Dolores Ibárruri, una vita a combattere per la libertà

Ha guidato le donne comuniste e gli scioperi dei minatori, ha combattuto per rendere le persone libere: la Pasionaria è stata un'animatrice della resilienza popolare

Che Dolores sia stata, per tutta la sua vita, una donna piena di passione è facilmente intuibile dalla sua storia. Tuttavia, quel soprannome Pasionaria con cui tutti la conoscono, non le è stato attribuito per questo ma per una coincidenza che riguarda la stesura del suo primo articolo per un giornale di sinistra, pubblicato proprio durante la settimana della Passione, prima di Pasqua. Ma mai pseudonimo fu così calzante.

Ma chi è la Pasionaria che la popolazione spagnola porta nel cuore? Dolores Ibarruri è stata una politica, un’attivista e antifascista spagnola. Fu lei a coniare il grido di battaglia repubblicano “No pasarán!”.

Dolores Ibarruri

Nata il 9 dicembre del 1986 a Gallarta, cresce in una piccola città mineraria da una famiglia di minatori. È l’ottava di undici figli, e mentre i suoi fratelli lavorano in miniera, lei sogna di dedicarsi all’insegnamento. Ma non può studiare perché non ci sono le risorse economiche per farlo. Così inizia a lavorare, cucendo, lavorando per famiglie benestanti, vendendo sardine in strada.

A vent’anni sposa Julian Ruiz, un minatore che finisce più volte in prigione per ragioni politiche. Insieme avranno sei figli, quattro moriranno però a causa della povertà in cui la famiglia vive e delle malattie. Sono anni in cui Dolores si ritrova ad affrontare le battaglie più grandi della sua vita, gli stessi in cui comincia a leggere i testi di Marx ed Engels.

L’ingresso nel partito comunista

Nel 1920 in Spagna viene fondato il partito comunista al quale lei sceglie di aderire. Il suo contributo è fondamentale: nello stesso anno viene eletta membro del primo comitato provinciale del partito basco. Inizia la sua carriera politica e Dolores sceglie lo pseudonimo di Pasionaria.

Nel 1931 si trasferisce a Madrid, dopo essersi separata dal marito, e inizia a scrivere su Mundo Obrero di Madrid. Dolores è bella, alta e robusta, è austera, ma ha una grande vena oratoria: guida le donne comuniste e gli scioperi dei minatori, invita i lavoratori alla resilienza ed è attivissima.

Nel 1934, in piena repressione anti operaia, va nelle Asturie con altre due repubblicane per salvare i bambini, figli di operari, che muoiono di fame, per portarli a Madrid e dare loro una nuova vita. Due anni dopo Dolores diventa il più importante dirigente del partito comunista.

Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio! No pasaran!

L’impegno di Dolores è rivolto alle donne, ma anche agli uomini. Il suo obiettivo è quello di rendere le persone libere dalla miseria e dal peso di una vita troppo dura. È un’animatrice della resistenza popolare, infaticabile, coraggiosa e tenace.

Gli ultimi anni

Nel 1939, con la caduta di Madrid in mano ai franchisti, le forze fasciste prevalgono, e Dolores va in esilio in Unione Sovietica, dove continua la sua attività politica. Otterrà la cittadinanza sovietica nel ’63 e l’anno dopo riceverà il premio Lenin per la pace.

Intanto in Spagna nessuno dimentica la Pasionaria, al punto tale che la gente scende in strada al grido di “Sì, sì, sì, Dolores a Madrid”. Lei tornerà solo a seguito della morte di Francisco Franco, dopo 38 anni di esilio, e viene eletta deputata nel 1977. Resterà a Madrid fino al 1989, anno in cui muore di polmonite.

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