“Era l’11 marzo del 2020” è di Irene Vella, una donna speciale

Irene è tante cose. Moglie, mamma, figlia, giornalista. Una donna straordinaria come la storia che si porta dentro. La poesia che ieri hanno letto e condiviso tutti è la sua

La sua storia ve l’abbiamo raccontata cinque anni fa (la potete rileggere qui). Poi, qualche mese dopo, le abbiamo chiesto il permesso di pubblicare un suo post che ci era piaciuto così tanto da farlo nostro. Ieri quando abbiamo capito che le parole che ci stavano arrivando da tutte le parti, in chat e su Facebook via mail e dalla tv, erano le sue, l’abbiamo chiamata. Strano il destino, fa giri lunghi e poi rimette le persone sulla stessa strada. Bentornata Irene, ripartiamo da qui.

“Era l’11 marzo del 2020…”, comincia così la tua poesia. Com’è nata, dov’eri, con chi eri quando l’hai scritta?
Ero nella mia cucina, seduta sullo sgabello, avevo appena finito di fare il giro nel giardino per controllare la fioritura degli alberi. Mi ero emozionata, c’era un sole pazzesco e i colori del cielo sembravano dipinti, ho iniziato a fotografare i boccioli della magnolia, le palline della mimosa e a cercare sul susino le gemme bianche. In una frazione di secondo mi sono dimenticata le quasi tre settimane di quarantena volontaria, visto che mio marito è immunodepresso, e la mente ha iniziato a volare. Per questo sono tornata in casa e ho preso il telefono e l’ho buttata giù di getto, direttamente sulla pagina del mio profilo Facebook, insieme alle foto del giardino. Era l’11 marzo del 2020, e le parole sono uscite fuori da sole, proprio come dice Vasco. Si sono incastrate perfettamente e hanno creato un piccolo miracolo. Tutti si sono immedesimati e hanno iniziato a farla girare, prima sui social, poi su whatsapp, nel giro di poche ore è diventata virale. Purtroppo c’è chi ha provato a prendersene il merito, ma da brava mamma ho fatto di tutto perché mi fosse riconosciuta la maternità delle mie parole.

Ci hanno pensato alcune donne famose a restituirti la maternità…
Devo ringraziare Alice Basso e Chiara Ferragni che, dopo aver visto la mia poesia citata da quest’ultima, l’ha avvisata di chi fosse l’autore, e così nel giro di un attimo sono diventata virale anche su Instagram. Poi Barbara D’Urso l’ha letta commuovendosi a Pomeriggio 5, purtroppo non sapendo chi l’avesse scritta, ha ringraziato un anonimo. Spero le arrivi la notizia della mia maternità, visto che sono stata anche una delle collaboratrici del programma. Una gioia e una soddisfazione immensa per chi, come me, ha fatto delle parole il suo mestiere. E poi io ho un metodo infallibile per capire se quello che scrivo funzionerà. Se piango mentre lo rileggo è quello giusto

La tua poesia è stata condivisa da migliaia di persone. C’è un enorme bisogno di speranza…
Le persone hanno bisogno di sapere che ci sarà un domani, hanno bisogno di credere che i momenti brutti passeranno lasciando il posto a quelli nuovi. Hanno bisogno di sapere che ci saranno nuovi ricordi, nuovi viaggi e che questo momento sarà presto solo un ricordo. Io sono allenata visto che lo scorso anno la mia vita è cambiata di nuovo, ancora una volta, perché dopo essere riuscita con fatica a diventare una delle inviate di Mattino 5 per il Veneto, ho dovuto lasciare il posto con mio grande rammarico, a causa di un’infezione improvvisa che ha causato un peggioramento delle funzionalità renali di mio marito. Ha subito tre ricoveri in meno di tre mesi, e io ho scelto lui. Ho scelto la mia famiglia. Ma è stata una scelta difficile. Dura. A tratti ho sofferto così tanto che pensavo di aver finito le lacrime. Quando fai la giornalista televisiva e all’improvviso ti vengono a mancare microfono e telecamera per raccontare le storie degli altri, è come se ti mancasse la voce. È come se sentissi solo l’eco del silenzio. Ancora una volta è stato mio marito ad aiutarmi ad uscire da questa “quasi depressione”. Lui che ha sempre creduto in me e nella forza delle mie parole mi ha esortato a non buttarmi giù, a credere in me stessa, continuando a scrivere. Ha sempre pensato che un giorno sarei riuscita ad arrivare al cuore di tante persone. Aveva ragione.

Il Coronavirus per te non è solo non poter uscire di casa ma anche convivere con la paura. Ci racconti perché?
Per noi il Coronavirus è un mostro tremendo, siamo sopravvissuti nel mese di gennaio a una pneumocisti che solo grazie all’intuizione della nefrologa che segue mio marito non ha avuto conseguenze terribili. Quando c’è stato il secondo caso italiano è accaduto proprio a Dolo, mentre io ero ad Amsterdam con mia figlia maggiore, per un viaggio di cinque giorni che avevamo programmato ad agosto. Ho avuto paura. Ero terrorizzata dall’idea che potesse succedere qualcosa in mia assenza, sono stata appesa per due giorni. Siamo rientrati domenica 23 febbraio, con un ritardo nel volo di quasi quattro ore, al nostro arrivo ho trovato l’aeroporto di Venezia quasi completamente vuoto e il personale che misurava la temperatura a tutti. Lì ho capito quello che Burioni andava ripetendo ormai da settimane: che non sarebbe stata una semplice influenza, ma un mostro che avrebbe messo a rischio migliaia di vite. Da quel giorno è iniziata la nostra quarantena volontaria. Esco solo io per fare la spesa e andare a prendere i medicinali all’ospedale o in farmacia per Luigi. I miei figli che hanno sedici e venti anni non sono più usciti per paura di infettare il loro babbo, e considerata l’età, direi che non è proprio una cosa da poco. Ma passerà, io lo so. Passa tutto nella vita. Passerà anche questo, e avremo una consapevolezza maggiore di quelle che sono le priorità. E forse riusciremo ad essere anche migliori, riusciremo ad imparare a volerci più bene, a praticare gentilezza a casaccio e a non dare nulla di scontato. E ci abbracceremo. Fortissimo.

Oggi hai scritto sulla tua pagina Facebook “noi siamo più forti di tutto e non sarà un coronavirus qualunque a toglierci il sorriso perché noi alla fine vinceremo”. Da dove ti viene tutta questa forza?
Dalla mia famiglia, dall’amore che ognuno di noi prova per l’altro. Ti faccio un esempio. Quando ieri Chiara Ferragni ha postato la mia poesia mi sono commossa e ho cominciato ad urlare come una pazza, un po’ piangevo, un po’ ridevo, perché immaginavo che a quel punto tutti avrebbero saputo che la poesia era mia. Le amiche di mia figlia le hanno cominciato a scrivere su whatsapp di quello che stava accadendo e lei ha risposto: “Mia mamma se lo merita. Se lo merita tutto davvero”. Stiamo parlando di una ragazza di vent’anni che non è più uscita per proteggere suo padre. La forza me la danno loro. Io ci sarà sempre per loro. Loro ci saranno sempre per me.

Stai scrivendo tre libri (tre!). Puoi anticiparci qualcosa?
In realtà sono quattro e molto diversi tra loro. Il primo si chiama “Il bambino senza pelle”, il secondo “Prima che tutto inizi”, il terzo “Credevo fosse un’amica, invece era una stagista. Stronza”. L’ultimo “Sono sempre arrivata seconda (non ho mai vinto un cazzo)” è quello su cui sto lavorando adesso, ed è dannatamente autobiografico. Sono ancora tutti in cerca di editore, anzi che ne dici di lanciare una richiesta attraverso DiLei? “Cari editori le mie parole stanno aspettando voi, mettetemi sotto contratto ed io vi prometto che li faremo diventare virali”. Dopotutto mia mamma me l’aveva ricamato su un quadro che è appeso nella mia camera: Sarai regina e vincerai. Vuoi vedere che alla fine aveva ragione?

Ora una domanda che, di questi tempi, ha un sapore speciale: progetti per il futuro?
Dopo questo anno di riposo forzato mi auguro di tornare a collaborare con la tv, dopo che sarà passato questo bruttissimo periodo, magari sempre come inviata per raccontare le storie della gente, oppure attraverso le pagine di qualche giornale, o di qualche sito web. O perché no, di tutte e tre le cose. Sogno una rubrica che mi dia la possibilità di raccontare attraverso le mie parole la quotidianità di ognuno di noi. Dopotutto se posso sognare… Lo faccio in grande.

Bentornata su DiLei Irene. Ci rivedremo molto presto

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