auto nuova, una vettura immatricolata da appena un anno e con soli 14.000 chilometri percorsi, il veicolo ha subito un blackout totale del propulsore. La gravità della situazione è stata spiegata in un video di denuncia pubblicato sui canali social dell’attivista, ancora visibilmente scossa per lo scampato pericolo.

Imma Battaglia, il racconto del guasto in pieno viaggio e il caos soccorsi

La vettura, che viaggiava a una velocità di crociera di 120 km/h, ha improvvisamente smesso di rispondere ai comandi. L’acceleratore è diventato del tutto inerte subito dopo un breve alert acustico e la comparsa sul display della dicitura “Anomalia motore: fermare veicolo”. La conducente ha spiegato che la tragedia è stata evitata solo grazie alla prontezza di trovarsi in quel momento sulla corsia di marcia posizionata a destra, che ha permesso di sfruttare l’energia d’inerzia residua del mezzo per raggiungere una piazzola di sosta.

Accanto a Imma Battaglia era presente l’amica Roberta Savona. Entrambe hanno vissuto attimi di panico estremo, consapevoli che se il guasto si fosse verificato nelle corsie di sorpasso l’impatto con i mezzi retrostanti sarebbe stato inevitabile. Ai disagi del guasto si sono poi sommate le forti inefficienze della macchina dei soccorsi. Tra numeri verdi automatizzati e lunghe attese telefoniche, il carro attrezzi è giunto sul posto dopo quasi un’ora e mezza, abbandonando poi le passeggere al primo casello utile e costringendo i familiari a un recupero d’emergenza in tarda serata.

“Il soccorso è arrivato alle 20.42 e, con grande sorpresa, ho ricevuto comunicazione che il carro attrezzi ci avrebbe portato solo alla prima uscita dell’autostrada utile. Da lì in poi avremmo dovuto fare da sole, richiamando uno dei tanti numeri Arval che – nonostante richiamassi -, continuavano a non rispondere. Amici e familiari ci sono venuti a riprendere”, ha spiegato ancora Battaglia.

La denuncia contro la casa automobilistica e i dubbi sui nuovi modelli

Una volta superata la fase acuta dello shock, l’attivista ha voluto porre l’accento sulla sicurezza stradale e sull’affidabilità delle vetture moderne. Riferendo le confidenze ricevute dagli stessi addetti alla rimozione veicoli, la Battaglia ha evidenziato come i blocchi elettronici improvvisi stiano diventando un’insidia ricorrente e altamente rischiosa per i modelli di nuova generazione, spesso presentati come all’avanguardia ma vulnerabili a guasti strutturali immediati.

La vicenda non si esaurirà con il semplice rientro a casa. Imma Battaglia ha confermato l’intenzione di muoversi per vie legali contro la casa automobilistica che ha costruito la sua macchina e contro la gestione dell’assistenza stradale, chiedendo che vengano accertate le responsabilità di un difetto di fabbrica che avrebbe potuto provocare una strage. Da parte del brand automobilistico non si registrano ancora prese di posizione o note ufficiali di replica.