Maddalena: “Caro amico nasce da una storia personale. Jovanotti? Come un sogno”

Maddalena, la cantautrice più promettente del momento, ci racconta di "Caro amico" e dei suoi concerti in tour con Jovanotti e De André

Foto di Federica Cislaghi

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Maddalena è una delle cantautrici italiane più promettenti del momento. Il suo ultimo brano, Caro amico (Trident Concerts\ADA Music Italy), rappresenta un nuovo significativo capitolo della sua crescita artistica.

Come è nato e di cosa parla il tuo singolo, Caro amico?
È un brano d’amore che nasce da una storia personale. Come spesso accade con le mie canzoni, tutto parte da qualcosa che ho vissuto davvero. In questo caso, da un’amicizia che si è trasformata in passione. È un’esperienza che auguro a tutti: ha qualcosa di divertente, di spontaneo, quasi inevitabile e l’ho voluta tradurre in musica. La cosa bella è che il pezzo si è scritto quasi da solo, con grande semplicità. Spero che questa immediatezza arrivi anche a chi ascolta, senza bisogno di troppe spiegazioni.

Il brano è stato definito un nuovo capitolo della tua crescita artistica. In che senso?
Credo che l’evoluzione artistica sia infinita. Mi auguro di essere sempre un passo avanti rispetto a ieri e uno indietro rispetto a domani. La mia sfida è scrivere canzoni immediate, che non abbiano bisogno di essere spiegate. Un po’ come un quadro che comunica da solo. Caro amico va in questa direzione: volevo che fosse diretto, naturale, quasi inevitabile.

So che stai lavorando a un progetto più ampio?
Sì, c’è un EP in cantiere che sarà il mio primo vero album. Il materiale c’è, ora siamo nella fase più delicata, quella di rifinitura. È un lavoro minuzioso, ma non vedo l’ora di poterlo svelare poco alla volta.

Puoi darci qualche anticipazione?
Posso dirvi che uscirà un nuovo brano in primavera.

Maddalena Caro Amico
Ufficio stampa - Maddalena
Maddalena, “Caro Amico”

Tra le esperienze più importanti del tuo percorso artistico ci sono le aperture ai concerti di Jovanotti e Cristiano De André. Cosa ti hanno lasciato?
Sono state due esperienze molto diverse. Con Jovanotti è stato quasi un sogno: sono cresciuta ascoltando la sua musica e mi sono ritrovata ad aprire i suoi palazzetti con pochissimo preavviso. Ho seguito sei date del tour e ho imparato il mestiere da palco osservandolo. È un artista enorme, ma soprattutto è meticoloso, rigoroso, non si lascia assuefare dal successo. Ho assorbito tantissimo.
Con Cristiano De André è stato diverso, più emotivo. Mi ha colpito la sua capacità di integrare l’eredità artistica del padre con una cifra personale molto forte. Non è semplice portare un cognome così importante e riuscire a trasformarlo in qualcosa di autentico. Sono state due esperienze formative, speciali.

Hai partecipato anche ad Area Sanremo 2024. Il Festival è nei tuoi progetti?
Assolutamente sì. Sfido chiunque a dire il contrario. Ho sempre evitato i talent, anche se oggi riconosco che possono essere vetrine importanti. Sanremo è l’unica dimensione in cui mi rivedo davvero. È un obiettivo che esiste, e anche con forza.

Se dovessi immaginare una collaborazione con chi ti piacerebbe farla?
Ci sono tanti artisti, italiani e internazionali. Ultimamente dico una cosa che suona quasi come una provocazione: Alan Sorrenti. Amo la sua voce e penso sia stato, in un certo momento, poco compreso. Mi affascina l’idea che la musica non abbia tempo e che si possa dialogare anche tra generazioni diverse. Poi mi piace molto anche il panorama pop, urban e indie della mia generazione. Non voglio precludermi nulla.

Che musica ascolti?
Dico sempre che sono cresciuta tra Franco Battiato e Lana Del Rey. Da una parte il cantautorato esoterico e visionario di Battiato, dall’altra la ricerca estetica e raffinata di Lana Del Rey, che pur essendo una pop star mantiene una scrittura molto sofisticata. Tra gli artisti più recenti ho amato molto Lola Young. Mi piace la dimensione cantautorale, ma anche il pop più diretto. Vivo un po’ agli estremi.

Hai trasformato una passione in un mestiere. Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
Dopo il liceo ho vissuto a Londra e poi mi sono laureata in filosofia a Roma. Per un periodo ho cercato di conciliare più cose. A un certo punto sono entrata nella scuola di scrittura del CET di Mogol e lì ho capito definitivamente che scrivere canzoni era la mia chiamata. È la cosa che mi rende più felice e che sento di saper fare meglio. Trasformare in lavoro ciò che ti rende felice dovrebbe essere la missione di tutti.

Come ti vedi tra dieci anni?
A fare questo lavoro. Con lucidità, con più chiarezza e con ancora più consapevolezza.