C’è una parola che spesso ci spaventa, nella vita come nell’arredamento: errore. Temiamo di scegliere il colore sbagliato per una parete, di fallire in un progetto lavorativo o di non essere “all’altezza” delle aspettative.
Eppure, il Fuorisalone 2026 di Milano, attraverso il tema Essere Progetto, ci lancia un messaggio rivoluzionario: non siamo oggetti finiti e perfetti, ma progetti in continuo divenire. E in questo viaggio l’errore non è un ostacolo, ma la scintilla che rende tutto autentico.

Indice
Cosa significa davvero Essere Progetto
Il titolo di questa edizione racchiude un invito profondo: smettere di vederci come statue immobili e iniziare a pensarci come cantieri aperti. Essere Progetto significa riconoscere che la nostra vita, proprio come un oggetto di design, è un fare continuo, un modellare relazioni e desideri. Non siamo una forma definitiva, ma un processo in ascolto di ciò che accade fuori e dentro di noi.
Abitare questa condizione significa accettare che il progetto non è solo ciò che costruiamo materialmente, ma anche il modo in cui le esperienze, comprese quelle più difficili, ci costruiscono nel tempo, modificando i nostri pensieri e il nostro sguardo sul mondo.

Il design e la progettazione come insegnamento quotidiano
Il design, in fondo, è molto più di una sedia o di una lampada: è un modo di pensare. Progettare significa provare, fallire, aggiustare il tiro e riprovare. Il tema di quest’anno ci invita a vederci proprio così, come un’opera in corso.
Non dobbiamo avere paura di cambiare idea o di vedere crollare un’illusione. Come racconta Francesco Zurlo, Preside della Scuola del Design del Politecnico di Milano, a volte capire di “non essere tagliati” per qualcosa è la rivelazione più grande: il fallimento di ieri diventa la bussola per il successo di domani.

L’errore come terreno fertile della creatività
Pensate ai grandi maestri che hanno reso l’Italia famosa nel mondo. Per Bruno Munari, progettare diventava possibile solo dopo aver sbagliato moltissimo. Per Enzo Mari, era lo scontro con la materia, quel pezzo di legno che non si piegava come previsto, a insegnarti a pensare meglio. Oggi persino un gigante come Renzo Piano confessa ai suoi studenti che il cantiere è un luogo fatto di errori e scoperte.
Se tutto fosse perfetto al primo colpo, non ci sarebbe spazio per l’invenzione. Il design ci insegna che, se non incontriamo mai un insuccesso, probabilmente stiamo solo ripetendo qualcosa di già visto.
Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
Nel 2026 il design accoglie anche l’Intelligenza Artificiale. Non come sostituto del pensiero umano, ma come occasione per metterci in discussione. L’AI ci sfida, propone soluzioni inaspettate e, a volte, commette errori che ci costringono a chiederci perché qualcosa non ci convince.
È in questo dialogo tra essere umano e macchina che affiniamo lo spirito critico, imparando a cogliere le sfumature e a non accettare tutto come semplicemente “bianco o nero”.

Prendersi il tempo di fallire
La lezione più bella che il Fuorisalone 2026 regala è un invito alla speranzosità. In un mondo che corre e pretende risultati immediati, il design ci ricorda che i fallimenti hanno bisogno di un tempo umano. Sbagliare può fare male, può essere frustrante, ma è proprio in quella zona di incertezza che nascono le idee più autentiche.
Dovremmo imparare a guardare i nostri insuccessi come mattoncini: messi uno sopra l’altro non costruiscono un muro, ma una scala che ci avvicina al futuro. Quest’anno a Milano il design ci insegna che Essere Progetto significa avere il coraggio di nuotare nel mare delle possibilità, accettando ogni imprevisto come un dono. Perché, in fondo, una casa, e una vita, senza qualche errore è una casa senza anima.