Fede, peccato e castità. E se i sacerdoti amassero le donne?

Dati ufficiali non ce ne sono. Ma ci sono le storie delle persone che hanno scelto di vivere delle relazioni clandestine tra il silenzio, la paura e il peccato

E se gli uomini di chiesa amassero liberamente le donne? Una domanda, questa, che forse non ci siamo mai posti, perché conosciamo già la risposta. Perché sappiamo ciò che è giusto e cosa è sbagliato. Ma cosa è davvero giusto e cosa è sbagliato quando si parla d’amore? È questo il quesito che deve essersi posta Marie-Laurence Brunet che, per prima, ha amato un prete, diventando la sua compagna per sei anni.

Il suo nome forse è sconosciuto ai più, ma non a tutti, specie a quelli che conoscono bene il peccato dei peccati. Quello che non si può pronunciare, quello che deve essere messo a tacere.

E invece Marie-Laurence Brunet non solo ne ha parlato, ma ha fatto di più. Ha creato un’associazione dal nome Plein Jour che denuncia le contraddizioni religiose, le relazioni clandestine, che invita a vivere l’amore alla luce del sole e sostiene tutti i sacerdoti e le loro compagne.

Sacerdoti che amano le donne

“Plein Jour intende combattere contro questa inappropriata e pericolosa regola del celibato imposta a coloro che vogliono servire le comunità cristiane come sacerdoti nella Chiesa cattolica romana, è questo l’obiettivo primario dell’associazione Plein Jour descritto a grande caratteri sull’homepage del loro sito web.

A fondare quella che sembra una realtà considerata oltraggiosa per tutti i credenti, è stata lei, Marie-Laurence Brunet. La donna che sostiene gli uomini e le donne di chiesa, quella che crede nell’amore libero indipendentemente dalla fede e dal voto di castità. Lei che per prima ha vissuto per 6 anni all’ombra delle regole religiose, vivendo una relazione clandestina con un prete.

Quello che fa l’associazione è chiaro sin dalla sua presentazione: appoggiare l’amore tra gli uomini e le donne di chiesa, sostenere le loro relazioni segrete attraverso l’ascolto telefonico e il supporto psicologico, con video e incontri, con le storie raccontate da chi ha avuto il coraggio di uscire da quello che sembra essere un vero e proprio calvario sentimentale.

E sì perché se è vero che non esiste nessuno studio ufficiale su questo argomento, che rimane uno dei più grandi tabù della chiesa e degli uomini di fede, è vero anche che la storia ci conferma, seppur spesso in via ufficiosa, che sono molte le persone che cadono in quella che viene definita una tentazione. Un peccato questo che spesso costringe i sacerdoti a rinunciare alla fede e alla vocazione cosa da potersi  sposare. Un peccato che viene punito con quella che è la sanzione peggiore da affrontare: l’attacco alla moralità.

Ma il problema, come la fondatrice di Plein Jour sostiene, non è più solo di carattere morale, quanto più istituzionale, che sorge proprio quando l’amore si divide. Da una parte quello umano, dall’altra quello divino.

“Noi che amiamo questi uomini”

La storia raccontata da Marie-Laurence Brunet, quella che la vede protagonista di una relazione clandestina con un prete, la stessa che probabilmente gli ha dato la spinta di creare un’associazione a sostegno dell’amore libero, non è l’unica. Lei non è quel granello di sabbia in mezzo all’oceano che si disperde, ma è solo uno dei tanti che cerca di tornare alla riva, per farsi vedere, per farsi accettare.

Alla sua voce, col tempo, se ne sono unite tante altre che però si sono perse tra gli echi delle cose che non devono essere dette. Come quella delle ventisei donne che hanno inviato una lettera a Papa Francesco con una richiesta ben precisa, quella di poter vivere alla luce del sole le loro relazioni.

“Noi amiamo questi uomini, loro amano noi, e il più delle volte non si riesce pur con tutta la volontà possibile, a recidere un legame così solido e bello”. La richiesta è quella di rivedere le norme che regolano il celibato, le stesse che ostacolano l’amore. Già perché qui non si parla di reati, di sessualità e perversione, e neanche di pedofilia. Qui si parla solo di un amore corrisposto che non può essere vissuto alla luce del sole e che si macchia di una colpa che nessuno dovrebbe mai avere quando si parla di sentimento.

La scelta, i preti e l’amore

A raccontare quell’amore che infrange le leggi canoniche ci hanno pensato anche Paolo Mondani e Daniele Autieri con un’inchiesta andata in onda su canale Nove dal nome La scelta – I preti e l’amore.

I due giornalisti, attraverso un viaggio investigativo, hanno indagato sull’altro volto della Chiesa Cattolica dei nostri tempi, quello che non può essere svelato, quello che non ha il diritto di farlo. Hanno raccolto le storie di sacerdoti e di monache, quelle che amano in segreto, che vivono o hanno vissuto relazioni all’ombra della morale e delle regole imposte, e che a volte hanno persino messo al mondo dei bambini, quelli nati da un peccato.

Per loro non ci sono sconti o accettazioni, l’unica via che hanno per ottenere il lieto fine è quello di rinunciare alla vocazione, di appendere e abbandonare per sempre l’abito ecclesiastico.

E sono tante, queste storie, anche non hanno mai visto la luce. Sono così tante da aver dato vita a quello che è un vero e proprio fenomeno che vive e sopravvive all’interno dei meandri della Chiesa, tra il silenzio, la paura e il peccato.

Dati ufficiali, come abbiamo detto, non ce ne sono. Diventerebbero proibiti, immorali, impronunciabili. Ma dove non arrivano i numeri, allora, ci pensano le storie e le esperienze delle persone, perché quelle sono reali.

Come quella di Rosario Mocciaro e di sua moglie Elena, che hanno raccontato senza remore, e con un pizzico di nostalgia che appartiene sempre alle cose belle, della paura che li ha pervasi quando si sono resi conto che la loro amicizia si stava trasformando in qualcosa in più. Perché a dividerli c’erano tante, troppe cose. C’era l’abito talare, c’erano le famiglie, c’era una promessa, ma soprattutto una legge da infrangere, quella ecclesiastica.

Eppure Rosario Mocciaro, sacerdote siciliano e ospite all’abbazia di San Paolo a Roma, lo ha fatto. Ha lasciato tutto per sposare la sua Elena, per consacrare quell’amore terreno che non credeva di poter vivere. L’unica cosa che ha chiesto alla Chiesa Cattolica è stata la sua riammissione. È quello che credono tutti.

Ma dall’altra parte c’è chi è fortemente convinto che le donne, così come una famiglia, non siano altro che una fonte di distrazione per gli uomini di chiesa. C’è anche un decreto, il Presbyterorum Ordinis n. 16, che parla del celibato come unica imitazione di Cristo, come testimonianza alla vita futura.

Eppure non è per tutti così. Non lo è per tutte le persone che pensano che quell’amore, in realtà, è arricchimento e può convivere perfettamente con la fede, non lo è per tutti i preti sposati che hanno lasciato il sacerdozio per celebrare l’amore terreno, per contrarre il matrimonio.

Non lo è neanche per Vocatio, il movimento italiano fondato nel 2016, che accoglie le famiglie dei preti che hanno abbandonato l’abito talare e le donne che amano sacerdoti. Che raccoglie gli uomini di chiesa e dà loro una voce per cambiare le cose.