Dopo i consigli di maggio, altri quattro libri che ci hanno colpito, emozionato, divertito, fatto piangere, ridere o riflettere. Quattro consigli, quattro pillole di lettura e… libertà.
Una pillola di lettura per… accettare e perdonare
“Tutta la vita che resta” e “Io che ti ho voluto così bene” di Roberta Recchia (Rizzoli)
Una scrittrice che con due soli libri ha conquistato il pubblico, grazie ad una scrittura appassionante e a storie dolorose ma piene d’infinito amore. Roberta Recchia con i suoi due primi romanzi Tutta la vita che resta e Io che ti ho voluto cosi bene (qui l’intervista in cui ce ne parla), da leggere possibilmente in questo ordine, è entrata nel cuore di milioni di lettori. Non poteva essere altrimenti, grazie a una scrittura che ti incolla alle pagine e a storie intrise di grande dolore e di immenso amore, di peccato e soprattutto di perdono. L’unica forma d’amore, forse la più grande di tutte, capace di portare all’accettazione e alla rinascita.

Una pillola di lettura per… cuori forti (appassionati di Roma)
“Il Discepolo” di Giovanni Ferrero (Salani)
Roma di sera, le note di un violoncello a Villa Medici, una donna misteriosa con occhi allungati e un’eleganza disarmante. Inizia così “Il Discepolo”, il nuovo romanzo di Giovanni Ferrero – sì, quel Ferrero – che dimostra ancora una volta che scrivere è la sua seconda vocazione, e non una vocazione secondaria. Al centro della storia c’è Ernest, un artista dalla vita tranquilla che si ritrova invischiato in uno dei misteri più incredibili che si possano immaginare: un dipinto attribuito a Caravaggio – forse la sua prima tela – compare in Vaticano e potrebbe così riscrivere secoli di storia della Chiesa. Arte, fede, potere, amore: tutto si intreccia con un ritmo che lascia senza respiro e costringe a rimanere incollate alle pagine del libro.

Una pillola di lettura per… capire il lato selvaggio della vita
“Sul lato selvaggio” di Tiffany McDaniel (Blu Atlantide)
Un libro che, prendendo spunto da alcuni sparizioni femminili avvenute in Ohio tra il 2014 e 2015 (quasi tutte tossicodipendenti dedite alla prostituzione), racconta una storia dolorosa di donne segnate e predestinate fin dalla propria infanzia, ma che cercano di rendere bello anche il lato selvaggio della loro vita. “La mia vita l’ho vissuta sul lato selvaggio ma vorrei dire che sul lato selvaggio c’era comunque amore. Amore per noi, amore da parte nostra, amore fra di noi. Siamo state figlie, sorelle, madri ma nessuno crederà mai a questo se non dopo aver pensato che eravamo tossicodipendenti, prostitute e individui dalla mente debole, di cui è stato facile sbarazzarsi per poi dimenticarle. Vi dimenticherete anche di noi, ma se per caso dovessimo tornarvi in mente, ricordatevi che siamo state figlie, sorelle, madri. Ricordateci per questo”.

Una pillola di lettura per… chi ha bisogno di sentirsi meno sola
“La cura” di Concita De Gregorio (Einaudi)
Ci sono libri che si leggono e ci sono libri che ti leggono dentro. “La cura” di Concita De Gregorio appartiene alla seconda categoria. Un giorno d’agosto una donna lascia ai figli una lettera di istruzioni – dove trovare i doposci, per dirne una – perché non sa quando tornerà. Non è il diario di una malattia, ci tiene a precisarlo lei stessa: è qualcosa di più profondo e più vero. È la storia di come, anche nei momenti più bui, qualcuno ci salva. L’infermiere che ti canta la tua canzone preferita mentre ti impiantano un port endovenoso. Angelina, la responsabile del reparto, con la sua tenerezza ruvida. Il professore cresciuto in Aspromonte diventato luminare senza dimenticare da dove viene. Concita De Gregorio – giornalista, scrittrice, donna di rara sensibilità – ribalta ogni stereotipo sulla fragilità e sulla guarigione, e ci ricorda che “il dolore arriva da solo e comunque arriva sempre”: quello che possiamo scegliere è come affrontarlo. Con bellezza. Con un pizzico di allegria. Con gli altri e mai da soli.
