La tartaruga Nancy è tornata libera nell’Adriatico

Nancy è una Caretta caretta, trovata impigliata a giugno tra le reti a strascico a largo di Cesenatico. L'esemplare è stato curato dalla Fondazione Cetacea di Riccione, che l'ha curata finché non è stata in grado di tornare nel suo habitat

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Alessandra Del Re

Giornalista esperta di Costume&Società

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Il 29 luglio 2026 sulla spiaggia di Riccione è stata liberata la tartaruga Nancy. Nancy è una Caretta caretta rimasta impigliata poco più di mese fa nelle reti a strascico di un peschereccio di Cesenatico. È stato un pescatore a ritrovarla e a portarla presso la Fondazione Cetacea di Riccione. La liberazione è avvenuta all’alba, un orario scelto appositamente perché essendo nel clou della stagione turistica, la battigia è decisamente più tranquilla a quell’ora.

La Fondazione Cetacea è un centro di recupero che opera in Emilia Romagna e Marche che ogni anno si prende cura di circa 60 tartarughe ricoverate in seguito a impatti con imbarcazioni, reti da pesca, eliche, oppure spiaggiate perché in condizioni di salute precarie. A raccontarcelo è la direttrice, la dottoressa Alice Pari: «Da anni facciamo attività di sensibilizzazione con i pescatori, spiegando loro come riconoscere una tartaruga che si trova in difficoltà, di modo da portarla da noi e farla curare».

Il centro è un vero e proprio ospedale per tartarughe marine, munito di attrezzature per la diagnostica e la cura degli animali. Nancy si trovava in buone condizioni, era giusto frastornata per la disavventura, tanto che nel giro di poche settimane è stata rimessa in mare.

Come potete vedere dal video, sul carapace di Nancy è stato applicata una sorta di “casetta”. La dottoressa Pari ci spiega a cosa serve: «Con Nancy abbiamo sperimentato per la seconda volta un dispositivo particolare, in collaborazione con l’Università di Pisa, che viene applicato solo su tartarughe molto grandi come Nancy, che pesa 70 kg. È composto da una telecamera che ci permette di vedere ciò che vede la tartaruga. Il materiale impiegato per attaccarlo è biodegradabile e non danneggia né la tartaruga né inquina il mare».

Il professore Paolo Luschi del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa aggiunge qualche dettaglio: «Il dispositivo attaccato sul carapace di Nancy per noi è rappresenta un piccolo tesoro in grado di immagazzinare moltissime informazioni sul comportamento dell’animale, a quale velocità nuota, che profondità raggiunge. È composto da una telecamera, un trasmittente satellitare per localizzarlo, e un multisensore che registra i movimenti della tartaruga. Una volta separatosi in autonomia da essa, il dispositivo viene a galla. Lo abbiamo già recuperato con l’aiuto della Guardia di Finanza, in una zona dove si allevano mitili, quindi è facile pensare che Nancy si sia spostata lì per alimentarsi». Il mare Adriatico, coi suoi fondali bassi, rappresenta per le tartarughe un’ottima area di foraggiamento. Sono carnivore e si nutrono di pesce, e in età adulta imparando a nuotare più in profondità mangiando anche crostacei e molluschi.

Le tartarughe in Adriatico ci sono ma non si vedono. Il prof Luschi ci racconta che le fonti storiche registrano da sempre la presenza delle Caretta caretta nel mare italiano. Ma quante se ne contano? Ci risponde la dottoressa Pari: «Pochi anni fa abbiamo partecipato a un progetto dell’Unione Europea: il censimento della popolazione delle tartarughe e delfini in Adriatico nell’ambito del progetto europeo Net Cet. Si contano 45mila esemplari di tartarughe. Seppur eccezionalmente, si sono verificati anche casi di nidificazione in zona, come quello avvenuto nell’estate 2025 a Riccione». E conclude invitando tutti a fare visita al centro: «È possibile vedere cosa facciamo da vicino visitando il nostro centro – prosegue la direttrice – organizziamo su prenotazione visite guidate per scolaresche e non solo. Facciamo sensibilizzazione su tema ambiente e tutela del mare».