E se l’attesa del nostro prime fosse essa stessa il momento d’oro? Sui social è utilizzato per indicare l’età o il periodo in cui tutto sembra incastrarsi alla perfezione. La nostra versione più bella, sicura, realizzata e felice. Ma nella corsa per raggiungerla, quanto rischiamo di trasformare il presente in un’infinita attesa del “momento migliore”?
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“Nel mio prime”. Cos’è e cosa significa davvero
Come ci piacciono gli inglesismi, e soprattutto, usare il linguaggio di TikTok nella quotidianità. Essere nel proprio “prime“significa vivere il momento di massimo splendore della propria vita: quando tutto fila liscio a scuola, al lavoro, nella vita sociale e con se stesse. Il prime può essere un periodo di vita oppure un’età. Sono molti i video in cui “essere nel prime” viene utilizzato anche come meme, per esempio inserendo foto della propria infanzia e riferendosi al periodo come il migliore in termini di spensieratezza.
Se esiste davvero un “momento prime”, viene da chiedersi quando succederà o se non ce lo siamo lasciate scappare senza accorgercene. Il nostro momento d’oro porta con sé l’idea di un picco: successo, bellezza, sicurezza e soddisfazione. Chi non vorrebbe viverlo?
Il problema è che sentiamo costantemente il peso del paragone con i prime delle altre persone. Ci sentiamo in difetto perché non abbiamo vissuto gli stessi momenti di successo che vediamo online. Ma chi decide cos’è il successo? Inoltre, restando in attesa del nostro momento perfetto, rischiamo di trasformare il presente nell’estenuante preparazione alla fase successiva, perdendoci importanti traguardi.
Forse è proprio qui che si nasconde una delle contraddizioni del prime: desideriamo un periodo in cui tutto sia perfetto, ma la perfezione ci obbliga a essere costantemente produttive. Anche quando ci sentiamo stanche, anche quando qualcosa non va, anche quando avremmo semplicemente bisogno di fermarci. Se ogni momento deve essere potenzialmente quello migliore, rischiamo di non concederci più il diritto di attraversare quelli normali.
Perché vogliamo essere nel prime a tutti i costi
Ci vengono sempre mostrate vite perfette, e noi ci caschiamo tutte le volte. Il prime è certamente un bel momento: tutto splende ed è al posto giusto. Ma è inverosimile che sia sempre così, e la sfida non è arrivare al nostro momento d’oro preparate, ma accettare anche la mediocrità: i momenti della vita in cui non c’è niente da idealizzare o da rendere una storia su Instagram. Sono solo momenti in cui esistiamo e facciamo del nostro meglio per arrivare a fine giornata.
I social sono invasi dai video in cui si esalta il proprio prime, alzando molto le aspettative. Tutte desideriamo sentirci realizzate, avere successo e provare l’impagabile sensazione di appagamento quando tutto va nel verso giusto. Molti direbbero: “Sei giovane e in salute, nel fiore dei tuoi anni di vita”. E quindi il nostro momento d’oro può essere solo da adolescenti? O solo vivendo l’aesthetic delle messy girl perché attrae di più?
La pressione sociale che arriva dai social ci toglie molte energie. Ci viene fatto credere che il prime sia solo uno, senza possibilità di decidere cosa significhi per noi sentirsi realizzate e avere successo. Si innesca in noi il desiderio di arrivare il prima possibile al nostro momento d’oro attraverso palestra, la corretta alimentazione, lo studio matto e disperato. Ci dà l’illusione di avere il controllo sul nostro destino e sull’immagine che gli altri si creano di noi.
Vogliamo essere nel nostro prime quasi per voler dimostrare agli altri che anche noi sappiamo essere belle, avere successo ed essere realizzate contemporaneamente.
Viene a mancare l’accettazione della semplicità, del corso della vita fatto di alti e bassi e sì, anche di periodi in cui non succede nulla in particolare. Perché non tutto deve diventare un’esperienza da raccontare, fotografare o trasformare in una versione idealizzata di noi stesse.

Il glow up non finisce mai: quando migliorarsi diventa un’ossessione
TikTok ci mostra continuamente persone apparentemente al massimo della loro vita, facendoci sentire “indietro” e alimentando il confronto. Cerchiamo di essere migliori, di vivere anche noi le stesse sensazioni di invincibilità.
Uno degli effetti dello scorrere contenuti sul prime degli altri è la ricerca ossessiva per il nostro momento d’oro. Oltre alla sensazione di inadeguatezza, diventiamo quasi dipendenti dal self-care: makeup, palestra, skincare, ricerca del lavoro dei nostri sogni. Ogni cosa pur di avvicinarci al traguardo tanto atteso: il prime. Diventa una corsa a perdifiato poiché abbiamo paura di perderci il nostro prime, di non apprezzarlo abbastanza.
E così ci affanniamo a cercare una perfezione che poi dobbiamo apprezzare fino in fondo. Magari arriviamo stanche o non completamente realizzate, ma facciamo un sorriso e passa tutto: dobbiamo vivere al massimo il nostro prime.
Cerchiamo di essere al massimo della nostra produttività per formare una versione sempre “migliore” di noi. Una versione che nasce dall’insoddisfazione mentre scorriamo i social. Non si perde un po’ il senso dell'”essere nel prime”? Vivere il proprio momento d’oro sulla base delle aspettative sociali, delle pressioni e del confronto con altri, significa viverlo davvero?
A che età si è nel prime?
Con il trend “Essere nel prime”, si è diffusa anche l’idea che ci sia una certa scadenza. Il momento di successo è uno e ha una data di inizio e una di fine, come si può capire dai video su TikTok.
“Quando ero nel prime” e vengono mostrate foto di serate con amici, spensieratezza e poche responsabilità. Ma chi ha deciso che il prime riguardi solo una fetta della nostra vita?
È importante riconoscere ogni momento di gioia che ci capita e capire che non tutto ciò che sui social viene considerato “successo”, per noi ha la stessa importanza. Il prime della vita è soggettivo ed è il connubio tra la consapevolezza del proprio valore e la fiducia in se stesse. Le opportunità di vita non finiscono dopo una certa età, nemmeno le possibilità di riscatto o di rinascita.
Sentirsi bene nella propria vita e cambiarla quando qualcosa è fuori dalle nostre corde: così siamo libere e realizzate.
Ed è così che il presente diventa il vero prime, il momento d’oro della nostra coscienza: vivendo un periodo florido per ciò che noi riteniamo importante e riconoscendolo.