Report chiude, i saluti finali di Sigfrido Ranucci: “Questa era la nostra ultima puntata”

Si chiude la prima parte della nuova stagione di "Report", la più difficile per Sigfrido Ranucci vittima di attentato appena prima del debutto di ottobre 2025

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Martina Dessì

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Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

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Si spengono i riflettori su uno dei programmi più seguiti, discussi e “processati” della televisione italiana. Con un messaggio tanto breve quanto perentorio, Sigfrido Ranucci ha messo il punto finale all’esperienza di Report nella serata dell’8 febbraio 2026. Un congedo che arriva quasi in sordina, senza lunghe celebrazioni, ma affidato a poche righe sui suoi canali social ufficiali: “Era la nostra ultima puntata. Grazie per averci seguito. Vi voglio bene. La replica in onda sabato alle 16.45 circa”.

Un’edizione tra inchieste e carte bollate

La chiusura del programma non arriva per un calo di interesse, ma dopo una stagione vissuta costantemente sul filo del rasoio e per lasciare spazio, comunque, a Presadiretta di Riccardo Iacona. Negli ultimi mesi, la redazione si è trovata a gestire una pressione esterna senza precedenti. Non sono stati solo i classici attacchi politici ad agitare le acque, ma soprattutto l’offensiva sistematica del Garante della Privacy.

Le ripetute contestazioni sull’uso dei dati e sulle modalità di raccolta delle informazioni hanno reso il lavoro dei giornalisti un campo minato burocratico. Per molti osservatori, la lente d’ingrandimento delle autorità sulla privacy è stata vissuta come un tentativo di silenziare un giornalismo che, per sua natura, non può prescindere dal trattamento della notizia con un certo metodo, nel rispetto della deontologia ma anche del diritto di cronaca. Sigfrido Ranucci, però, ha tenuto la barra dritta, rivendicando fino all’ultimo secondo il diritto-dovere di informare il pubblico su temi di interesse generale.

Lo spettro delle intimidazioni

Il dato di cronaca più inquietante rimane però quello legato alla sicurezza personale del conduttore. Questa stagione era partita sotto il segno di un grave attentato: un atto vandalico e intimidatorio che aveva pesantemente danneggiato le auto della famiglia di Ranucci proprio a ridosso del debutto. E che aveva attentato anche alla vita di sua figlia Michela, che era transitata accanto alle macchine non più di qualche minuto prima.

Nonostante la gravità del gesto, che ha chiaramente alzato il livello della tensione attorno alla trasmissione, Ranucci ha scelto la via più difficile ma necessaria: non abbandonare la sua trasmissione né la sua squadra. È andato in onda puntata dopo puntata, senza trasformarsi in martire ma continuando a martellare sui temi cari al programma: sprechi, corruzione e zone d’ombra del potere. La sua professionalità è rimasta intatta anche di fronte alla minaccia fisica, dimostrando una solidità che il pubblico ha premiato con ascolti sempre ottimi.

Cosa resta dopo l’ultimo saluto

Il “Vi voglio bene” finale è sembrato una liberazione e, al tempo stesso, la chiusura di un cerchio professionale durato anni in cui il pubblico che gli è sempre rimasto a fianco. Non si tratta comunque di un addio definitivo, perché Report dovrebbe tornare con una nuova serie di puntate che si concluderanno prima dell’estate com’è d’uso su Rai3, che ogni anno propone la staffetta con Presadiretta.

Per chi avesse perso l’atto finale, l’ultima occasione per incrociare lo sguardo di Ranucci nello storico studio sarà la replica di sabato alle 16,45. Il lavoro della redazione non si ferma e continua con altre inchieste, com’è nella tradizione di Report.