Prendersi cura di cani e gatti: quanto pesa la spesa veterinaria sul bilancio

Fanno parte della famiglia e la spesa veterinaria è una voce irrinunciabile sul bilancio generale. Quanto pesa e come sostenerla

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Marta Ruggiero

Giornalista pubblicista e videoreporter

Giornalista pubblicista, videoreporter, copywriter e content editor. Si occupa di attualità, economia, politica, intrattenimento, costume e società.

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Gli animali da compagnia sono ormai una presenza consolidata nelle case italiane: si stima che quasi 4 famiglie su 10 ne abbiano almeno uno, con cani e gatti in testa alla classifica. Fanno parte del nucleo degli affetti e vengono trattati come tali. I costi legati alla loro gestione, quindi, sono molteplici e toccano diverse voci; ma uno degli aspetti più significativi riguarda la spesa veterinaria, che in Italia pesa sempre di più nel bilancio economico generale.

Secondo i dati più recenti di indagini di settore, in primis quelli del rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato nel 2025, la spesa media mensile per un animale domestico varia generalmente dai 31 ai 100 euro. Molte famiglie arrivano a spendere anche oltre i 200 euro in alcuni casi, toccando picchi da 500, soprattutto per visite veterinarie, medicinali o trattamenti diagnostici specialistici.

Questo tipo di costo rientra fra le voci di spesa percepite come importanti, ma in periodi di difficoltà economica possono diventare sacrificabili per alcune famiglie (vedi studenti o persone in cerca di lavoro). Questo ha un impatto significativo sullo stile di vita di esseri viventi che meritano il meglio.

La spesa veterinaria si riflette su quella complessiva

Nel quadro della finanza pubblica italiana, la Ragioneria Generale dello Stato monitora e classifica ogni anno le spese sanitarie complessive, incluse le voci che riguardano prestazioni veterinarie quando queste rientrano nella definizione di spesa sanitaria o sociale ai fini fiscali e di controllo pubblico.

La classificazione ufficiale consente di identificare e quantificare la spesa veterinaria sostenuta dalle persone fisiche in Italia, distinta da quella sanitaria per gli esseri umani. In particolare, la categoria SV indica proprio i costi sostenuti dai cittadini per la cura degli animali da compagnia, così come codificati nel sistema di monitoraggio dei dati di spesa pubblica.

Grazie ai dati che confluiscono nella banca dati del Sistema Tessera Sanitaria – integrata con i flussi informativi di spesa – è possibile, non solo catalogare queste spese, ma utilizzare tali informazioni anche nella dichiarazione dei redditi precompilata, dove il contribuente può visualizzare e detrarre le spese veterinarie sostenute nell’anno fiscale.

Veterinario visita un cane in ambulatorio

Detrazioni e strumenti di gestione dei costi

La normativa italiana permette al contribuente di includere nella dichiarazione dei redditi sia le spese sanitarie che quelle veterinarie, con relative modalità di detrazione, se rientrano nei limiti e nelle condizioni previsti dalla legge. Grazie al collegamento tra la banca dati del Sistema TS e le banche dati fiscali, questi importi possono essere consultati, integrati e verificati automaticamente nel modello precompilato dell’Agenzia delle Entrate.

Per aiutare i proprietari di animali, il Governo ha introdotto soluzioni come Pet Bonus, che consente una detrazione IRPEF del 19% su parte della spesa veterinaria sostenuta durante l’anno (fino a un certo limite) in Italia, oppure incentivi locali in alcune regioni e Comuni. Il fine è quello di promuovere la cura responsabile degli animali.

Spesa veterinaria, implicazioni nella gestione quotidiana

Oltre alle cure veterinarie, i proprietari devono considerare altri costi ricorrenti: alimentazione di qualità, accessori, antiparassitari, servizi come pet-sitting o asili per animali. Nel complesso, queste spese richiedono un impegno economico non indifferente, che varia in base alle dimensioni dell’animale, all’età e alle condizioni di salute.

La spesa veterinaria e di mantenimento degli animali domestici non è più un dettaglio secondario nel bilancio familiare: è un capitolo significativo che richiede pianificazione, attenzione ai costi e, sempre più spesso, l’utilizzo di strumenti di prevenzione, assicurazione e detrazione fiscale.

Amare un animale oggi significa anche prendersi cura della sua salute con consapevolezza, equilibrare costi e benessere e guardare a forme di sostegno pubblico e privato che rendano sostenibile la convivenza con i nostri amici a quattro zampe nel lungo periodo.

In un’epoca in cui il legame con cani e gatti (ma non solo loro) è sempre più forte e riconosciuto come fattore di benessere, la capacità di garantire loro cure adeguate rappresenta una priorità condivisa. L’integrazione dei dati di spesa all’interno dei percorsi di monitoraggio della finanza pubblica – come quello effettuato annualmente dalla Ragioneria Generale dello Stato del Mef – consente di comprendere meglio quale sia l’impatto reale di queste spese nelle famiglie italiane e come le politiche pubbliche possano intervenire in modo più mirato.

Fonti bibliografiche

Il monitoraggio della spesa sanitaria, Rapporto n.12Ministero dell’Economia e delle Finanze