Sarah Jane Ranieri: da Radio Deejay a Rai Radio Due, la voce che resta

Dall’addio a Radio Deejay, alla paura di non essere abbastanza, fino al ritorno su Rai Radio2: quando la voce diventa casa

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Irene Vella

Giornalista, Storyteller, Writer e Speaker

Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

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Ci sono amicizie che nascono per lavoro e poi diventano qualcosa di molto più profondo. Restano nel tempo, attraversano gli anni, le vite che cambiano, le strade che si separano e poi si ritrovano.
Sarah Jane Ranieri per me è questo.
Siamo amiche ormai da tanti anni e posso dirlo senza esitazione: è una delle persone più generose che abbia incontrato. Di quelle che ci sono davvero. Sempre. Nei momenti belli e in quelli difficili, quando la vita accelera o quando invece sembra fermarsi. Quando la chiami, risponde. Quando hai bisogno, arriva. Senza rumore, senza calcoli, con quella naturalezza rara che appartiene solo alle persone autentiche.
Oggi Sarah Jane è tornata dove, forse, è sempre stata destinata a stare: davanti a un microfono.

È in onda ogni mattina su Rai Radio2, dopo un percorso professionale importante che l’ha vista protagonista anche a Radio Deejay e in tanti progetti radiofonici e sociali vissuti con una sensibilità speciale.
È una mamma meravigliosa, una moglie presente, figlia di una donna straordinaria — e soprattutto una professionista incredibile. Una voce capace di entrare nelle case delle persone con empatia, leggerezza e verità.
Sono felice, profondamente felice, di vederla di nuovo in radio.
Perché ci sono luoghi che non sono solo lavoro: sono casa.
E la radio è esattamente il posto dove Sarah Jane Ranieri merita di essere.

Sarah Jane
Ufficio Stampa
Sarah Jane

Sarah Jane, se dovessi raccontarti oggi a chi ti ascolta per la prima volta su Radio2, chi sei davvero fuori dal microfono?
Fuori sono come in radio. Mi piace ascoltare le storie degli altri e chiacchiero con tutti. La differenza è solo nello stare senza microfono e cuffie.

La tua carriera nasce quasi per caso, da una telefonata. Quanto contano il coraggio e quanto l’istinto nelle scelte che cambiano la vita?
La telefonata di cui parli risale al 2005. Istintivamente mandai un messaggio al Volo del mattino, il programma di Fabio Volo – ma poi ci volle molto coraggio per cambiare davvero la mia vita e seguire il suo consiglio di fare radio.
Ti dico solo che mio padre non ha ancora accettato l’idea che abbia lasciato il posto fisso in Vaticano.
Ero assistente di direzione dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Coraggio e istinto vanno di pari passo, a ritmi alterni – l’uno non esclude l’altro.

Hai detto più volte che la radio è un luogo di libertà. Che cosa ti permette di dire o essere che nella vita quotidiana non riesci sempre a fare?
In radio sono una voce, fuori ho un volto, una famiglia a cui devo rendere conto e di cui mi occupo e preoccupo.
La radio è la mia ora d’aria, non ho preoccupazioni dei miei amori fuori, è il pilota automatico, il mio elemento naturale.

Hai lavorato a lungo con bambini gravemente malati attraverso il Dynamo Camp. Che cosa ti hanno insegnato loro sulla vita e sul tempo?
14 anni in una sola risposta, cavolo, non è facile. Forse mi hanno insegnato a riflettere prima di parlare, a non giudicare e a sentirsi invincibili solo grazie alla gioia.
Questi bambini mi hanno insegnato a mantenere sempre vivo il mio fanciullo pascoliano, la voce dentro.

C’è un momento, un incontro, un bambino che ti ha cambiata per sempre?
Nel 2012 Daniel, un bambino di sei anni non vedente e autistico mi chiede di spiegargli cosa sia un quadrifoglio. Gli dico che è un’erba speciale, un porta fortuna e lui mi dice che lo desidera tanto. Beh io in quel momento ci ho creduto che lo avrei trovato e così è stato. Dal nulla, in questo prato fuori la mensa dove eravamo seduti, ho trovato un quadrifoglio e gliel’ho regalato.
Grazie a lui mi sono sentita magica.
Un altro episodio che mi ha arricchita è avvenuto più di recente.
La scorsa estate, sempre al Camp, un bambino straniero che oltre a essere sordo non parlava, viene da noi in Radio. Il mio tecnico si offre di fargli fare regia ma lui mi guarda e con l’interprete LIS mi dice che vuole parlare. La sua gioia nel parlare in onda attraverso i suoni e con la traduzione della professionista al suo fianco è stato qualcosa di unico. Siamo noi a crearci limiti. Questi bambini ce lo dimostrano quotidianamente.

Fare qualcosa gratuitamente, oggi, sembra quasi rivoluzionario. Perché per te era importante esserci comunque?
Certe emozioni non hanno costo e prezzo. Ciò che mi ha dato il Dynamo Camp mi ha arricchita umanamente più di ogni altro mestiere.Lavorare con la voce significa anche ascoltare.

Quanto è cambiato il tuo modo di ascoltare gli altri negli anni?
Enormemente.
Un figlio, la famiglia, gli amici, i bambini al Dynamo, fare teatro sono diventati un qualcosa di diverso dove l’ascolto dell’altro, ma anche di me stessa, hanno sostituito una me più attenta al dimostrare che al dare e ascoltare. Nella radio del mattino entri nelle case delle persone quando sono più vulnerabili. Ti senti mai una responsabilità emotiva verso chi ascolta? Il nostro programma che va in onda tutti i giorni dalle 6 alle 7 è un morning show e non ha la pretesa di insegnare nulla, piuttosto vuole regalare un po’ di leggerezza a chi ascolta. Sono sincera, rimanendo fedele a me stessa mi sento responsabile in onda come lo sono fuori.

Sono passati tanti anni dai tuoi inizi: secondo te oggi siamo diventati più capaci di ascoltarci o più soli?
Siamo più soli e quindi facciamo cose per ascoltarci di più, la radio è un’alternativa alla solitudine.

In un momento storico in cui si parla molto di salute mentale e fragilità, che ruolo può avere la radio?
La radio secondo me ha la funzione di sopperire alla solitudine di ognuno di noi, sia di chi parla che di chi ascolta.Qual è stata la paura più grande che hai dovuto attraversare per arrivare dove sei oggi?
Il fallimento. Lasciare Radio Deejay è stato difficilissimo. Ho scelto di concentrarmi nella crescita di mio figlio e di vivere la mia famiglia. Ho provato a trovare una soluzione con l’azienda ma purtroppo non ci siamo riusciti. Quel momento l’ho vissuto come un rifiuto e in me ha generato un trauma. Pensavo di non essere abbastanza e la radio mi è mancata. Ho vissuto un lutto che ho attraversato con la terapia e con la scelta di rimettermi in gioco. Ho iniziato a fare teatro e poi mi sono iscritta a una scuola di cinema. Ho provato a colmare quella voragine con l’arte e sono grata di tutto quello che ho vissuto perché oggi sono un’altra persona rispetto a quella che andava in onda a Deejay.

Se potessi parlare alla Sarah Jane che iniziava nel 2007, cosa le diresti?
Che tutto ha un senso anche le cose più tristi poi ti insegnano qualcosa, anzi forse proprio quelle. Sai come dice il mio caro Fabrizio De André no? Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Ho imparato a camminare con la tristezza e alla fine mi ha dato molto di più di quanto pensassi.

Tu ogni mattina entri nelle case delle persone con la tua voce. Ma quando spegni il microfono, chi si prende cura di Sarah Jane?
Sarah Jane. Perché se non lo faccio io in primis, non può farlo nessuno. E poi tutto il mondo fuori, gli amici, mio marito, la mia famiglia. Insomma devo ringraziare un sacco di persone.

Hai incontrato il dolore molto da vicino lavorando con bambini gravemente malati. Cosa ti ha insegnato quella esperienza su cosa conta davvero, quando tutto il resto si ferma?
Che devo saper fermarmi anche io. Ho anche lavorato nell’ascolto del silenzio e ho cominciato a fare i conti con l’attesa. La pazienza è diventata una mia alleata.

Se oggi una ragazza che ti ascolta alla radio sta cercando il suo posto nel mondo e pensa di non essere abbastanza, cosa vorresti dirle?
Non provarci è un peccato, nessuno ha il manuale per vivere la vita…Tocca improvvisare! Uno dei miei motti è: “mai fai, mai sai”.

Ci sono persone che nella vita incontri e capisci subito che resteranno. Sarah Jane è una di quelle.Una donna che ha attraversato scelte difficili, pause necessarie, paure profonde e ripartenze coraggiose senza mai perdere la sua qualità più rara: l’umanità.
Posso dirlo con certezza: è una delle poche persone per cui metterei davvero la mano sul fuoco.Perché tutto quello che ha costruito — e tutto ciò che ancora arriverà — se l’è meritato. Con lavoro, sensibilità, fatica e una capacità autentica di prendersi cura degli Risentirla ogni mattina alla radio dà una sensazione precisa: quella delle cose che tornano al loro posto.