A Irene Vella e Luigi, che non hanno mai smesso di crederci

Ci sono belle storie e storie bellissime, come questa. Perché tutti meritano una seconda possibilità. Ma qualcuno più di altri: chi non perde la speranza

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Sara Gambero

Giornalista esperta di Spettacolo e Lifestyle

Una laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia del Cinema. Appassionata di libri, film e del mare, ha fatto in modo che il lavoro coincidesse con le sue passioni. Scrive da vent’anni di televisione, celebrities, costume e trend. Sempre con un occhio critico e l'altro divertito.

Tanti conoscono Irene Vella: perché è l’autrice della poesia che ha fatto il giro del web, in tempo di Covid, Era l’11 marzo del 2020 (“Ma la primavera non lo sapeva e continuava a fiorire e ad insegnare a tutti la forza della vita”) e perché ancora prima era stata protagonista di un atto d’amore ripreso da tutti i media: nel 2003 aveva donato un rene a suo marito, Luigi Pagana. Irene Vella, “giornalista ironica e curiosa, editorialista, maremmana straripante, mamma a tempo pieno”. Ma soprattutto, donna (e moglie) dal cuore enorme.

Noi che la conosciamo un pochino meglio di altri, perché Irene fa parte delle grande famiglia DiLei, sappiamo che sì è tutto questo, ma è anche una fenice, capace di rialzarsi ogni volta dalle batoste più forte di prima. Lo ha fatto dopo aver fatto quel regalo immenso al suo Luigi, lo ha fatto quando ha deciso di sottoporsi a un intervento di chirurgia bariatrica, la sleeve gastrectomy, perché anni di stress  e difficoltà le avevano trasformato il corpo (lo racconta nel suo libro: Un chilo alla volta). E lo ha fatto ancora dopo l’annus horribilis 2022, quando Luigi è stato di nuovo ad un passo dalla morte per ben tre volte ( per una infezione che gli aveva preso tutti gli organi, poi per una emorragia interna, infine per una sospetta ischemia).

“La vita ci ha messo alla prova, noi siamo riusciti a risalire ogni volta che siamo caduti, anche quando il mio rene dopo vent’anni di onorato servizio è scoppiato e ho rischiato di perdere l’uomo della mia vita. Quattro ricoveri in un anno, tanta dialisi, fino a quando è arrivata la chiamata, quella chiamata: il 29 dicembre 2022 è arrivato il nuovo rene, un secondo trapianto per tornare a vivere”.

E in quei mesi terribili, prima di ricevere il dono del secondo trapianto, Luigi ha promesso a Irene due cose: che sarebbe tornato da lei, non l’avrebbe mai lasciata sola e che l’avrebbe risposata: “Tornerò, non ti preoccupare perché devo darti ancora il bacio come fosse la prima volta”. E Luigi ha mantenuto tutte le promesse. “Come diceva Ambra, lui promette e poi mantiene:  non mi ha lasciata da sola e abbiamo fatto il matrimonio dei miei sogni”.

Sì perché Irene e Luigi si sono risposati. In America, dove non erano riusciti ad andare nel 1999 perché lei era incinta di Donatella. Con il vestito dei suoi sogni, che non era riuscita a indossare quel giorno a causa della pancetta. Con Luigi cow boy d’altri tempi. Ovviamente a Las Vegas (il 4/7/2024 alle 14 alla cappella di Graceland con una diretta streaming tra le più seguite e commentate degli ultimi 10 anni) con Elvis come accompagnatore. Perché Irene è allergia alle cose banali e noiose. “E mannaggia ai Beckham, che non solo hanno scelto di sposarsi, nel 1999, il nostro stesso giorno. Ma anche loro hanno festeggiato le nozze d’argento indossando gli stessi abiti di allora”.

“In tre settimane negli States abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare e vedere: abbiamo visitato i luoghi dei film cult, ci siamo persi per cercare la famosa strada dove Thelma e Louise si lanciano nel film, abbiamo visto serpenti a sonagli, lupi, montoni, cervi nei parchi Abbiamo assistito al rodeo. Non potrei chiedere di più”.

E adesso Irene? “Adesso spero di avere un vista semplicemente serena e in salute. Ma soprattutto spero che la nostra sia una storia che possa dare fiducia, perché passare dal rischio di morte così tante volte in un solo anno alla rinascita non può che trasmettere speranza“.

“Vorrei che tutti capissero quanto si debba essere grati alla vita, alle seconde opportunità, e che non ci si deve mai mai abbattere. Uno dei professori che ci ha seguito, quando gli ho detto che era arrivato il trapianto tanto atteso, mi ha scritto un messaggio meraviglioso: ‘Tutti hanno diritto ad una seconda possibilità, però voi un po’ più di tanti altri perché non avete mai smesso di crederci‘”.

Proprio come la primavera della tua poesia, Irene (ti diciamo noi che ti vogliamo bene), “che non ha mai smesso di fiorire e ha continuato ad esserci, nonostante la paura, nonostante la morte, e ha finito con insegnare  a tutti la forza della vita”.

Adesso però torna, “amorosa”, perché ci manchi.

Sono passati ventun anni da quando ti ho detto sì con un vestito da sposa un po’ di merda diciamocelo ma con quelle tette da gravidanza e con la panzetta al quarto mese il vestitino della modella Stephanie Seymour (che per dovere di cronaca allego) non mi sarebbe stato proprio bene, non come me lo ero sognata. 7665 giorni in cui la vita ci ha messo alla prova, dandoci la gioia di diventare genitori, facendoci precipitare nel buio della malattia, dandoci una seconda possibilità di vita e prendendoci a schiaffi più del necessario.
E sai cosa c’è di bello? Che non abbiamo mai smesso di ridere.
Che non abbiamo mai smesso di prenderci in giro.
Tu mi hai spinto a diventare giornalista.
Io sono stata la tua prima (e UNICA) tifosa
Tu sarai sempre il mio MISTER ❤️
Però cazzo dai risposiamoci così per l’occasione dimagrisco e finalmente mi metto il vestitino di Stephanie 😎