Il ficus occupa da anni l’angolo del salotto, le piante aromatiche si trovano sul balcone, il tiglio sotto casa ogni primavera riempie la via di profumo. Li vediamo ogni giorno e quasi non ci facciamo caso, convinti che si limitino a crescere, in silenzio, senza accorgersi di nulla. E se invece fossero loro a osservare noi? È la domanda a cui si sta dedicando una parte della scienza.
Le piante sentono, scelgono, reagiscono: cosa hanno scoperto gli scienziati
Il nome che in Italia tutti associano a questa rivoluzione è quello di Stefano Mancuso, che a Firenze dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale e da anni racconta le piante come organismi sensibili e intelligenti. Insieme al biologo František Baluška e a un gruppo di ricercatori giapponesi ed europei, nel 2018 ha firmato sulla rivista Annals of Botany uno studio che ha fatto il giro del mondo.
Il team ha sottoposto alcune piante a diverse sostanze anestetiche, tra cui l’etere, usato storicamente anche in chirurgia. La Venere acchiappamosche, la pianta carnivora che serra le foglie come una tagliola appena un insetto la sfiora, ha smesso di reagire. Ha ripreso a reagire circa un quarto d’ora dopo la rimozione dell’anestetico.
La Mimosa pudica, la sensitiva che ripiega le foglioline al minimo contatto, è rimasta immobile per ore, come addormentata. Gli anestetici possono quindi bloccare temporaneamente alcuni movimenti delle piante. Nella Venere acchiappamosche, i ricercatori hanno anche registrato la soppressione dei potenziali d’azione, i segnali elettrici coinvolti nella chiusura della trappola. Una somiglianza che aveva già colpito, nell’Ottocento, il fisiologo francese Claude Bernard, convinto che piante e animali condividessero un’essenza comune.
Le piante hanno una coscienza? Il dibattito scientifico
Le piante non hanno un cervello, né neuroni. Eppure percepiscono la luce, la gravità, l’umidità, le vibrazioni, riconoscono le sostanze chimiche nell’aria e nel terreno, comunicano tra loro e reagiscono ai pericoli. Secondo Mancuso, la loro intelligenza non è racchiusa in un unico organo di comando, ma diffusa in tutto il corpo, come una rete. Un modo di essere al mondo radicalmente diverso dal nostro, che forse proprio per questo abbiamo faticato a riconoscere.
Non tutti, nella comunità scientifica, sono pronti a usare la parola coscienza. Nel 2019 il botanico Lincoln Taiz e alcuni colleghi hanno sostenuto che, senza un sistema nervoso, le piante non possano averne una. Ma il dibattito è aperto, anche in virtù del comportamento stesso delle piante.
Con il riscaldamento globale, molte specie di alberi stanno spostando lentamente il loro areale verso nord e verso quote più alte, in una migrazione che dura decenni e che ricorda quella degli animali. Secondo una stima pubblicata su Nature, sulla Terra vivono circa tremila miliardi di alberi: una presenza immensa, che finora abbiamo trattato soprattutto come una risorsa. Forse dovremmo considerare che il limite non è delle piante ma del nostro sguardo. Vivono su tempi così lenti che, per accorgerci dei loro movimenti, abbiamo bisogno di accelerare le immagini con il time-lapse. Per capirle davvero dovremmo imparare a osservarle alla loro velocità.