Tumore al polmone, i 100 medici “migliori” d’Italia. Dove trovarli

Arriva la settima edizione della guida per aiutare i pazienti a individuare gli specialisti più qualificati

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Per un paziente con tumore al polmone poter ricevere un secondo parere può essere importante, per poter orientare le scelte delle terapie. La diagnosi e i percorsi di cura, infatti, possono essere determinanti. Per aiutare chi si trova in questa condizione arriva la settima edizione della guida “I 100 Medici Eccellenti d’Italia”, uno strumento pensato proprio per individuare specialisti qualificati a cui richiedere un secondo parere medico. A mettere a punto l’elenco è Alcase Italia. Ecco come funziona.

L’elenco dei 100 migliori specialisti per il tumore al polmone

La selezione dei migliori medici nell’ambito del tumore al polmone è stata effettuata affidandosi a criteri scientifici, come le pubblicazioni su PubMed e h-index Scopus. La guida è intitolata “I 100 Medici Eccellenti d’Italia” ed è un’iniziativa promossa da Alcase Italia, organizzazione non profit attiva dal 1998 nel supporto ai malati di cancro al polmone e alle loro famiglie. Il progetto, infatti, è rivolto ai pazienti di questa specifica patologia e l’obiettivo è offrire un riferimento affidabile per diagnosi e terapie. L’iniziativa è arrivata alla settima edizione e mira proprio a fornire uno strumento di conferma di una diagnosi, a valutare in modo migliore possibili terapie alternative, consentendo di affrontare “il percorso di cura con maggiore consapevolezza”, come evidenzia l’ANSA.

Criteri di selezione dei professionisti non soggettivi

I medici i cui nominativi sono contenuti nell’elenco sono stati selezionati, quindi, sulla base di parametri scientifici e trasparenti. Come spiegato dall’associazione che ha curato la lista, non si vuole definire in modo assoluto chi sia il “migliore” medico, perché questo risulterebbe molto difficile, se non impossibile. Esistono, infatti, alcuni fattori che influenzano le scelte, come la capacità comunicativa, la relazione con il paziente o la sensibilità clinica, che possono dipendere dai soggetti coinvolti e dalla percezione individuale. Alcase, però, ha utilizzato indicatori bibliometrici verificabili.

Quali sono i parametri scientifici e misurabili

Gli elementi che hanno dettato le scelte, quindi, sono “basati sull’attività scientifica dei professionisti. Tra i parametri considerati ci sono: il numero di pubblicazioni presenti su PubMed e l’h-index rilevato tramite il database scientifico Scopus”, specifica l’associazione. “Questi dati vengono elaborati attraverso un sistema di normalizzazione e una formula matematica utilizzata anche in altri ambiti scientifici per ottenere lo Score Alcase, cioè il punteggio finale che consente di classificare gli specialisti”, come chiarisce ancora l’ANSA.

Non solo chirurghi

Nel determinare diagnosi e terapie, però, non concorrono solo gli specialisti tra oncologi polmonari e i chirurghi specializzati negli interventi toracici. Un ruolo fondamentale viene ricoperto anche da esperti come radiologi, pneumologi, radioterapisti, patologi. Nell’elenco dei migliori specialisti, quindi, figurano anche questi professionisti, che devono aver prodotto almeno 55 pubblicazioni scientifiche e dimostrare un’attività clinica e di ricerca recente.

Chi è stato escluso

L’elenco si propone di essere uno strumento aggiornato. Per questo motivo sono stati previsti non solo criteri di inclusione, ma anche di esclusione. Nello specifico non sono stati inseriti nella lista i professionisti che non hanno pubblicazioni scientifiche recenti ed esattamente successive al 1° gennaio 2022; che svolgono attività lavorativa principalmente all’estero, perché la guida deve essere utile ai pazienti che si trovano in Italia; che operano esclusivamente in ambito accademico, proprio perché l’obiettivo è poter fornire indicazioni su esperti da poter contattare e che operino in modo pratico e non solo di docenza; che risultino pensionati dal centro di cura principale, per lo stesso motivo.

L’esigenza di un aiuto concreto

L’iniziativa si inserisce nel contesto di attività concrete che Alcase promuove da oltre 25 anni. Oltre alla guida “I 100 Medici Eccellenti d’Italia”, infatti, l’associazione fornisce aggiornamenti sui progressi della medicina oncologica, su farmaci innovativi a disposizione dei pazienti e sull’importanza dei test genetici per individuare le mutazioni, che a loro volta possono far propendere gli specialisti per trattamenti specifici e personalizzati.

Quante diagnosi di tumore in Italia

Il tumore al polmone rappresenta una “una malattia che ogni anno in Italia uccide circa 34.000 persone”, come spiega l’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Per questo è importante una diagnosi precoce. “Uno screening oncologico per la diagnosi precoce consiste nell’esecuzione periodica di uno o più esami in grado di individuare precocemente un tumore o suoi precursori. È rivolto a persone apparentemente sane, che non presentano segni o sintomi che facciano temere la presenza di un tumore, ma che per età e altri fattori hanno un rischio più alto di svilupparlo rispetto alla media. In genere gli esami di screening permettono di diagnosticare precocemente la malattia. In alcuni casi, quando permettono di individuare lesioni precoci, possono anche contribuire a prevenire l’insorgenza del cancro. In generale aumentano le probabilità dei pazienti di esseri curati con successo, subendo interventi chirurgici meno demolitivi e sottoponendosi a terapie farmacologiche meno debilitanti”, spiega ancora l’AIRC.

I soggetti più a rischio

“Gli screening oncologici non sono diretti a tutti indiscriminatamente, ma alle persone che fanno parte della popolazione ‘ad alto rischio’”, spiega ancora l’AIRC che indica come “nel caso del tumore del polmone non c’è dubbio che il fattore di rischio più importante è il fumo di tabacco e che la diagnosi avviene assai raramente prima dei 50 anni. Per questo motivo i requisiti considerati per l’esame sono di essere o essere stati forti fumatori, di entrambi i sessi, con età superiore a 55 anni”.