Il volto teso, lo sguardo, segnato, perso nel vuoto e il tutto collocato in un’atmosfera carica di segreti inconfessabili: non è ancora finita l’ascesa di Anne Hathaway, che stavolta si mostra a noi in una veste totalmente inedita nelle prime foto rubate dal set di Verity. Lontana anni luce dal suo iconico ruolo iper-glamour ne Il Diavolo Veste Prada 2, da quello goticheggiante della popstar internazionale di Mother Mary e così anche da quello epico in Odyssey, vediamo l’attrice calarsi adesso nei panni di una donna magnetica quanto pericolosa, pronta a trascinare il pubblico dentro un labirinto di misteri.
A rendere tanto elettrizzante l’arrivo nelle sale del thriller psicologico non è puramente il fatto che si tratti dell’adattamento cinematografico di una delle più grandi ossessioni collettive degli ultimi anni, e ciò vale a dire l’omonimo best seller di Colleen Hoover, o il fatto che l’altra grande protagonista sia Dakota Johnson, ma anche la sorprendente metamorfosi della quarantatreenne. Analizziamone da vicino l’evoluzione del personaggio, insieme alle premesse di questa intrigante trama.
Anne Hathaway come non l’abbiamo mai vista in un thriller psicologico da brivido
La trasformazione di Anne Hathaway per questa inedita prova attoriale è evidente sin dalle prime istantanee emerse del set: il fulcro dell’interpretazione in Verity si gioca su di una spiccata dualità, quella tra la facciata di un’autrice di successo e la donna enigmatica che è nella sua vita privata. Differenze, queste, rese manifeste a partire dal make-up.
Impiegato per scandire i diversi piani temporali della narrazione, nelle scene dedicate ai flashback del passato e ai ricordi felici il trucco celebra la luminosità sofisticata della protagonista, valorizzandone i tratti con toni decisi ad accentuarne il grande carisma.

A dominare è il rosso, simbolo di potere, sensualità, sicurezza, magnetismo, in una sfumatura scarlatta e profondissima onnipresente dal guardaroba, sia da giorno che da sera, alle labbra.

Al contrario, nelle sequenze ambientate nel presente, il maquillaje subisce inevitabilmente una destrutturazione radicale per riflettere l’infermità e il declino — non solo fisici — del personaggio: ecco che la base si fa pallida e spettrale, gli zigomi scavati da ombre fredde e lo sguardo spento.

Questo netto contrasto estetico tra il prima e il dopo non è, infatti, puramente logico, piuttosto diventa un tassello psicologico fondamentale per confondere lo spettatore sulla reale natura di chi ha di fronte.
“Verity”, di cosa parla il nuovo thriller psicologico con Anne Hathaway e Dakota Johnson
Il film, affidato alla regia di Michael Showalter e in arrivo nelle sale il prossimo 2 ottobre, traspone sul grande schermo l’opera omonima di Colleen Hoover, best seller che è stato capace di imporsi come un autentico punto di riferimento nel panorama editoriale contemporaneo. Al centro della narrazione troviamo la giovane Lowen Ashleigh, scrittrice di talento che sta attraversando una fase complessa della propria carriera, interpretata da Dakota Johnson.
La svolta professionale le si presenta sotto forma di una proposta impossibile da rifiutare, da parte di Jeremy Crawford, marito della celebre autrice Verity Crawford: l’uomo le offre l’incarico di completare una celebre saga letteraria, interrotta a seguito di un tragico incidente che ha costretto la donna a una totale infermità.
Una volta accettato, Lowen si stabilisce nella sfarzosa ma isolata residenza dei coniugi: quella che si respira là dentro è un’atmosfera claustrofobica, carica di una tensione palpabile. Ed ecco che, nel bel mezzo delle sue ricerche, emerge un testo autobiografico inedito, non destinato alla pubblicazione: è tra quelle pagine private che Verity ha impresso una serie di confessioni lucide e sconcertanti, delle memorie dolorose che gettano una luce sinistra sulle dinamiche familiari e sulla dolorosa scomparsa delle figlie della coppia.
Di lì in avanti vedremo la trama svilupparsi come un gioco di specchi, in cui il confine tra la finzione narrativa e la verità si dissolve progressivamente, con la figura immobile di Verity, confinata nel proprio letto ma costantemente percepibile, a dominare lo spazio come un’ombra.