All’alba del 2026, il mondo dell’interior design e dell’architettura non si muove più per scosse improvvise, ma segue traiettorie ormai consolidate che mettono al centro benessere, materia e identità. La casa, a differenza della moda, ha smesso di correre: oggi osserva, assorbe e metabolizza i cambiamenti socioculturali accelerati negli ultimi anni dalla pandemia, trasformandosi in un rifugio multifunzionale.

In questo scenario, le priorità dell’abitare sono state riscritte, chiarendo cosa appartiene a un passato superato e cosa, invece, costituisce le fondamenta del nostro futuro domestico.
Indice
Cosa lasceremo andare: l’effetto vetrina e gli spazi rigidi
Il primo grande congedo del 2026 è quello dall’effetto vetrina. Abbiamo compreso che la casa non deve essere un manifesto stilistico o un’icona da osservare, ma uno spazio da vivere quotidianamente. In questo senso, stiamo abbandonando il minimalismo rigido e asettico, fatto di linee fredde e angoli taglienti, a favore di un approccio più empatico e caldo.
Parallelamente, il settore sta ridimensionando l’uso smodato del vetro nelle facciate, una scelta dettata dalla necessità di rispondere in modo concreto al riscaldamento globale. Le grandi superfici vetrate, spesso inefficienti dal punto di vista termico senza il supporto di impianti invasivi, lasciano spazio a involucri più compatti e densi.

Lasciamo andare anche l’idea che la tecnologia debba essere ostentata: la domotica del 2026 non cerca l’effetto speciale, ma agisce in modo silenzioso per migliorare salubrità e risparmio energetico. Infine, si supera la concezione di spazi statici e monofunzionali, ormai inadatti a una società in cui lavoro remoto e vita privata si intrecciano senza confini netti.
Cosa terremo: la natura come infrastruttura dell’abitare
Se c’è un elemento che definisce l’abitare del 2026, è il biophilic design, inteso non più come semplice decorazione, ma come vera e propria infrastruttura emotiva e fisica. Terremo e rafforzeremo il legame con il mondo naturale attraverso l’integrazione di piante vere, luce zenitale e materiali grezzi, capaci di far “respirare” gli interni.

La casa diventa così un ecosistema domestico, dove sistemi di purificazione dell’aria e soluzioni green integrate garantiscono un comfort che non è solo visivo, ma anche biologico.
Anche il tetto, un tempo elemento puramente funzionale e spesso dimenticato, viene recuperato e trasformato in protagonista. Giardini pensili, tetti verdi e spazi a cielo aperto migliorano la biodiversità urbana e restituiscono preziosi metri quadrati di benessere soprattutto nei contesti cittadini più densi.
La riscossa della materia e delle forme avvolgenti
Nel 2026, terremo stretto il valore della sensorialità. Le superfici chiedono di essere toccate: bouclé, ciniglie, pietre naturali irregolari e intonaci materici prendono il posto delle finiture piatte e industriali. Questo ritorno al tattile si intreccia con il soft design, dove curve e morbidezze guidano l’arredo.

Divani arrotondati e poltrone avvolgenti raccontano un’idea di accoglienza che privilegia l’esperienza fisica dell’abitare. Anche la palette cromatica si stabilizza su toni terrestri e protettivi: terracotta, ocra, oliva e sabbia dialogano con la luce naturale. Persino il bianco viene reinterpretato, diventando una tonalità luminosa e ossigenata, capace di ampliare gli spazi senza renderli clinici.
Housing Remix: costruire meglio, non di più
Un concetto chiave che porteremo con noi è quello dell’Housing Remix. La vera sfida del futuro non è costruire di più, ma costruire meglio, riqualificando lo stock edilizio esistente, spesso vetusto ed energivoro, attraverso processi di digitalizzazione e industrializzazione off-site.

La casa viene così riconosciuta come un’infrastruttura di benessere collettivo e un asset strategico per la coesione sociale. In questo contesto, il design da collezione e i pezzi firmati dai grandi maestri del Novecento continuano a essere ricercati non solo come arredi, ma come investimenti culturali, capaci di dialogare con il presente senza nostalgia.

Il design che abiteremo nel 2026 smette di imitare modelli prestabiliti per cercare di coincidere con chi lo vive. È un abitare che torna a essere a misura d’uomo, dove la flessibilità degli spazi consente di trasformare un soggiorno in ufficio o in zona relax con pochi gesti, valorizzando ogni centimetro quadrato.