Quando l’Hippeastrum fiorisce, i suoi steli si alzano decisi dal bulbo e si aprono in trombette colorate e impossibili da ignorare. Rosso acceso, bianco puro, salmone, rosa, qualcuno anche bicolore con screziature che sembrano dipinte a mano. E la cosa bella è che, con qualche attenzione nel momento giusto, si può far rifiorire anno dopo anno.
Indice
Hippeastrum, cos’è e le caratteristiche
Il nome scientifico è Hippeastrum, e deriva dal greco hippeus, cavaliere, e astron, stella. Stella del cavaliere, dunque, un nome che già dice qualcosa sul portamento di questa pianta: imponente e scenografica. Appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae ed è originaria del Sud America, in particolare delle regioni tropicali del Brasile orientale e delle Ande.
Vale la pena fare subito una precisazione, perché la confusione è molto comune: l‘Hippeastrum non è un’Amaryllis. O meglio, in alcuni vivai si trova ancora etichettato così, ma scientificamente parlando si tratta di due piante diverse. Le vere Amaryllis sono originarie del Sud Africa; l’Hippeastrum viene dal continente americano. Solo nel 1987 è stato definitivamente stabilito il nome corretto: fino ad allora il dibattito andava avanti da secoli.
È una pianta bulbosa con fusto cavo e foglie lunghe, nastriformi, di un verde scuro brillante. Le specie sono oltre novanta, ma quello che si trova comunemente in commercio sono ibridi, derivati da sei specie principali e selezionati nel tempo per ottenere fiori sempre più grandi e colorati. Le corolle possono raggiungere i 25 centimetri di diametro.
Fiorisce solitamente durante la primavera ma, se ci impegniamo – anche se risulta comunque una “forzatura” – fiorisce persino in inverno. Non è un caso che a Natale si trovino spesso in vendita bulbi già avviati, con i fiori rossi pronti ad aprirsi in pieno inverno.
Come prendersi cura dell’Hippeastrum
La sua bellezza è nota ai più, ma non è una pianta che richiede particolari cure in fase di crescita: certo, dobbiamo rivolgerle delle attenzioni precise, soprattutto nei momenti di passaggio, come dopo la fioritura o prima del riposo, ma nel complesso è accessibile anche a chi non ha molta esperienza con le bulbose.
Dove posizionarlo
Possiamo tranquillamente posizionarlo alla luce, ma non al sole diretto nelle ore più calde. La posizione ideale è luminosa, con qualche ora di sole mattutino e ombra nel pomeriggio. Può stare sia in appartamento che su un balcone o terrazzo, purché sia riparato dalle correnti fredde. L’aria fa bene, ma i colpi di vento freddo no.
In piena terra, la coltivazione è possibile solo nelle zone a clima mite, come nel Sud Italia e zone costiere del Centro. Chi vive al Nord può tenerlo all’aperto in estate, ma quando le temperature scendono sotto i 12°C è il momento di portarlo al riparo e conservare il bulbo fino alla primavera successiva.
Terreno e concime
Il terreno è uno degli aspetti a cui prestare più attenzione. Il bulbo dell’Hippeastrum teme i ristagni d’acqua; quando le radici marciscono, spesso non c’è modo di recuperare. Meglio quindi partire da un substrato che dreni bene: un terriccio universale con l’aggiunta di perlite o pomice va benissimo, l’importante è che l’acqua non ristagni mai in profondità.
C’è anche una cosa che sorprende chi lo coltiva per la prima volta: il bulbo non va interrato completamente. Anzi, almeno due terzi devono restare fuori dal terreno. Il vaso non deve essere grande: un diametro di qualche centimetro in più rispetto al bulbo è più che sufficiente. I contenitori troppo spaziosi tendono a trattenere più umidità del necessario, e non è quello che vogliamo. Il rinvaso, poi, non è una cosa da fare spesso: ogni due o tre anni è la frequenza giusta.
Sul concime: durante la fioritura si usa un fertilizzante specifico per piante da fiore, senza complicarsi troppo la vita. Quello che però molti non sanno è che la concimazione non va interrotta quando i fiori appassiscono. Al contrario, è proprio dopo la fioritura che diventa più importante.
Irrigazione
Durante il periodo vegetativo, l’Hippeastrum va annaffiato con regolarità ma senza eccessi. Quando le temperature superano i 20°C, una volta a settimana è generalmente sufficiente. Il terreno deve mantenersi leggermente umido, mai fradicio. I ristagni d’acqua sono il nemico principale di questa pianta, quindi prima di annaffiare vale sempre la pena toccare il terreno con le dita e valutare se è davvero il momento giusto. Quando la pianta entra nel periodo di riposo, le annaffiature si sospendono completamente.
Cosa fare dopo che l’Hippeastrum fiorisce?
Questo è probabilmente l’aspetto più importante, perché molti pensano che, finita la fioritura, la pianta possa essere abbandonata a sé stessa, e invece è esattamente il contrario.
Appena i fiori appassiscono, si rimuovono delicatamente alla base, ma lo stelo fiorito si lascia dov’è finché non inizia ad ingiallire da solo. Solo a quel punto lo si taglia, a qualche centimetro dal bulbo, con uno strumento pulito e affilato. Tagliarlo troppo presto sottrae energia al bulbo proprio nel momento in cui ne ha più bisogno.
Finita la fioritura, la pianta non va in pausa: le foglie cominciano a crescere con una certa energia, il bulbo lavora accumulando le riserve che serviranno per la stagione successiva. In questa fase si continua ad annaffiare e concimare, senza allentare troppo. Se fuori le temperature lo permettono, spostare la pianta all’aperto è la scelta migliore: un posto luminoso, con qualche ora di sole ma non quello più aggressivo del pomeriggio.
Quando arriva novembre e le foglie iniziano a ingiallire, è il momento di rallentare. Si riducono le annaffiature gradualmente, fino a sospenderle del tutto. Il bulbo ha bisogno di riposare, è il meccanismo che innesca la fioritura successiva. Il vaso si sposta in un angolo fresco, intorno ai 10°C: un garage, una cantina, anche un ripostiglio vanno bene. La luce qui non serve. Tre mesi così, poi verso fine febbraio si riporta tutto alla luce e si ricomincia ad annaffiare, piano. A quel punto basta aspettare.