I compiti a casa fanno male, lo dice la scienza

I compiti a casa fanno male. A svelarlo alcune ricerche scientifiche dell'Oms e di un pedagogista italiano secondo cui non aiuterebbero ad aumentare la conoscenza

I compiti a casa fanno male. A rivelarlo sono alcuni studi scientifici secondo cui studiare nell’ambiente domestico non aiuterebbe ad apprendere le nozioni, attivando solo la memoria a breve termine e creando quindi una conoscenza “usa e getta”. Pagine da studiare, esercizi di matematica, temi e disegni non fanno altro che creare stress e tensione, senza portare nessun beneficio al bambino.

Ne è convinto Maurizio Parodi, pedagogista e dirigente scolastico, che da anni porta avanti questa teoria sulla scuola grazie anche ad alcuni libri come “Basta compiti! Non è così che s’impara” che tratta proprio questo tema. Lo studioso e l’associazione Liberamente qualche giorno fa hanno dato vita a Trento ad una conferenza intitolata “Basta compiti! Riflessioni sulla scuola che vorrei”, il cui è stato analizzato il ruolo dei compiti nel percorso scolastico.

“Stiamo parlando di un problema grave che ci coinvolge tutti: docenti, studenti, genitori – ha spiegato Parodi in una recente intervista – . Lo studio domestico è inutile, perché le nozioni che sono memorizzate per l’interrogazione del giorno successivo, dopo un breve periodo di tempo vengono dimenticate, perché si attiva solo la memoria a breve termine: non c’è apprendimento; si tratta di un sapere usa e getta”.

Della stessa idea anche l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che dopo una serie di studi ha concluso che aumentare i compiti non corrisponde ad un incremento del sapere. Questa “filosofia scolastica” d’altronde è stata già messa in atto da diversi paesi, con ottimi risultati, come la Finlandia, dove gli studenti sono fra i primi in Europa, ma passano molte meno ore a scuola e non hanno compiti a casa.

“Il dato paradossale  – ha svelato lo studioso – riguarda, appunto, i compiti: a fronte di una mole doppia, tripla e in certi casi quadrupla di compiti assegnati, rispetto ai coetanei non solo europei, il tasso di analfabetismo funzionale rimane uno dei più alti d’Europa. Si tratta dell’incapacità di usare in modo efficiente abilità elementari di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni di vita quotidiana”.

Niente più compiti dunque? “I compiti sono necessari – ha ribadito Parodi -, ma non bisogna darne troppi. Nessuno ha mai dimostrato che i compiti siano necessari, infatti ci sono insegnanti che non ne assegnano, gli studenti dei quali hanno percorsi scolastici assolutamente “regolari”, e, come detto, prosperano scuole di eccellenza che li hanno eliminati. Il punto è proprio questo: se sono utili, necessari, si diano; se sono inutili, addirittura dannosi si evitino: primum non nocere”.

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I compiti a casa fanno male, lo dice la scienza