Colon, l’intervento chirurgico innovativo senza punti, in Italia

La tecnica è stata provata per la prima volta anche in uno dei quattro ospedali italiani coinvolti in uno studio internazionale sulla nuova metodica

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Niente più punti di sutura per operare al colon. È la speranza pe ril futuro, ma anche quanto è già avvenuto, per la prima volta al mondo, in un ospedale italiano. Si tratta del Policlinico San Marco di Zingonia, in provincia di Bergamo. Nella struttura lombarda, che costituisce un ospedale polispecialistico del Gruppo San Donato, è avvenuta dunque la “la prima applicazione al mondo” dell’anastomosi magnetica.

Cos’è l’anastomosi magnetica

Il nome indica proprio un tipo di intervento di chirurgia al colon molto innovativo, che non prevede punti di sutura. A idearla è stato Michel Gagner, ritenuto un vero punto di riferimento a livello mondiale della chirurgia digestiva e metabolica. In concreto si tratta di collegare due parti di visceri come stomaco e intestino. Come spiega una nota del Gruppo San Donato, “sono una componente cruciale per il successo di un intervento di chirurgia addominale. Per decenni i chirurghi hanno realizzato anastomosi in maniera manuale, poi sostituite negli anni ’80 dalle suturatrici meccaniche”.

Il primo intervento in Italia

L’operazione, effettuata per la prima volta in Italia nel nosocomio bergamasco, è consistita in un doppio tipo di intervento, in laparoscopia in entrambi i casi: un’emicolectomia destra per tumore e una resezione colica sinistra per malattia diverticolare. A effettuarli è stato da Stefano Olmi, responsabile dell’Unità di Chirurgia generale, oncologica e robotica del Policlinico San Marco, professore associato di Chirurgia generale all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sotto la supervisione di Gagner.

La particolarità dell’intervento

A spiegare la specificità della tecnica utilizzata a Zingonia è stato proprio Olmi: “La particolarità dei due interventi di resezione del colon in laparoscopia sta nell’utilizzo di un sistema magnetico lineare che, inserito per via endoscopica, ha consentito l’unione dei segmenti intestinali senza l’uso di suturatrici meccaniche tradizionali o punti manuali”. Gagner è partito da metodologie esistenti di compressione dei tessuti e ha fatto ricorso alla tecnologia magnetica. In questo modo, come ricorda l’AdnKronos, “ha riscritto le tecniche dell’anastomosi sfruttando il ciclo di guarigione innato del corpo”.

Sfruttare l’azione di due magneti

“Ora, con l’anastomosi magnetica – afferma proprio Michel Gagner – si supera lo standard attuale. Sfruttando la forza di compressione di due piccoli magneti lineari posizionati su due segmenti gastrointestinali, si crea gradualmente un collegamento e il collagene, essenziale per la guarigione dei tessuti, si deposita attorno ai bordi dei magneti. Il processo di riparazione si completa in 7-21 giorni e i magneti vengono espulsi naturalmente”.

Tempi di recupero più corti

Oltre a non dover far ricorso ai punti di sutura, la tecnologia proprio di accorciare i tempi di recupero post operatori. Come spiega ancora il Gruppo San Donato in una nota, “i vantaggi della tecnologia magnetica, associata all’approccio laparoscopico, sono significativi in termini di recupero post-operatorio più rapido e di diminuzione delle complicanze correlate alle suturatrici meccaniche e tradizionali (sanguinamento e fistole), in quanto i magneti ottimizzano la precisione dell’anastomosi con una compressione dei tessuti uniforme”.

Quattro ospedali italiani all’avanguardia a livello mondiale

“La collaborazione con il professor Michel Gagner ci ha permesso di integrare competenze internazionali e innovazione tecnologica in un progetto che segna un passaggio significativo nell’evoluzione della chirurgia colorettale – prosegue Olmi – I risultati preliminari sono promettenti e confermano la fattibilità e la sicurezza della procedura, aprendo nuove prospettive per l’applicazione della tecnologia magnetica nella chirurgia gastrointestinale. Questo traguardo rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di tecniche sempre meno invasive e sempre più orientate alla qualità e alla rapidità del recupero del paziente”.

Uno studio internazionale

Il Policlinico San Marco è una delle quattro strutture italiane coinvolte a livello mondiale nello studio MagCR Study, che seguirà la nuova metodologia, monitorando i risultati. Gli altri centri si trovano ad Amsterdam nei Paesi Bassi, a Madrid in Spagna e a Santiago del Cile. “L’unità operativa diretta da Olmi – conclude la nota del Gruppo San Donato – è stata scelta tra i centri internazionali per partecipare al MagCR Study grazie all’esperienza nell’utilizzo di questo magnete nella chirurgia bariatrica e agli elevati standard chirurgici che negli anni gli sono valsi l’accreditamento come centro di eccellenza Eaes (European Association for Endoscopic Surgery), la principale società scientifica europea di chirurgia laparoscopica e mini-invasiva, per la chirurgia laparoscopica dello stomaco (neoplasie, reflusso, ernia iatale), del colon-retto (neoplasie, malattia diverticolare), dell’obesità patologica e della parete addominale (ernie e laparoceli)”.

Gli interventi al colon-retto: per quali cause

La maggior parte degli interventi al colon o colon-retto è legata a patologie tumorali, anche se non rappresentano l’unica causa che porta a operazioni. In Italia nel 2016 ci sono stati 52.000 nuovi casi di cancro del colon-retto e spesso si è fatto ricorso anche alle tecniche chirurgiche, oggi meno invasive rispetto a qualche anno fa. “La chirurgia laparoscopica può assicurare buoni risultati, se eseguita da mani esperte. Ancora sperimentale è, invece, quella robotica”, sottolinea l’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro.