La “faccia da ferro basso” virale su Tik Tok, i sintomi e cosa c’è di vero dietro al trend

Un pallore marcato, le occhiaie e le borse, ma anche la perdita di capelli prolungata potrebbero essere “spie”, ma mai una vera diagnosi

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Dimmi che faccia hai e ti dirò di che carenza soffri. Compresa quella del ferro, che porterebbe ad avere segni evidenti sul viso. È per questo che sui social impazza l’hashtag #ferritineface a indicare chi ha pallore, colorito pallido, pelle opaca, ma anche occhiaie e borse sotto gli occhi. Se a questi campanelli d’allarme si aggiunge, poi, una sensazione di stanchezza duratura, ecco che il “verdetto social” non lascia scampo: si è in presenza di livelli bassi di ferritina.

Cos’è la “ferritine face” che impazza sui social

Dopo la “faccia da cortisolo” e mentre si fa largo anche la “faccia da Ozempic”, ecco che non perde appeal neppure il trend social, in particolare su TikTok, che spinge a cercare i segni della mancanza di ferro, semplicemente osservandosi allo specchio, come se le analisi del sangue fossero un esame superfluo. A differenza di quanto accade quando si ha il cortisolo alto, indice di stress, chi non assume quantitativi sufficienti di ferro, ossia la proteina che permette di accumulare riserve sufficienti del minerale. Le conseguenze di questa condizione, però, hanno anche degli effetti a livello di benessere, perché portano a sentirsi spesso stanchi.

A cosa serve il ferro

Il prezioso minerale, infatti, è un nutriente indispensabile al corpo umano per poter produrre globuli rossi, così come per garantire la regolarità del ciclo nelle donne, o per favorire la crescita dei capelli e mantenere un adeguato tono dell’umore. Come ha spiegato a Vogue US Yelena Ginzburg, docente di ematologia e oncologia medica presso la Icahn School of Medicine del Mount Sinai Hospital di New York, la ferritina agisce come una sorta di “Tupperware intracellulare”: “Quando il corpo ha bisogno di immagazzinare più ferro, produce una quantità maggiore di ferritina”. È proprio misurando il quantitativo di ferritina nel sangue, con un semplice prelievo, che i medici possono valutare se si è in carenza. Ma può un selfie postato sui social arrivare una “diagnosi” analoga, semplicemente invitando a cercare i segnali dei bassi quantitativi dal colore dell’incarnato?

Un selfie non dà una diagnosi

Naturalmente la risposta è “no”. L’osservazione di alcuni parametri, anche estetici, può in qualche modo essere una potenziale “spia”, ma non garantisce che i segni sul viso siano reali indicatori affidabili. L’unico merito è che ha rivolto l’attenzione degli utenti ad alcuni aspetti che dermatologi conoscono bene, cioè il fatto che alcune carenze nutrizionali possono causare conseguenze anche a pelle, capelli e unghie. L’obiettivo del guardarsi o farsi guardare da un esperto, però, “è capire se i sintomi sono effettivamente provocati da una carenza di ferro, quando questa è presente, oppure se hanno un’altra origine, nel caso in cui la predetta carenza non ci sia”, sottolinea Ginzburg, secondo la quale è indispensabile che a stabilirlo sia un medico.

Cos’è la ferritina

Come chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità, “Il ferro introdotto con la dieta è trasportato all’interno dell’organismo da una proteina, la trasferrina, ed è accumulato nel fegato sotto forma di ferritina, una proteina di deposito. Quando una persona ha una mancanza di ferro, il corpo utilizza in maniera automatica le riserve mantenendo così, finché esse non si esauriscono, livelli normali del minerale nel sangue. Per controllare se c’è una carenza di ferro è, quindi, necessario misurare sia il contenuto di ferro che di ferritina. Il corpo umano ha bisogno di circa 10-12 milligrammi (mg) di ferro al giorno, valore che, in determinate condizioni, può aumentare fino a 20 mg. In particolare, possono essere a rischio di carenza di ferro nel sangue (anemia sideropenica) le donne in età fertile, gli sportivi e le persone colpite da disturbi intestinali da malassorbimento o da intolleranze alimentari.

I valori corretti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei soggetti adulti considerati sani un quantitativo di ferritina inferiore a 15 µg/L indica carenza di ferro. Secondo altre linee guida, però, il parametro di riferimento sotto il quale non scendere è più alto: 30 µg/L. Tra le variabili che vanno tenute in considerazione, però, ci sono anche situazioni temporanee, come una infiammazione a carico di qualche organo: in questi casi, infatti, la ferritina può aumentare indipendentemente dalle riserve di ferro. Ricorrere agli integratori, quindi, potrebbe risultare non solo non vantaggioso, ma persino potenzialmente rischioso.

Attenzione a non scegliersi una cura da soli

Come ricordano gli esperti, una perdita di capelli persistente o un cambiamento dell’incarnato possono anche essere il riflesso di ciò accadendo all’interno dell’organismo: sono un’analisi medica seria, quindi, consente di individuare il trattamento corretto. Ad esempio, alcune variazioni nel viso, come un pallore o la presenza di occhiaie, possono anche essere dovute a oscillazioni ormonali o a una patologia della tiroide. Decidere per una supplementazione senza aver consultato un medico o uno specialista, quindi, può causare effetti indesiderati. Se il professionista dovesse confermare, dopo una visita o accertamenti, una carenza di ferro è possibile che prima di prescrivere una supplementazione verifichi se la dieta è equilibrata e sufficiente all’apporto di ferro.

Gli alimenti più ricchi di ferro

È ancora l’ISS a indicare che “Gli alimenti di origine animale che contengono una maggior quantità di ferro in forma eme, quindi più facilmente assimilabile, sono: fegato e le frattaglie, carni, in particolare quella di tacchino, pesce, tuorlo d’uovo”. “Gli alimenti di origine vegetale più ricchi di ferro non-eme sono, invece, legumi, funghi secchi, frutta secca (ad es. le albicocche secche), cereali integrali (ad es. il riso), farina di soia, verdure a foglia verde scuro (ad es. il crescione e il cavolo riccio)”.