Olivia Rodrigo, il suo è un festival musicale tutto al femminile: l’idea nacque più di 30 anni fa

La giovane Olivia Rodrigo ripropone l’idea di Sarah McLachlan di un festival musical di sole donne, a sostegno dei diritti delle donne

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Maria Francesca Moro

Giornalista e Lifestyle Editor

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L’arte non ha sesso, non dovrebbe averlo. La musica è universale e ad esprimerla ai suoi massimi livelli possono essere capaci tanto gli uomini quanto le donne. Eppure, a leggere i programmi dei più importanti eventi del settore, i nomi maschili superano notevolmente quelli femminili. Non si tratta di mancanza di manodopera, né di talento inferiore: ancora una volta, è puro patriarcato. A combattere la discriminazione nel mondo del pop arriva la giovane Olivia Rodrigo, ideatrice di un nuovo festival tutto al femminile. Si tratta di un’idea rivoluzionaria, ma che affonda le proprie radici nel passato.

Il Daisy Chain Fields di Olivia Rodrigo

“Non sono mai stata così entusiasta di condividere una notizia con voi” ha scritto Olivia Rodrigo sul suo profilo Instagram. Quel che la giovane popstar annuncia è qualcosa che aveva “sognato da molti anni. E sono estasiasata che finalmente diventi realtà”. Si tratta del Daisy Chain Fields, letteralmente “campi di margherite intrecciate”.

“Le margherite sono selvatiche e bellissime. Unite in una catena, sono forti e indistruttibili” così ha spiegato Olivia l’origine del nome, simbolo di solidarietà femminile. Al Daisy Chain Fields Festival a esibirsi saranno solo ed esclusivamente donne e il 100% dei ricavi sarà devoluto ad associazioni benefiche impegnate nel sostegno dei diritti di donne e bambine.

“La lineup è pazzesca e piena di mie eroine e amiche” scrive la cantante di Traitor, spiegando infine l’idea che sta dietro il grande evento previsto per il prossimo 29 agosto, al Great Park di Irvine, in California. “Credo fermamente che gioia, comunanza e musica possano essere il motore di un cambiamento significativo e sono fiduciosa che sarà ciò che farà questo festival”. L’invito è quello di “urlare, danzare e cantare assieme”.

Oltre a Olivia Rodrigo, saliranno sul palco del grande evento nomi arcinoti del pop al femminile come Chappell Roan, Bikini Kill e Mitsky. Mentre tra gli ospiti speciali figurano Karen O, la cantautrice folk Sarah Maclachlan e Stevie Nicks.

Il primo festival dedicato solo alle donne

L’ospite più importante del Daisy Chain Fields sarà proprio Sarah Maclachlan. Seppur non così conosciuta a livello internazionale, si tratta di una cantautrice di tutto rispetto che in Canada, il suo paese d’origine, ha venduto oltre 40 milioni di dischi e ha vinto 3 Grammy. Fu lei, nel 1996, a ideare il primo festival dedicato alle artiste donne, il Lilith Fair. A lei si è ispirata Olivia Rodrigo, così come dichiarato all’ABC: “La prima persona che ho chiamato quando ho deciso di farlo è stata Sarah. È un’autentica pioniera, un’artista incredibile e un’amica”.

Il Liliti Fair, cui nel 2025 è stato dedicato il documentario Lilith Fair: Building a Mystery, era un evento itinerante di più giorni, sulla scia dei popolarissimi Lollapalooza o Ozzfest. L’idea di Maclachlan fu a dir poco coraggiosa considerato che, in quegli anni, la prassi negli Stati Uniti prevedeva il numero massimo di una donna a serata per gli eventi di maggiore rilevanza.

La prima edizione del Lilith Fair fu un vero successo, tale da catturare l’attenzione delle grandi agenzie di organizzazione eventi. L’anno successivo, nel 1997, il festival in rosa tocco 35 città tra Stati Uniti e Canada, ospitando ben 60 artiste, tra cui icone come Patti Smith e Suzanne Vega. Di certo non mancarono le critiche. Quelle degli uomini che denunciavano un presunto odio verso il genere maschile (e chi se ne frega), e quelle dei movimenti intrafeministi, che accusavano invece di mancanza di diversità: le artiste erano tutte bianche e di classe media. L’anno dopo, la line up si arricchì di artiste provenienti da paesi e generi differenti, e si aggiunse anche la divina Sinead O’Connor.

No il Lilith Fair non fu un festival perfetto, ma fu il festival che provò a cambiare le cose. E se, nonostante gli sforzi, la discriminazione è ancora troppa, ecco che arrivano le nuove generazioni a iniettare nuove energie in questa grande, divertente e ritmata avventura verso la parità.