Carlo Conti: “Il virus stava per attaccare i polmoni”

Carlo Conti e la lotta contro il Coronavirus: "Stava per attaccare i polmoni, ma i medici l'hanno fermato in tempo"

Carlo Conti racconta la battaglia contro il Coronavirus e i momenti più difficili vissuti in ospedale. Il conduttore aveva annunciato su Instagram di essere risultato positivo. Rimasto in casa, Conti era stato poi ricoverato poco dopo la comparsa dei sintomi. “Quest’anno non mi sono fatto mancare niente – ha svelato al settimanale Oggi -. Non ho ancora capito come ho preso il Covid. Per fortuna, non l’ho passato a nessuno. Ero preoccupato soprattutto per mia moglie e mio figlio. Quando ho saputo che il loro tampone era negativo, è iniziato il sollievo. Non ho mai sentito un vero pericolo, il virus stava per attaccare i polmoni, ma i medici lo hanno fermato in tempo”.

Conti a novembre era stato ricoverato all’ospedale Carreggi di Firenze, lasciando il timone di Tale e Quale Show ai giudici della trasmissione per poi tornare in occasione della finale. Il conduttore ha spiegato che trascorrerà il Natale con la famiglia. Insieme a lui ci sarà la moglie Francesca Vaccaro a cui è legato dal 2012. “Festeggeremo in cinque – ha svelato -: io, Francesca, mio figlio Matteo e i genitori di mia moglie. I miei purtroppo non ci sono più. Di solito viene una zia di Livorno a cui sono molto legato, che ci prepara il suo meraviglioso caciucco, ma quest’anno non sarà possibile”.

Dal 26 dicembre, Conti tornerà su Rai Uno con un nuovo show: Affari Tuoi- Viva gli sposi, edizione inedita del famoso game show, dove a sfidarsi saranno coppie di futuri sposi. “Un modo per regalare un barlume di ottimismo in un periodo di crisi”, ha spiegato. Carlo non è stato l’unico vip che ha affrontato il Covid-19. Nello stesso periodo in cui il presentatore era stato ricoverato, anche l’amico Gerry Scotti era finito in ospedale. Un’esperienza che ha unito ancora di più i conduttori. “Appena ho saputo di Carlo ho pensato: “Non è possibile, lui no”, e, in quel momento, mi ha scritto – aveva raccontato Scotti a Chi -. Ci siamo scambiati ogni giorno il nostro bollettino medico con dettagli tecnici che voi umani non potete immaginare, in quei giorni di ospedale ci mancava che ci dicessimo com’era la pastina della mensa. Le disgrazie creano un’affinità e aiutano a sviluppare un senso di fratellanza”.

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