Carmen Consoli e la fecondazione assistita: “Mio figlio cresce sereno”

La cantante è tornata a parlare sul percorso che 8 anni fa le ha permesso di diventare mamma di Carlo Giuseppe

Carmen Consoli è tornata a parlare di un argomento che vive da anni in prima persona e per il quale ha affrontato un lungo percorso affinché diventasse realtà. Interpellata durante il podcast “Mama non Mama” del Corriere della Sera, la cantante ha raccontato la sua esperienza e di come la sua storia possa servire, insieme a quella di altre persone, da mattone su cui costruire un futuro fatto di meno burocrazia e più fatti.

Per diventare mamma, in passato la Consoli è dovuta volare fino a Londra per intraprendere una percorso medico durato due anni, che si è concluso con la scelta del donatore: otto anni fa è nato Carlo Giuseppe e di lui la cantante ha dichiarato che “sembra crescere sereno” con un’attitudine verso la musica e lo studio di uno strumento musicale: la batteria. La testimonianza della cantante sulla fecondazione assistita in quanto donna single è assolutamente positiva:

L’esperimento sembra essere riuscito […] io sono il test e insieme a me, credo Gianna. Tante altre persone in Italia che hanno fatto questo, e sono veramente tanti che hanno fatto ricorso a questo tipo di fecondazione, no?

Inevitabilmente il pensiero è andato all’attuale situazione legislativa in Italia, che non permette alle donne single di esaudire così facilmente il desiderio di diventare madri. Nel nostro Paese infatti:

Le tecniche di inseminazione artificiale sono ammesse solo per le coppie e per le coppie di sesso diverso.

Questo di conseguenza segna inesorabilmente la strada di chi vuole intraprendere un percorso del genere, portando fuori dai confini dell’Italia a fronte di spese economiche non indifferenti. Il sogno di diventare genitori in questo modo diventa complicato se non impossibile, considerando tutti i limiti rappresentati dai costi e dall’approcciarsi a una struttura clinica fuori dal proprio Paese.

La speranza dell’artista catanese, soprannominata “la cantantessa”, è che le cose possano cambiare anche da noi:

Qualcuno al governo italiano ci sta pensando di portare questa pratica anche qui da noi, no?

Perché il rischio della burocrazia italiana in tal senso, considerando che altrove è possibile ormai da diverso tempo, è quello di rimanere semplicemente indietro e di rappresentare soltanto un ostacolo per i propri cittadini.

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