L’orso bruno marsicano è una sottospecie unica di orso bruno, presente solo nel cuore dell’Appennino centrale italiano, principalmente all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Con una popolazione stimata di circa 50-60 individui, è considerato in pericolo di estinzione e rappresenta una delle popolazioni più vulnerabili di grandi carnivori in Europa.
Una delle caratteristiche più sorprendenti che emerge da recenti ricerche è il profilo comportamentale di questo animale. Rispetto ai suoi ‘cugini’ bruni, che vivono in altre regioni europee e nordamericane, è geneticamente meno aggressivo e più incline alla convivenza con l’uomo.
Questo tratto, oltre a essere osservabile sul campo, trova riscontro nelle analisi genomiche pubblicate a dicembre 2025 sulla rivista Molecular Biology and Evolution.
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Cosa dice lo studio sull’orso marsicano
Lo studio, condotto da un team di ricercatori italiani e internazionali, ha confrontato i genomi completi di vari esemplari di orso marsicano con quelli di orsi bruni europei centrali e nordamericani.
Gli esiti indicano una diversità genetica drasticamente ridotta nella popolazione appenninica e un elevato grado di inbreeding, fenomeno che consiste nell’accoppiamento tra individui strettamente imparentati o consanguinei. Si tratta di una conseguenza dell’isolamento geografico e demografico protrattosi per millenni.
Tuttavia il punto più interessante riguarda i segnali di selezione naturale rintracciati in geni associati alla riduzione dell’aggressività. Alcuni dei loci genetici che differenziano l’orso marsicano dagli altri orsi bruni sono collegati a comportamenti più docili.
Suggeriscono che pressioni selettive indotte dall’interazione millenaria con l’uomo – come convivenza forzata in territori ristretti – possano aver favorito la sopravvivenza degli individui meno aggressivi.
La spiegazione evolutiva è corroborata anche da ricerche divulgative: l’orso marsicano vive da secoli in un ambiente antropizzato, con costante presenza umana. Gli individui più aggressivi venivano più facilmente uccisi o allontanati, mentre quelli meno conflittuali potevano sopravvivere e trasmettere i loro geni alle generazioni successive.
Gli orsi marsicani non sono animali domestici
Questa gentilezza genetica dell’orso marsicano non implica che questa sottospecie sia del tutto innocua o affine agli umani nelle relazioni sociali, ma indica una tendenza evolutiva verso comportamenti che riducono gli scontri diretti con le persone, favorendo la coesistenza in un territorio frammentato e fortemente antropizzato.
Tuttavia, la situazione rimane critica. La ridotta variabilità genetica comporta rischi come l’accumulo di mutazioni deleterie, che possono influenzare la salute e la resistenza demografica della popolazione.
Conseguentemente, questo plantigrado è oggetto di programmi di conservazione e monitoraggio genetico. È inserito in progetti come Orso 2×50 del Wwf, che mira a raddoppiare il numero di individui entro il 2050.
L’orso bruno marsicano costituisce un esempio eccezionale di come l’evoluzione e la convivenza con l’uomo possano modellare il comportamento e il genoma. La sua storia riflette la complessità delle relazioni tra grandi carnivori e attività umane e sottolinea l’urgenza di strategie di tutela basate su dati scientifici e conservazione genetica, per garantire il futuro di questa popolazione unica al mondo.

Pericolosità e vicinanza ai centri abitati: un dibattito ancora aperto
Il dibattito sulla pericolosità dell’orso bruno marsicano e sul suo avvicinarsi ai centri abitati è un tema complesso che coinvolge scienza, gestione della fauna e percezioni sociali. Secondo i dati scientifici disponibili, non è normalmente aggressivo verso l’uomo e gli incontri diretti con persone sono molto rari.
Questi animali tendono a evitare il contatto umano e a ritirarsi quando percepiscono persone nelle vicinanze, piuttosto che attaccare in assenza di provocazioni dirette (come può essere quella di avvicinarsi improvvisamente, specialmente in presenza di cuccioli). Ciò non significa che non vi possano essere incidenti, ma indica che gli orsi, in condizioni naturali, non cercano il conflitto con le persone.
Tuttavia l’avvicinamento ai centri abitati può avvenire quando questi animali sono alla ricerca di cibo, soprattutto in estate e autunno, periodo in cui cercano di accumulare riserve per il letargo.
I media riportano frequenti avvistamenti di orsi presso paesi e frazioni dell’area appenninica, spesso legati alla presenza di rifiuti non custoditi, frutta o altri alimenti a portata di zampa.
Questi avvistamenti scatenano talvolta preoccupazione nella popolazione locale, spingendo alcune amministrazioni ad adottare misure preventive, come recinzioni bear-proof o a sposare progetti volti a incrementare risorse alimentari naturali lontano dai centri abitati.
La percezione di pericolo varia anche in base all’esperienza storica e culturale delle comunità. Le aree con lunga tradizione di convivenza con grandi carnivori tendono ad avere atteggiamenti più informati e meno allarmistici, mentre in contesti dove tali incontri sono meno familiari prevale una percezione di rischio maggiore, non sempre proporzionata ai dati scientifici.
Il punto centrale è sempre uno: in un contesto in cui il cambiamento climatico provocato dall’uomo sta portando le specie animali a modificare il proprio comportamento, dove può arrivare il diritto alla presunta difesa a discapito della salute e del benessere di specie animali che si stanno semplicemente adattando a mutamenti che non hanno chiesto né contribuito a porre in essere?
Fonti bibliografiche
Coexisting With Humans: Genomic and Behavioral Consequences in a Small and Isolated Bear Population – Oxford Academic;
Behaviour of solitary adult Scandinavian brown bears (Ursus arctos) when approached by humans on foot – PubMed;
Positive perceptions of brown bears linked to long-term cohabitation in the Iberian Peninsula – Nature.com