Bacopa, la pianta che aiuta a potenziare la memoria

Cosa dicono gli studi più recenti sulla pianta utilizzata da tempo nell'Ayurveda per migliorare la memoria e proteggere il cervello

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Migliorare la memoria, specie quando gli anni passano, diventa un desiderio molto diffuso, ma è anche l’obiettivo di molti studi scientifici, che negli ultimi anni si stanno concentrando su quegli elementi che possono essere in grado di contribuire in modo positivo alle prestazioni del cervello, specie nel corso della vita matura. L’obiettivo, infatti, è aprire quante più strade possibili per il contrasto delle malattie degenerative e neurodegenerative, come Alzheimer e demenze senili. Ad attirare particolare interesse è la Bacopa, una pianta che, secondo la medicina ayurvedica, è in grado di proteggere la mente.

Cos’è la Bacopa monnieri

Nota anche come Brahmi, si tratta di una pianta erbacea, acquatica, perenne e rampicante, che viene utilizzata tradizionalmente nelle pratiche ayurvediche, perché si ritiene che aiuti la memoria, la concentrazione e la gestione dello stress. Fa parte della famiglia delle Scrophulariaceae ed è caratterizzata da foglie molto rigogliose, fiori bianchi e altezze che possono arrivare fino a 20 centimetri. Originaria dell’India e del Sud-Est asiatico, oggi è coltivata anche in altre regioni dal clima tropicale e subtropicali, così come in alcune parti degli Stati Uniti e dell’Australia. Ma, soprattutto, oggi viene considerata un ingrediente molto importante in diversi preparati per integratori della memoria.

Cosa dice la scienza

Finora sono stati condotti diversi studi, alcuni dei quali hanno confermato per proprietà della pianta ai fini del miglioramento di alcune prestazioni cognitive, soprattutto grazie all’azione di alcuni elementi come i bacosidi, che sembra che abbiano proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e possano agevolare la comunicazione tra neutroni. Le ricerche, però, sono state frammentate o condotte su campioni piccoli, oppure ancora in ambito pre-clinico, dunque di laboratorio. Nonostante sui campioni in vitro o sugli animali si siano osservate azioni di miglioramento della trasmissione colinergica (il processo con cui i neuroni “comunicano”), delle sinapsi e una forma di protezione dallo stress ossidativo, che è concausa dell’invecchiamento cellulare, finora non c’erano dimostrazioni confermate di eventuali effetti analoghi sull’uomo, su larga scala.

I nuovi studi sulla memoria

Un contributo interessante, invece, è arrivato nel 2026 da una meta analisi, cioè una revisione di precedenti studi: in particolare sono state prese in considerazione 25 pubblicazioni, per un totale di 1.861 persone anziane analizzate, in buone condizioni di salute, alle quali sono state offerte diverse sostante vegetali. Tra questa c’era sia la Bacopa da sola, sia in combinazione con licopene, astaxantina e vitamina B12 e quest’ultima si è dimostrata efficace nel migliorare le funzioni esecutive e di linguaggio, come riportato dalla rivista Frontiers in Pharmacology.

Conta anche quanto, quando e per quanto tempo si assume

Come sottolineano in diverse occasioni i ricercatori che si sono occupati della Bacopa, però, molti degli effetti possono dipendere dalle quantità assunte, dal periodo complessivo e dalle dosi. La maggior parte degli studi che ha indicato benefici per la mente fa riferimento ad assunzioni per almeno 8-12 settimane, ossia tra i 2 mesi e i 3 mesi e mezzo. Le quantità studiate, invece, variano tra 300 e 600 milligrammi al giorno di estratto. Anche in questo caso, però, occorre prudenza perché le concentrazioni e la purezza dell’ingrediente base può cambiare da un prodotto commerciale ad un altro.

Che effetto anti-demenze?

La possibilità di poter assumere un integratore che “protegga” dall’Alzheimer, però, ha portato a fraintendere o sovrastimare l’azione della Bacopa. Uno studio controllato, condotto su 54 persone anziane sane e senza demenza, pubblicato su NCBI LiverTox, per esempio, ha indagato gli effetti di una somministrazione di una quantità di 300 milligrammi al giorno di estratto standardizzato di Bacopa, per un periodo di 12 settimane. I ricercatori hanno poi scoperto lievi miglioramenti nella memoria, specie nel ricordo differito, e tempi di risposta migliori rispetto al gruppo placebo. Ma anche in questo caso si tratta di un campione piuttosto limitato per poter arrivare a conclusioni generali estendibili in termini ampi. Di fatto, dunque, la Bacopa non può (ancora?) essere considerata una “terapia” protettiva nei confronti di una malattia neurodegenerativa.

Possibili controindicazioni

La Bacopa, comunque, è risultata finora generalmente ben tollerata negli studi clinici di piccole dimensioni. Tuttavia resiste l’equivoco che, trattandosi di una pianta, non porti a effetti collaterali, mentre i ricercatori mettono in guardia. Nello specifico e come tutti i vegetali, potrebbe causare disturbi soprattutto a carico dell’apparato gastrointestinale, come nausea; crampi o dolore addominale; diarrea e/o aumento delle evacuazioni; gonfiore e flatulenza; secchezza della bocca. Tra le controindicazioni più generali, invece, si trovano sonnolenza, capogiri o, al contrario, insonnia. Restano da indagare sul lungo periodo, invece, possibili danni di tipo epatico.

Contro l’Alzheimer occorre la medicina tradizionale

La conclusione degli esperti, finora, è dunque che occorre sempre consultare un medico o uno specialista prima di affidarsi a preparati commerciali, specie se disponibili sul mercato online, o al fai-da-te che non tenga in considerazione quantità, uso e condizioni generali di chi assume integratori o prodotti vari, seppure vegetali. Ma soprattutto chiariscono che al momento non ci sono ancora prove scientifiche solide che possano permettere di considerare la Bacopa o altre piante come rimedi “naturali” contro demenze senili o Alzheimer.