Dimmi dove vivi e ti dirò che rischio di tumore corri. I risultati di uno studio europeo

Dal congresso degli oncologi, riuniti a Madrid, arriva la mappa della diffusione dei tumori, che varia a seconda dei Paesi di residenza

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Il Paese in cui si vive può influire in modo importante sulla propria salute. Non solo in termini di inquinamento, ma di probabilità di ammalarsi di qualche forma di tumore. In particolare, per la cervice uterina l’incidenza in Romania è oltre 7 volte quella di Malta; per il polmone, in particolare nella popolazione femminile, in Danimarca ci sono 4 volte più casi rispetto alla Lituania. Perché?

Lo studio sui tumori in Europa

Ad indagare il fenomeno è stato uno studio (Impact of cancer inequalities in Europe on preventable cancers: focus on cervical and lung cancer), realizzato da Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza contro il cancro, la Rete oncologica nazionale del ministero della Salute presieduta da Ruggero De Maria. Il documento, presentato a Madrid al Congresso Esmo 2026, organizzato dalla Società europea di oncologia medica, mostra notevoli differenze nell’incidenza dei tumori a seconda dei Paesi europei presi in considerazione.

La mappa dei tumori al polmone nei diversi paesi

Entrando nel merito dell’analisi emerge una vera e propria mappa della distribuzione dei tumori tra i diversi Paesi europei, frutto dell’osservazione dei dati dell’European Cancer Information System (rilevati nel 2024). Nelo specifico sono stati valutati i casi di tumori di polmone, distinti per sesso, e cervice uterina nei 27 Stati Ue, confrontandoli poi con le medie europee. Per ciascun Paese che avesse numeri superiori alla media, inoltre, è stato calcolato il numero di casi in eccesso. Per quanto riguarda il polmone, dunque, si contano circa 199mila nuovi casi tra gli uomini, con un’incidenza media di 89 ogni 100mila persone. Si va dai 38 della Svezia ai 130 dell’Ungheria, oltre il triplo. Nei 12 Paesi sopra la media i casi in eccesso contati sono stati 11.105: Polonia 3.934, Ungheria 1.734, Romania 1.533, Grecia 1.391, Francia 1.348. Per le donne, sono circa 116mila le nuove diagnosi, con un’incidenza media di 43 ogni 100mila. Si passa dai 20 della Lituania agli 83 della Danimarca, oltre quattro volte tanto. Negli 11 Stati sopra la media i casi in eccesso sono 13.441: Germania 3.074, Paesi Bassi 3.069, Polonia 1.978, Ungheria 1.427, Danimarca 1.325.

Tumore alla cervice uterina, quali differenze

Nel caso del tumore alla cervice uterina, invece, si sono registrate circa 28mila nuove diagnosi, con un’incidenza media di 12 ogni 100mila donne. Il Paese con la maggiore presenza di questo tipo di patologia è stata la Romania, dove si contano 36 casi ogni 100mila, mentre all’estremo opposto a Malta soltanto 5: il rapporto è di 7,2 a 1 tra le due realtà. Nei dieci Paesi sopra la media i casi in eccesso sono 4.866: Romania 2.475, Polonia 861, Bulgaria 407, Ungheria 360, Portogallo 263.

Perché in alcuni Paesi ci sono più tumori

Gli esperti hanno tentato di offrire risposte alla domanda sui motivi per i quali si assiste a queste disparità. Quando si tratta del tumore al polmone è emerso che sono determinanti le politiche antifumo; per la cervice uterina, invece, a fare la differenza può essere la vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV), principale responsabile della neoplasia, insieme alla partecipazione allo screening, che consente di individuare precocemente le lesioni precancerose. Le scelte politiche, dunque, e le disponibilità di risorse finanziarie per mettere in campo politiche di prevenzione, campagne di sensibilizzazione e fondi per le cure, quindi, sono i principali fattori che incidono sulla fotografia della distribuzione dei due tumori presi in considerazione nello studio. In nessuno dei due casi, comunque, l’Italia spicca per numeri negativi.

La buona notizia: calano i decessi

Dal Congresso EISMO, però, arriva anche altre notizie, in questo caso positive a livello europeo: nel Vecchio Continente calano i decessi, in particolare nei maschi (-7,8%) e -5,9% nelle donne. Da Madrid è arrivata un’altra indicazione: ogni anno in Europa si contano 2,7 milioni i nuovi casi di cancro, pari a 5 ogni minuto. Ma, grazie alle campagne di prevenzione e a cure sempre più efficaci, dal 1988 a oggi sono stati evitati circa 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione Europea. A far registrare la diminuzione di vittime maggiore nella popolazione maschile è il carcinoma polmonare (-22,5%).

Una vita dopo il cancro

Come hanno sottolineato gli esperti, il dato positivo non si limita alla possibilità di salvare vite umane, ma anche a quella di poter reinserire i pazienti nel tessuto sociale e lavorativo dopo le cure. In Europa infatti, i costi indiretti, legati soprattutto alla perdita di produttività determinata dalla malattia, sono diminuiti del 16% in circa 30 anni, passando da 97 miliardi di euro nel 1995 a 82 miliardi nel 2023. Il nodo da sciogliere, invece, riguarda ancora l’accesso alle terapie innovative: in media, infatti, viene reso disponibile solo il 51% dei nuovi farmaci approvati dall’ente regolatorio europeo (EMA) e servono 655 giorni per accedervi (nel 2025).

L’Italia seconda per farmaci disponibili

In questo ambito, però, l’Italia emerge positivamente: il nostro Paese, infatti, garantisce l’accesso all’89% dei farmaci anticancro approvati da EMA e, in questa classifica, è seconda in Europa dopo la Germania (91%), mentre l’Austria registra l’86%, seguita dalla Spagna al 73% e dalla Francia al 68%. Nel nostro Paese, però, devono trascorrere 470 giorni, cioè circa 15 mesi, per la disponibilità delle nuove cure. Da qui l’appello dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ad eliminare gli “ostacoli burocratici e amministrativi. La clausola MFN dell’amministrazione americana rischia di dilazionare ulteriormente i tempi”, ha sottolinea il presidente AIOM, Massimo Di Maio.