Il Castello di Chillon, una fortezza romantica affacciata sul lago: tra mito e architettura

Il Castello di Chillon merita il titolo di "castello delle fiabe", anche se la sua storia è lunga e complessa, frutto di numerosi stili e tracce storiche

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Serena De Filippi

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Tra i castelli che sembrano avere quella tipica ambientazione da fiaba, ecco, il Castello di Chillon non ha quasi eguali. Ci troviamo a Montreux, ed è una struttura millenaria vera e propria, che ogni anno chiama a diversi visitatori curiosi da ogni angolo del pianeta. Colpa forse dei miti, oppure merito di uno stile che ne svela il passato, un dettaglio dopo l’altro.

La storia del Castello di Chillon

Torniamo indietro nel tempo per raccontare le origini di questa fortezza: gli scavi archeologici che sono stati condotti nell’Ottocento hanno confermato la presenza di piccoli insediamenti umani fin dalla remota Età del Bronzo. Tra i primi ad aver intuito le potenzialità dello sperone roccioso, abbastanza isolato, troviamo i Romani: costruirono infatti le primissime palizzate difensive in legno per controllare il territorio circostante.

La struttura del Castello di Chillon
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La struttura del Castello di Chillon

Il suo sviluppo architettonico, tuttavia, ha avuto inizio sotto il forte dominio dei Conti di Savoia. I documenti ufficiali datati 1150 attestano nero su bianco la loro presenza stabile. La posizione geografica risultava semplicemente perfetta per dominare la Via Francigena.

Pietro II di Savoia trasformò la severa roccaforte in una magnifica residenza estiva durante il pieno fermento del Duecento. I secoli successivi portarono cambiamenti politici radicali, poiché i Bernesi conquistarono con la forza la struttura nel 1526, facendone la sede operativa del loro ufficiale giudiziario. Le stanze assunsero funzioni del tutto inedite, adattandosi alle esigenze dei nuovi padroni. La grande rivoluzione vodese del 1798 segnò un ulteriore passaggio di testimone storico. I patrioti di Vevey e Montreux presero pieno possesso dell’edificio elvetico evitando qualsiasi spargimento di sangue. Il castello divenne in breve tempo un bene nazionale preziosissimo: è questa complessa stratificazione a rendere la visita un’esperienza unica.

I miti che aleggiano sul Castello di Chillon

La fama mondiale di questa fortezza deriva dalla letteratura romantica internazionale. Le parole immortali dei grandi scrittori hanno descritto l’immaginario collettivo in modo indelebile: è così che il Castello di Chillon, da fredda prigione statale, è diventato un simbolo assoluto di coraggio e passione. Jean-Jacques Rousseau scelse proprio questi magnifici paesaggi per ambientare le vicende della sua celebre Nouvelle Héloïse.

La consacrazione letteraria arrivò grazie al genio indiscusso di Lord Byron. Il celebre e tormentato poeta inglese visitò i sotterranei umidi e rimase letteralmente folgorato dalla storia vera di François Bonivard, un fiero patriota ginevrino che trascorse sei lunghissimi anni incatenato a un pilastro per essersi opposto al dominio sabaudo. Byron compose i versi de Il Prigioniero di Chillon: il luogo angusto è stato descritto come una “spaventosa tomba di viventi”.

I versi malinconici del poeta spinsero l’intera aristocrazia britannica a intraprendere lunghi pellegrinaggi per ammirare dal vivo le prigioni sotterranee. Un’aura di denso mistero avvolge ancora oggi le segrete gotiche. Il Castello è presente anche in Tartarino sulle Alpi, il divertente personaggio creato dalla penna di Alphonse Daudet, e Daisy Miller di Henry James.

Lo stile del Castello di Chillon

Ciò che possiamo ammirare oggi è il risultato di un processo evolutivo durato svariati secoli. Ci troviamo di fronte a un complesso incredibile formato da ben cento edifici indipendenti, fusi insieme per creare un’unica, immensa macchina da guerra e di rappresentanza, in quanto è stato sfruttato al millimetro ogni singolo centimetro dell’isolotto roccioso disponibile.

Il lato rivolto verso la terraferma mostra mura spessissime, fessure strette per il lancio delle frecce, torri di guardia imponenti, camminamenti di ronda protetti dalle merlature: tutto ci riconduce alla sua essenza militare.

Volgendo lo sguardo verso le acque tranquille del Lemano, la prospettiva cambia in modo radicale. Al di là degli elementi più severi, il Castello è ammantato da un’eleganza raffinata, degna di una sfarzosa residenza principesca. Ampie e luminose finestre bifore si aprono sul paesaggio mozzafiato, con uno stile che racconta la sua storia, dagli elementi tipicamente romanici, tracce evidenti delle primissime fortificazioni, alle volte gotiche duecentesche.

Cosa vedere al Castello di Chillon

Tra le cose da vedere ci sono i sotterranei e le prigioni storiche: le immense volte gotiche del tredicesimo secolo custodiscono intatti i resti dell’antica area di detenzione. Proprio in queste stanze isolate si consumò il lungo calvario di Bonivard, legato saldamente al pilastro centrale.

Risalendo nel Castello, possiamo attraversare il maestoso Cortile d’Onore per raggiungere la splendida Camera Domini, le stanze private dei Duchi, un rifugio che lascia letteralmente senza fiato per la bellezza delle decorazioni parietali, con affreschi originali raffiguranti animali esotici immersi in una fitta vegetazione, simboli inequivocabili di potere assoluto e ricchezza sconfinata.

Il panorama del Castello di Chillon
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Il panorama del Castello di Chillon

Spostandoci nell’area un tempo riservata al castellano, ammiriamo il luogo deputato ai grandi ricevimenti di corte. Questa immensa sala dei banchetti conserva le massicce colonne in marmo nero e un imponente camino quattrocentesco. Il percorso al Castello di Chillon non può non prevedere l’ascesa alla torre più antica di tutto il complesso monumentale: certo, salire i gradini richiede un bel dispendio di energia, ma ne vale la pena, anche per il panorama che regala in cambio, sulle imponenti Alpi innevate e sulla lussureggiante riviera di Montreux

Gli esterni del Castello di Chillon

Costruito su un affioramento naturale di solida roccia calcarea, l’edificio sembra nascere in modo quasi magico direttamente dalle acque scure e profonde del bacino svizzero. Per accedere al cortile principale fortificato, attraversiamo un antico e pittoresco ponte settecentesco, sospeso elegantemente su un fossato naturale di selvaggia bellezza.

Gli interventi di riqualificazione urbana eseguiti di recente hanno valorizzato l’intera area adiacente al monumento. Il Giardino Inglese mette a disposizione dei turisti uno spazio verde curatissimo dove fermarsi in totale relax a contemplare l’imponenza delle possenti mura e delle tre torri circolari difensive. Non manca il “Café Byron”, vera chicca per chi vuole fare un’esperienza immersiva nel posto. Il momento più bello? Al tramonto, quando diventa davvero un paesaggio da cartolina.