Tamerice, come coltivarla in giardino e quando fiorisce

La Tamerice, l'arbusto del deserto, è una pianta estremamente bella da avere in giardino e non richiede delle cure troppo dispendiose

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Alcune piante che sembrano quasi prosperare quando le condizioni si fanno difficili: terreni poveri, vento forte, siccità, salmastro. La tamerice è esattamente questo tipo di pianta: la si trova lungo le coste, nei giardini battuti dalla brezza marina, nei terreni sabbiosi dove molte altre non durerebbero una stagione. In primavera si copre di fiori rosa così leggeri e abbondanti da sembrare quasi irreale, considerando da dove viene e cosa riesce a sopportare: scopriamo tutto.

Cos’è la tamerice, le caratteristiche

Appartiene alla famiglia delle Tamaricaceae e le specie sono tantissime – più di settanta – dai piccoli arbusti agli alberi che in condizioni davvero favorevoli arrivano anche a 15 metri. Le origini sono mediterranee e asiatiche, con una particolare diffusione in Cina e India. Il nome ha una storia curiosa: c’è chi lo fa risalire all’antico fiume Tambre, che scorreva in Galizia, e chi invece lo collega all’ebraico “Tamaris”, che si traduce con il termine scopa: un riferimento alla forma del fogliame, sottile e ramificato. Non è un caso che la specie tetrandra venga ancora chiamata “scopa marina”.

Le foglie sono piccole, quasi squamose, di un verde che vira al grigio argentato. Danno alla pianta un aspetto leggero, quasi etereo, soprattutto quando i rami si muovono al vento. In clima mite, vicino al mare, si comporta da sempreverde e mantiene il fogliame tutto l’anno. Nelle zone più fredde perde le foglie in autunno, ma non per questo soffre: resiste bene anche agli inverni rigidi. Ha ispirato poeti e scrittori per secoli. Omero la cita nell’Iliade, Virgilio nelle Bucoliche, e come non menzionare Pascoli con Myricae?

Come coltivare la tamerice in giardino

La tamerice si adatta a quasi tutto per quanto concerne clima e terreno, ma la cattiva notizia è che “quasi” non significa “qualsiasi cosa”: ci sono alcune condizioni che preferisce, e conoscerle è importante.

Posizione e temperatura

Vuole il sole, e non un sole timido. Predilige posizioni esposte, luminose, dove la luce diretta arrivi per la maggior parte della giornata. Tollera il vento, anche quello carico di salmastro, ed è proprio per questo che nei giardini costieri viene spesso usata come frangivento naturale, a formare siepi fitte e resistenti che proteggono le altre piante.

Le temperature molto rigide la mettono in difficoltà, ma in Italia riesce a cavarsela nella maggior parte delle zone. Chi vive in montagna o in aree con inverni particolarmente freddi può orientarsi verso le varietà più resistenti. In generale, più il clima è mite, più lei cresce con facilità.

Terreno e concime

Questo è uno dei punti in cui la tamerice sorprende chi fa giardinaggio. Non solo non richiede un terreno ricco: lo preferisce povero. Sabbia, ghiaia, suoli aridi e quasi sterili: sono esattamente le condizioni in cui si trova a suo agio. L’unica cosa che non ama particolarmente sono i substrati molto calcarei. Le radici non scendono in profondità, ma riescono comunque a trovare l’umidità di cui hanno bisogno anche nei periodi più secchi: un adattamento che si è affinato in millenni di vita nei territori più aridi.

Sul concime c’è poco da dire, nel senso buono: non ne ha quasi bisogno. Un concime organico maturo distribuito alla base ogni tre anni, in primavera o in autunno, è sufficiente a mantenerla sana e vigorosa.

Irrigazione

L’acqua è forse l’ultima preoccupazione con questa pianta. Le tamerici adulte reggono la siccità senza particolari difficoltà: il soprannome di “arbusto del deserto” qualcosa vorrà dire. Nei primissimi tempi dopo il trapianto la storia è diversa: le radici sono ancora giovani e un’estate calda e secca può metterle a dura prova, quindi qualche annaffiatura in più durante i mesi estivi ha senso. Ma è una fase che dura poco.

La potatura è un discorso a parte. Nel tempo i rami secchi si accumulano, la pianta perde compattezza e la fioritura ne risente. Meglio intervenire regolarmente – subito dopo i fiori, oppure in inverno – eliminando quello che è secco o danneggiato e accorciando i rami che hanno preso troppo spazio.

Quando fiorisce la tamerice

A metà primavera i rami si riempiono di spighe fitte, piccoli fiori rosa così numerosi da cambiare completamente il profilo della pianta. Il colore dipende dalla varietà ma in tutti i casi l’effetto è sorprendente.

La Tamarix ramosissima è una delle varietà più diffuse, apprezzata soprattutto per la generosità della fioritura. In commercio se ne trovano diverse, con sfumature e tempi leggermente diversi: meglio chiedere al vivaio prima di scegliere, per capire quale si adatta meglio allo spazio che si ha a disposizione. Ricordiamo che la tamerice è una pianta mellifera, quindi rende il giardino più vivo, più ricco, più equilibrato.

Malattie e parassiti a cui prestare attenzione

Nel complesso è una pianta che dà poche preoccupazioni. Robusta per natura, raramente si ammala in modo grave. Ci sono però alcune presenze a cui vale la pena fare attenzione.

Il rodilegno è il parassita più insidioso. Scava gallerie dentro il legno dei rami e del tronco, indebolendo la pianta dall’interno in modo silenzioso. Il segnale più evidente è la presenza di piccoli cumuli di segatura alla base dei rami o fori sul tronco. Quando compare, bisogna intervenire senza aspettare: più si aspetta, più il danno diventa difficile da recuperare.

Un altro ospite indesiderato è la metcalfa, un insetto che succhia la linfa e lascia dietro di sé una sostanza appiccicosa su cui poi si sviluppa la fumaggine, quel fungo nerastro che ricopre le foglie e compromette la fotosintesi. Si riconosce dalla presenza di filamenti bianchi cerosi sulle parti vegetali. Olio bianco o piretro naturale funzionano bene come trattamento.

Da non sottovalutare anche l’oidio, che può comparire nelle stagioni umide: si manifesta con una patina bianca sulle foglie, tipica del mal bianco. Se compare, si tratta con zolfo o bicarbonato di potassio.