Mette-Marit di Norvegia, il figlio Marius condannato a 4 anni resta lontano dalla famiglia

Con la Principessa ereditaria sempre più fragile, si aggravano i problemi per la Famiglia Reale scandinava: Marius Borg Høiby condannato a 4 anni di reclusione

Foto di Martina Dessì

Martina Dessì

Lifestyle Specialist

Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

Pubblicato:

Chiedi a DiLei

La casa Reale scandinava, nel pieno della malattia terminale della Principessa ereditaria, si trova ad affrontare una delle pagine più buie e dolorose della sua storia recente. Il tribunale distrettuale di Oslo ha emesso una sentenza durissima nei confronti di Marius Borg Høiby, primogenito di Mette-Marit di Norvegia. Il giovane, 29 anni, è stato condannato a quattro anni di reclusione dopo essere stato riconosciuto colpevole di diversi reati di estrema gravità, tra cui due capi d’accusa per stupro e l’aggressione ai danni della sua ex fidanzata Nora Haukland, l’unica tra le vittime il cui nome sia stato reso noto.

Il verdetto è arrivato dopo sei settimane di un processo blindato e seguito con enorme attenzione mediatica sia in patria che all’estero. Oltre alla pena detentiva, il giudice ha imposto a Høiby un ordine restrittivo della durata di due anni e l’obbligo di risarcire la sua ex compagna e altre tre donne coinvolte nella vicenda. Il quadro probatorio complessivo era pesantissimo: l’imputato doveva rispondere inizialmente di ben 40 reati, che spaziavano dalle violenze sessuali all’abuso di sostanze stupefacenti, fino alla guida fuorilegge e alla violazione dei provvedimenti restrittivi. Pur essendo stato assolto da altre due accuse di violenza, la condanna segna un punto di non ritorno per il suo status e per l’immagine della Corona.

Un verdetto pesante e il no al ricongiungimento familiare

Durante la lettura della sentenza, il rampollo Reale non era presente fisicamente in aula, ma ha assistito al verdetto in collegamento video dal carcere di Ila, una scelta giustificata dai suoi legali con non meglio specificati motivi di salute. Nonostante la difesa avesse battuto la strada dell’assoluzione per i reati più gravi, sperando in una pena contenuta entro i 18 mesi per i soli illeciti amministrativi e minori che il ragazzo aveva parzialmente ammesso, l’impianto accusatorio ha retto, pur vedendo quasi dimezzata la richiesta iniziale della Procura che ammontava a oltre sette anni di carcere.

Nelle ore precedenti al giudizio, l’attenzione si era concentrata anche sulla possibilità di un temporaneo ritorno a casa del giovane. Una prima istanza di scarcerazione era stata inizialmente accolta per permettergli di stare vicino alla madre, ma la Corte d’appello ha poi blindato la custodia cautelare, stabilendo che il ragazzo debba restare lontano dalla famiglia e decretando la sua permanenza in cella.

Il momento drammatico per la corona norvegese

Questa tempesta giudiziaria si abbatte sulla dinastia dei Glücksbourg in un momento di estrema fragilità interna. La principessa Mette-Marit sta infatti combattendo una severa battaglia contro la malattia, in attesa di un delicato trapianto di polmone. Le condizioni di salute della consorte del principe ereditario Hakon avevano già spinto la stampa a interrogarsi sulla tenuta della Famiglia, ora travolta da uno scandalo che mina profondamente la credibilità dell’istituzione monarchica.

A peggiorare il clima attorno alla corte si sono aggiunte le recenti e pesanti critiche piovute sulla Principessa stessa, finite nuovamente al centro delle cronache per via di alcuni legami passati con il controverso finanziere americano Jeffrey Epstein. Tra vicende giudiziarie insostenibili e drammi personali, la Monarchia di Oslo si trova oggi a dover gestire una crisi d’immagine senza precedenti, isolata dal silenzio istituzionale mentre il figlio della futura Regina inizia a scontare la sua pena dietro le sbarre.