Settimia Spizzichino e il suo coraggio di ricordare

L’unica sopravvissuta tra le donne rastrellate e deportate dal Ghetto di Roma ad Auschwitz, il 16 ottobre 1943. Lei è Settimia Spizzichino

Chiunque ha attraversato Roma, e più precisamente il quartiere Ostiense, avrà sicuramente notato quel grandissimo ponte che sovrappassa la linea ferroviaria, progettato da Francesco del Tosto. Al di là della sua importanza architettonica, a renderlo unico è il suo valore storico perché quello è il ponte dedicato a Settimia Spizzichino, una donna che non si può dimenticare.

Nata nella capitale il 15 aprile del 1921, a lei va il merito di aver avuto il coraggio di ricordare; Settimia è l’unica sopravvissuta tra le donne deportate del Ghetto del 16 ottobre 1943. “Di mille persone solo 16 fecero ritorno“, si legge sulla targa posta a memoria in via Della Lungara a Roma.

Aveva appena 22 anni quando è stata catturata insieme alla sua famiglia. Riuscì a salvare una delle sue sorelle e due nipotine: «Lei non c’entra, è la donna di servizio. Lasciate che se ne vada con le sue bambine», disse all’ufficiale tedesco. Quel giorno è iniziato il suo viaggio: la destinazione di Settimia era l’inferno, conosciuto allora come Auschwitz-Birkenau.

Superò una prima selezione, la sua vita non finì nelle camere a gas come successe a sua madre e a sua sorella, ma il suo destino non era neanche quello del lavoro coatto. La donna fu portata al blocco 10 del campo, nel laboratorio di Josef Mengele, il luogo dove qualsiasi esperimento sugli esseri umani era permesso.

“Scelta” come cavia umana, Settimia superò la scabbia, il tifo e tutte le altre malattie iniettate per sperimentare nuove cure, sotto gli occhi di chi credeva che non ce l’avrebbe mai fatta. E invece lei ce l’ha fatta eccome.

È sopravvissuta alla marcia della morte e alle fucilazioni di massa nascondendosi tra i cadaveri fino a risentire sulla pelle il calore del sole di primavera quel 15 aprile, quando viene liberata, proprio nel giorno del suo compleanno. Tornò a casa l’11 settembre del ’45.

Dopo il ritorno a Roma, Settimia Spizzichino è frenata dai racconti e dal pudore, del resto come la si può biasimare? In quei luoghi oscuri nessuno vorrebbe mai tornare. Poi, con lo stesso coraggio e la tenacia che l’hanno tenuta in vita, sceglie di raccontare, e non solo: diventa un’instancabile testimone di quei giorni. Lei doveva raccontare la Shoah.

Ai media, alle scuole e alle persone, Settimia racconta la sua storia anche davanti alle telecamere. Fa ritorno ad Auschwitz più volte, perché lei della sua vita voleva ricordare tutto. E non per ottenere un riconoscimento, o un risarcimento, niente e nessuno restituirà alla donna tutto ciò che ha perso, ma per dare un nome a una storia che non può essere dimenticata. Lei e quel suo coraggio di ricordare, che è stato un punto fermo per il resto della sua vita.

Settimia Spizzichino è morta nel 2000 a Roma, ma la sua storia, e la sua voce saranno ricordati per sempre.

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Settimia Spizzichino e il suo coraggio di ricordare