Donna morta per una puntura di ragno violino, i rischi, la diffusione, le cure

La 39enne si è recata più volte in ospedali diversi, ma nessuno ha saputo individuare la causa dei sui dolori a una gamba

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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L’agonia di Sabrina Gigliotti è durata 40 giorni, ma il dolore dei familiari continua: la donna, 39 anni di Ostia, è morta per quella che appare a tutti gli effetti una puntura di ragno violino, non riconosciuta dai medici degli ospedali ai quali si è rivolta ripetutamente dopo che le si era prima gonfiata una gamba, poi aveva iniziato ad accusare dolori sempre più lancinanti, anche all’addome. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e l’autopsia, disposta dal magistrato, potrà accertare le cause esatte del decesso. L’ipotesi, però, è che sia stato fatale il morso del ragno violino, presente in Italia e che già in passato aveva causato decessi.

Dal presunto morso del ragno violino al peggioramento

Tutto è iniziato quando la donna, originaria di Ostia e madre di due bambini, si è accorta di una puntura sospetta “all’altezza della coscia destra”. Per questo, a metà settembre, si è rivolta al pronto soccorso dell’ospedale Grassi della sua città, dove i sanitari le hanno prescritto una terapia antibiotica. Il dolore alla gamba, però, non solo non è passato, ma il gonfiore è aumentato tanto da spingere la 39enne a recarsi all’ospedale Celio a Roma: in questo caso le sono state eseguite alcune medicazioni, senza però procedere con ulteriori esami per accertare le cause del problema. “Nonostante le medicazioni mia sorella sembrava peggiorare, iniziando ad accusare dolori lombari, alle articolazioni inferiori, bruciore alla pancia e alla schiena” ha riferito il fratello di Gigliotti, nel presentare denuncia ora che la sorella è morta, dopo che “non riusciva neppure a respirare per la forte tosse”. Tra il 18 e il 20 ottobre, infatti, la donna è ha iniziato a faticare a camminare: per tornare in ospedale nuovamente, dunque, ha dovuto fare ricorso alle stampelle.

L’aggravamento, il ricovero e la morte

Al Grassi, dove la vittima era tornata per la seconda volta dopo le medicazioni al Celio, i medici hanno dovuto constatare un aggravamento della situazione, parlando di “situazione molto critica in quanto Sabrina aveva un’infezione nel sangue” e “doveva essere intubata”. Trasferita allo Spallanzani, la direttrice del reparto di Malattie infettive ha dovuto riferire ai familiari che “la situazione era gravissima in quanto Sabrina aveva un polmone compromesso con una parte in necrosi, problemi al cuore, che era quasi fermo”. La situazione è precipitata quando, il 21 ottobre, la donna è stata trasferita nuovamente e questa volta al San Camillo, dove i sanitari hanno stabilito che “l’infezione era dovuta a un virus che ha rilasciato una tossina” e che “non c’era più nulla da fare”. Dopo quattro giorni la Gigliotti è deceduta, in ospedale, e ora la famiglia ha presentato una denuncia chiedendo ufficialmente che si chiarisca quale sia stata la causa della morte, attribuita al morso di un ragno violino. L’autopsia potrà fare luce, ma il quadro complessivo sembra compatibile con l’ipotesi del decesso.

Come si riconosce il morso di ragno violino

Come spiegano gli esperti dell’Ospedale Niguarda, “Il morso del Loxosceles rufescens Il nome scientifico dell’insetto, Nrd) inocula un veleno citotossico che provoca la sofferenza delle cellule con cui entra in contatto, causando quindi un danno locale ai tessuti. Non agisce sul sistema nervoso e non provoca sintomi sistemici come spasmi muscolari, tachicardia, difficoltà respiratorie o malessere tale da necessitare di un ricovero ospedaliero. Nonostante i principali sintomi siano soltanto cutanei, è difficile descrivere una sintomatologia tipica per il morso di ragno violino”, chiarisce il portale, affidandosi alle indicazioni dei Centri Antiveleni italiani, in collaborazione con gli specialisti dell’Associazione Italiana di Aracnologia e Natalia Mochi, specialista dermatologa.

Gli effetti della puntura

Gli effetti della puntura possono essere molto differenti tra loro e la gravità delle conseguenze dipende anche dalle condizioni di salute iniziali della persona morsa, insieme al “fatto che spesso il ragno non viene visto mordere e quindi non si possono escludere altre cause. Ecco il motivo per cui non è possibile prevedere con certezza la gravità della lesione che si svilupperà a seguito di un morso”. Tutti gli esperti concordano sul fatto che il morso del ragno violino in genere non è immediatamente doloroso. È solo in un secondo momento che spesso compaiono campanelli d’allarme come: bruciore, prurito, dolore crescente e talvolta formicolio. Con il passare dei giorni la lesione evolve e può assumere le sembianze di una tumefazione scura, eritematosa, dolorosa e dura al tatto.

Quando occorre preoccuparsi

Non sempre la puntura del ragno violino è pericolosa, ma occorre preoccuparsi quando, invece che migliorare, la tumefazione si allarga perché, oltre al veleno, il pericolo può derivare a batteri anaerobi, cioè in grado di sopravvivere anche senza ossigeno, in grado di causa infezioni anche severe come la fascite necrotizzante. In questo caso sono coinvolti gli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei e si rischia di andare incontro a necrosi e shock settico, con il decesso.

Le cure e le precauzioni

In caso di sospetto, i dermatologi consigliano di non affidarsi al fai-da-te, mettendo creme o pomate da banco, specie se cortisoniche o antistaminiche, perché potrebbero “coprire” o ridurre i sintomi senza risolvere il problema. Rivolgendosi ai centri medici, invece, è possibile individuare il morso ed eventualmente procedere con il trattamento che in genere prevede la pulizia della ferita, l’applicazione di ghiaccio avvolto in un panno, una possibile somministrazione di antidolorifici e la profilassi antitetanica. Nella maggior parte dei casi si guarisce senza complicanze. Gli antibiotici possono servire solo nel caso in cui la lesione si infetti. In determinati casi si può valutare la rimozione chirurgica della necrosi, ma solo se l’area è ben delimitata. Nell’eventualità di reazione allergica si procede anche con il trattamento previsto per lo shock anafilattico.