Un posto dove non esistono gerarchie, regole rigide e dove poter essere noi stesse. Il Third place è la nostra safe zone, dove ci piace creare connessioni autentiche con le amiche.
È essenziale per la socializzazione lontana dalla performance.
Il problema? Lo stiamo ancora cercando.
Indice
Cos’è il Third place e perché ci manca davvero
Se ci fermassimo a riflettere sulla nostra routine, riusciremmo a trovare un “Third place”? Un Central Perk o MacLaren’s Pub 2.0.
La casa è il primo luogo, dove si vive la propria quotidianità e l’intimità familiare. Il secondo è il lavoro, in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo.
Il Third place, o terzo luogo, è uno spazio in cui non esistono gerarchie e regole formali, in cui siamo liberi di socializzare in uno spazio informale e accogliente. È un luogo lontano dalle mura domestiche e dall’ufficio.
Un po’ come Friends ma senza copioni e risate finte di sottofondo.
In poche parole, il punto di ritrovo con le nostre amiche.
E no, anche riflettendoci non riusciremmo a trovare il Third place nella nostra routine. La sua mancanza si sente quando vorremmo avere un “posto nostro”, in cui essere noi stesse senza rispettare alcuna regola.
Il Third place non è sparito all’improvviso. È stato sostituito piano piano: prima da Instagram, poi dalle chat infinite, poi dalla comodità di restare a casa. Il risultato? Parliamo sempre sugli spazi virtuali, ma ci vediamo sempre meno.
Siamo cresciute così, ma stiamo realizzando che, per quanto iperconnesse, abbiamo voglia di legami autentici e reali.
Ci manca un senso di appartenenza a un luogo, a una routine e a un gruppo di amiche vero.
Sta diventando sempre più un lusso uscire e frequentare assiduamente il nostro potenziale Third place. Ma ci manca sempre di più, perché non è solo un luogo per socializzare, è uno spazio che ci tiene insieme.
Third place: com’è cambiato il modo di stare insieme
I nostri genitori sono soliti raccontarci dei pomeriggi passati in giro con il gruppo di amici, il cui ritrovo era sempre lo stesso punto.
Gli incontri erano reali e spinti solo dalla voglia di stare insieme e dare valore ai “momenti morti”: era proprio una Coca Cola in un diner a regalare i ricordi migliori.
C’era intenzione, l’intimità di appartenere tutti allo stesso luogo e una routine stabile che rendeva concreto il legame di amicizia.
Noi non abbiamo avuto la stessa fortuna. Il Third place è scomparso man mano, venendo sostituito dagli spazi virtuali.
Anche il gruppo tra amiche su WhatsApp è considerabile un luogo dove ci si “incontra” e si scambiano chiacchiere.
È sicuramente bello quando il “drin” annuncia un nuovo messaggio “Ragazze, gossip”, ma vogliamo davvero paragonarlo con un bar di fiducia in cui ritrovarsi ogni volta che si vuole spettegolare?
La mancanza che sentiamo per un luogo nostro e delle nostre amiche, in cui rifugiarci quando non vogliamo stare a casa e non siamo al lavoro, ha un nome. Il Third place è importante perché rende reale il rapporto di amicizia tramite la condivisione dello stesso luogo.
Gli spazi virtuali non sono uguali, poiché dietro lo schermo siamo comunque sole. Non c’è interazione vera, vicinanza fisica né l’intimità di essere insieme.

La socialità si paga: il peso economico di un Third place
Dobbiamo essere realiste, di questi tempi dobbiamo ritenerci fortunate a non pagare anche per l’ossigeno che respiriamo.
Uscire è costoso e spesso preferiamo restare in casa e organizzare serate con le amiche davanti a un bicchiere di vino.
La mancanza di un Third place la si deve anche al continuo aumento dei costi di vita: sarebbe impensabile andare ogni sera allo stesso bar e consumare.
Molte attività, inoltre, richiedono la consumazione obbligatoria, e ciò può disincentivare l’uscita, poiché il desiderio è solo di ritrovarsi insieme in un luogo condiviso.
Avere una vita sociale costa, gira un po’ tutto intorno all’economia, quindi i luoghi accessibili liberamente stanno diminuendo drasticamente.
E anzi, sono proprio i bar più costosi da cui vogliamo stare alle larga: il Third place funziona quando ha un’atmosfera accogliente, sembra una seconda casa ma senza regole imposte.
Ma ad oggi è un’atmosfera costosa che non tutti si possono permettere, sicuramente non con una frequenza quotidiana.
AAA, cercasi tempo per frequentare il terzo luogo
La mancanza di tempo è un fattore da non sottovalutare. Più cresciamo, più i nostri impegni aumentano e i momenti da dedicare alle amiche scarseggiano.
Per fortuna siamo sempre un passo avanti e ora ci piace andare a fare commissioni con le amiche, pur di mantenere una vita sociale senza rinunciare agli impegni.
Il rito di ritrovarsi dopo il lavoro nello stesso posto, come abbiamo visto per anni in How I Met Your Mother, è un po’ inverosimile se pensiamo a quanto tempo ci occupano i ritmi di vita attuali.
Non è semplice coordinare tutto mentre viviamo il lavoro e le finanze in modo precario: spesso la sera ci si concentra sul cercare alternative lavorative.
Crearsi una propria indipendenza richiede tempo e sacrificio: il Third place sarebbe davvero essenziale per staccare la spina, ma nel tempo è stata la prima cosa ad essere sacrificata.
Micro-rituali urbani: dove trovare il tuo Third place
Forse trovare un vero e proprio Third place risulta un po’ impossibile. Però ci sono dei posti che, se frequentati con costanza, possono diventare un luogo di ritrovo.
Ti capita di andare in biblioteca per studiare? Se conosci qualcuno, vi verrà naturale ritrovarvi alla stessa ora a studiare insieme o a scambiare due chiacchiere.
Lo stesso discorso vale per la palestra: trovare qualcuna con cui condividere consigli o per allenarsi insieme può aiutare la socializzazione e diventare il terzo posto in cui avere un piccolo rituale.
Sono tutti luoghi che frequentiamo già per nostri motivi; sta a noi trasformarli nel nostro posto. Per sentirci noi stesse, accolte e senza performance.
È triste che per mancanza di soldi e tempo non ritagliamo un momento solo per il Third place, per poter dare davvero valore a quei momenti.
Però forse è meglio così: iniziare a piccoli passi a riconquistare il proprio posto e liberare la nostra voglia di socialità.
Forse non abbiamo più un Third place, ma ogni volta che troviamo il tempo di sederci allo stesso tavolo, stiamo recuperando qualcosa di perso.