La diagnosi può arrivare a molti anni di distanza. È quanto accaduto, per esempio, per Steve McQueen: che fosse ammalato di mesotelioma pleurico si è saputo, infatti, poco più di una decina di anni fa, mentre l’attore era scomparso nel 1979. Si tratta di un tumore associato all’esposizione all’amianto e per l’interprete di grandi pellicole come La grande fuga, Papillon, I magnifici sette e Bullitt. Si attribuisce la causa alla presenza di amianto nelle tute dei piloti automobilistici, utilizzate dallo stesso McQueen e di cui furono trovate tracce. In realtà ufficialmente fu operato di tumore allo stomaco. Ma sono molte le persone che sviluppano questa neoplasia ad anni di distanza dall’esposizione all’amianto (o asbesto), un insieme di minerali classificati come cancerogeni.
Da Steve McQueen a Doc – Nelle tue mani
Ora, però, la malattia è tornata sotto i riflettori per le parole pronunciate dall’oncologa Federica Grosso, responsabile della struttura “Mesotelioma e tumori rari” dell’ospedale di Santi Antonio e Biagio ad Alessandria, che ha deciso di smettere di guardare la popolarissima serie tv Doc – Nelle tue mani, perché in una puntata si sarebbe affermato che quel tipo di tumore si può guarire, mentre non sarebbe così. “Dà false speranze ai malati”, ha affermato a proposito di una patologia complessa.
Cos’è il mesotelioma
Il mesotelioma “è un tumore che ha origine dalle cellule del mesotelio, ovvero la membrana che riveste, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell’area che ricopre, il mesotelio assume nomi diversi: viene chiamato pleura nel torace, peritoneo nell’addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli. Nel mesotelio possono svilupparsi anche tumori benigni, come per esempio i tumori adenomatoidi e il mesotelioma cistico benigno, che in genere vengono rimossi chirurgicamente e non richiedono ulteriori trattamenti”: così l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro spiega di che tipo di malattia si tratta. Come chiarisce ancora l’Airc, “il 90% dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto, un materiale che è stato utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Poiché intercorrono di solito alcuni decenni tra l’esposizione all’amianto e l’eventuale insorgenza del mesotelioma, ci si attende che il picco del numero di diagnosi verrà raggiunto in questo decennio”.
Quanti casi all’anno in Italia
Il mesotelioma, nella forma maligna e dunque più pericolosa, è piuttosto raro: secondo il più recente rapporto sui tumori a cura di AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM e PASS, pubblicato nel 2025 con dati 2024, in Italia si stimano circa 1.779 nuove diagnosi, con prevalenza tra gli uomini (1.328 casi sono maschili, 451 sono femminili, pari rispettivamente a quasi l’1% e allo 0,3% di tutti i tumori diagnosticati). Trattandosi di una malattia professionale, è stato istituito per legge un Registro nazionale mesoteliomi (ReNaM) che consente un monitoraggio costante. Se ad essere a rischio sono soprattutto coloro che sono entrati in contatto con l’amianto sul posto di lavoro, ci sono casi di chi è rimasto esposto anche in ambienti non legati alla sede di lavoro, motivo per cui da anni sono state rimosse le coperture di amianto che in passato erano presenti, per esempio, in scuole o infrastrutture dei mezzi pubblici di trasporto, come le metropolitane. Anche “i familiari dei lavoratori esposti all’amianto sono a rischio, dal momento che le fibre di amianto si possono depositare sui vestiti ed essere trasportate dal posto di lavoro a casa: in tal caso si parla di esposizione passiva all’asbesto”, precisa l’Airc, che chiarisce: “Altri fattori di rischio meno comuni per il mesotelioma sono l’esposizione alle radiazioni ionizzanti o al diossido di torio, utilizzato fino al 1950 come mezzo di contrasto per le immagini radiografiche. Esistono infine rari casi di predisposizione familiare al mesotelioma da esposizione all’asbesto legate a mutazioni del gene BAP1”.
I sintomi
Il periodo di latenza tra l’esposizione e la comparsa dei sintomi del mesotelioma può essere molto lungo, anche 40/50 anni. I segnali della forma pleurica, “sono di tipo respiratorio: fiato corto (dispnea) e tosse. Possono essere presenti anche dolore nella parte bassa della schiena o a un lato del torace e sintomi più aspecifici, come debolezza muscolare. Dolore addominale, perdita di peso, nausea e vomito sono, invece, i sintomi più comuni in caso di mesotelioma peritoneale. Il volume dell’addome può aumentare a causa dell’accumulo di liquido nel peritoneo (ascite)”.
Il caso di Doc – Nelle tue mani
Alla luce di queste informazioni, il caso di Doc – Nelle tue mani fa discutere e, in particolare, ha spinto la dottoressa Gross a intervenire. In una intervista al quotidiano La Stampa, l’oncologa ha dichiarato: “È stato allucinante, ho spento la tv”. Una scelta seguita a una puntata della serie tv nella quale si racconta che ad Agnese Tiberi, interpretata dall’attrice Sara Lazzaro, 12 anni prima è stato diagnosticato un mesotelioma al primo stadio e che dopo una cura sperimentale negli Stati Uniti era guarita. Il problema, come chiarito da Grosso, è che all’epoca della fiction non esisteva (e non esiste) una cura: “Si fa apparire l’America come l’unica chance, ma l’Europa e l’Italia si sono sempre difese bene nelle innovazioni terapeutiche e le sperimentazioni le abbiamo anche qui”. Il punto, quindi, è che per l’oncologa si rischia di dare informazioni errate o false illusioni. “È sbagliato – ha specificato – parlare di stadi del mesotelioma, come qualsiasi altro tumore. La sua aggressività dipende dall’istologia: li classifichiamo in epitelioide, sarcomatoide e bifasico”. Ma soprattutto, la dottoressa non parla mai di “guarigione”, bensì di cure: “Fino a vent’anni fa era impensabile, il mesotelioma era un male incurabile. Non più: i pazienti vivono più a lungo e meglio grazie alla cura dei sintomi”. Si tratta di terapie che possono prevedere la chemio o anche l’immunoterapia, approvata dall’Aifa nel 2022.