Addio a Marida Lombardo Pijola, scrittrice dell’adolescenza violata

Marida Lombardo Pijola, giornalista e scrittrice, è morta a 65 anni dopo una lunga malattia. Aveva raccontato con impegno di adolescenza violata

Se n’è andata, in silenzio, una grande giornalista e scrittrice, donna e professionista molto amata da colleghi, amici e da chi aveva avuto la fortuna di conoscerla o leggere i suoi libri, dedicati al mondo dell’adolescenza violata, offesa, della sua inevitabile deriva e della incomunicabilità famigliare.

Marida Lombardo Pijola è morta a 65 anni dopo aver combattuto fino all’ultimo, con lo stesso coraggio e passione che metteva nel lavoro, contro la malattia. Lascia il marito, il chirurgo Carlo Eugenio Vitelli, e tre figli, Alessandro, Andrea e Luca.

Marida era nata in Puglia nel 1956, figlia di un noto penalista e di un’insegnante, e aveva cominciato  a lavorare negli anni ’70 a Telebari. Già allora si era avvicinata al mondo dei ragazzi con un telequiz, “Punto interrogativo”, nel quale venivano coinvolte le scuole medie di tutta la Regione.

Il passaggio dalla TV al cartaceo

Dalla tv era passata al cartaceo, prima al Quotidiano Puglia (1979), poi nella redazione barese della Gazzetta del Mezzogiorno, infine assunta dal Messaggero, a Roma, dove ha scritto per 30 anni, occupandosi di politica e di lotta alla mafia. In quegli anni la sua attenzione si è sempre più concentrata verso temi riguardanti la famiglia, il femminicidio, la vita dei bambini e degli adolescenti. Donne, mamme, famiglia, ragazzi: la sua vita professionale ruoterà tutta intorno a loro.

I libri di Marida Lombardo Pijola

Nel 2007 pubblica il libro Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamano Principessa (Bompiani, 2007), enorme successo editoriale (17 edizioni) che per primo rivelava la deriva di bullismo e promiscuità sessuale nel mondo dei preadolescenti. La storia di alcune blogger adolescenti che il sabato pomeriggio, all’insaputa dei genitori, si cambiavano d’abito e diventavano cubiste nelle discoteche, lucida e realista,

Ha poi scritto nel 2009, sempre per Bompiani, il romanzo L’età indecente, che approfondisce il tema della deriva generazionale e dell’incomunicabilità familiare attraverso il racconto alternato di una madre e di un figlio tredicenne.

Nel 2011, sempre per Bompiani, ha pubblicato Facciamolo a skuola, che documenta, attraverso la narrazione di una storia vera e materiali giornalistici, il fenomeno del sesso occasionale, talvolta mercificato, nel mondo dei ragazzini, anche all’interno delle scuole.

Nel 2020 esce per La Nave di Teseo il suo ultimo romanzo L’imperfezione delle madri, candidato al premio Estense, che ricostruisce una saga familiare attraverso le voci e lo sguardo delle donne di tre differenti generazioni.

“Guarire questa volta non si può, ma ci si può curare con i farmaci, nella speranza che si cronicizzi e io duri il più a lungo possibile. Combatto come sempre. Sono serena e ti abbraccio forte” aveva scritto in un messaggio al collega Carlo Picozza, come scrive su Repubblica.

“Appena sto un po’ meglio ci sentiamo spero di riuscire a vederti senza che arrivi fin qui”. Non ci siamo riusciti e sul tavolo ho ancora pronte per lei due copie di “Maladolescenza”, gli atti di un corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, dedicato a Desirée Mariottini e a Noemi Durini, altre due “ragazze con l’innocenza e la vita violate”, come disse Marida

Il suo impegno, la sua forza nel raccontare la gioventù incompresa, tradita, violentata, sono la sua eredità più importante e preziosa. Buon viaggio, Marida.

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